Sussidi non dovuti a decine di agricoltori che avrebbero presentato pratiche ingannevoli per ottenere i contributi dell’Unione europea, ad assisterli due presunti gruppi criminali individuati dalla Procura europea (EPPO) di Palermo
Nel perimetro silenzioso della campagna siciliana si è consumato per anni uno dei saccheggi più redditizi e sistematici ai danni dell’Unione Europea. A smantellarne la struttura non è stata la solita indagine di routine, ma un’azione a raggio battente firmata dai procuratori europei delegati della sede di Palermo dell’EPPO, l’European Public Prosecutor’s Office. Il bilancio giudiziario dell’operazione traccia i contorni di un meccanismo consolidato: sei misure cautelari executed tra arresti e divieti temporanei, tredici persone iscritte nel registro degli indagati e un sequestro preventivo volto a congelare asset per centinaia di migliaia di euro finanziati indebitamente con i soldi della Politica Agricola Comune.
Un’inchiesta che spalanca una finestra sulle trasformazioni della criminalità economica di territorio: la sparizione delle violenze di strada a favore di una gestione contabile, pulita e burocratica del crimine finanziario, dove il pascolo non si misura sui capi di bestiame reali, ma sulle carte bollate esibite agli sportelli degli enti pagatori.
Il colletto bianco e il pascolo fantasma: come funzionava la frode
Il centro gravitazionale dell’inchiesta risiede nella pervasiva manipolazione delle procedure di erogazione dei contributi PAC, i finanziamenti che Bruxelles stanzia ogni anno per sostenere le aziende agricole autentiche e preservare i territori rurali. Per intercettare queste somme senza possedere i requisiti minimi, la rete smantellata dall’EPPO di Palermo ha messo in piedi un’infrastruttura d’inganno basata sul controllo formale della terra.
I soggetti coinvolti acquistavano la disponibilità fittizia di enormi estensioni di terreno, spesso particelle catastali sconfinate o fondi demaniali. Attraverso la complicità determinante di tecnici compiacenti e centri di assistenza agricola, venivano confezionati contratti di affitto falsi o del tutto inesistenti. In altri casi, i titolari formali dei terreni erano del tutto ignari che la propria proprietà fosse stata inserita nelle domande d’aiuto presentate all’AGEA, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura. Con questo schema di carte e timbri, l’organizzazione generava titoli di possesso validi solo sulla carta, sufficienti però a superare i primi controlli informatici e ad incassare i premi comunitari annui.
La regia dell’EPPO e la svolta nei controlli transnazionali
L’inchiesta condotta dai giudici palermitani della Procura Europea segna una cesura netta nei metodi di contrasto alle frodi comunitarie. Fino a poco tempo fa, le truffe sui fondi agricoli soffrivano della frammentazione delle competenze territoriali e dei tempi lunghi di trasmissione delle notizie di reato tra forze di polizia e autorità centrali. Con l’operatività diretta dell’EPPO sul suolo italiano, il flusso investigativo ha subito un’accelerazione decisiva.
I magistrati europei, avvalendosi della collaborazione operativa specializzata dell’Arma dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare e della Guardia di Finanza, hanno tracciato la rotta dei denari comunitari attraverso analisi bancarie mirate, incroci di banche dati satellitari e verifiche sul campo. La forza dell’ufficio requirente guidato da Laura Codruța Kövesi risiede proprio nella capacità di seguire il flusso d’incasso dai bilanci di Bruxelles fino ai conti correnti personali dei prestanome nel palermitano, applicando il sequestro preventivo per equivalente con l’obiettivo prioritario di recuperare per intero la refurtiva economica sottratta alla collettività.
Tredici indagati: la mappa delle responsabilità
Su richiesta della Procura europea (EPPO) di Palermo, i militari della Sezione Frodi UE del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Roma hanno eseguito in data odierna 10 misure cautelari nei confronti di 10 individui residenti nelle province di Messina, Enna e Caltanissetta rispetto ai 13 indagati. Sei di questi sono finiti in carcere. I provvedimenti sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari descrive un’organizzazione dove ciascun elemento copriva un ruolo rigorosamente codificato. Tra i sei destinatari figurano imprenditori agricoli di facciata, ma soprattutto intermediari legali e professionisti del settore, la cui consulenza si è rivelata indispensabile per eludere gli alert di sicurezza dei portali istituzionali.
Le accuse contestate a vario titolo agli indagati spaziano dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, fino all’impiego di denaro di provenienza illecita. Il quadro probatorio ha evidenziato come gli indagati avessero creato una fitta rete di aziende agricole fantasma, aperte e chiuse nel giro di poche stagioni contabili per ostacolare i controlli ex post dell’amministrazione finanziaria e svuotare le casse sociali prima di qualsiasi accertamento.
L’indagine ha inoltre portato all’emissione di provvedimenti sequestrali e ad altre misure finanziarie per un totale di 927.000 euro, inclusi provvedimenti per il sequestro di beni di valore equivalente.
Il danno sistemico e le risorse sottratte all’agricoltura reale
Il valore di questa inchiesta va ben oltre il singolo dato giudiziario o l’importo totale dei beni sottoposti a vincolo cautelare. Le truffe al bilancio dell’Unione Europea in ambito agricolo provocano un impoverimento diretto del tessuto economico locale. Ogni euro intercettato da organizzazioni opache o consorzi fraudolenti è un euro sottratto agli agricoltori onesti, ai giovani che tentano di avviare un’attività produttiva nei territori interni della Sicilia o agli imprenditori che convertono le produzioni verso la sostenibilità biologica.
Inoltre, il mercato dei terreni agricoli ne risulta gravemente alterato: la corsa alla documentazione per richiedere i contributi PAC gonfia artificialmente i prezzi di affitto delle particelle catastali, tagliando fuori gli operatori reali che non possono competere con i margini assicurati dalla truffa pura. L’intervento dell’EPPO a Palermo si attesta dunque come un’operazione di ripristino della legalità economica e della libera concorrenza nel settore primario dell’isola.
Roberto Greco