Ecco cosa sono i «Riot», il fenomeno sociale che investe Milano e che non ha una traduzione in italiano

I disordini avvenuti a Milano contro il carovita hanno avuto una fonte di ispirazione vicina nel tempo: le proteste studentesche cominciate in Francia all’inizio di ottobre

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I riot sono fenomeni sociali complessi. In italiano erroneamente si usa il termine  «rivolta» o «guerriglia urbana» che non inquadra perfettamente il significato di riot, utilizzato da decenni proprio per descrivere rivolte spontanee e poco organizzate. Infatti in Italia non siamo abituati a episodi come quelli che si sono verificati a Milano nei weekend. I giovani che hanno saccheggiato i negozi e  si sono scontrati con la polizia hanno delle caratteristiche comuni. Sono giovanissimi, in gran parte minorenni, sono di origine italiana o italiani di seconda generazione o terza, cioè nati in famiglie di origine straniera.

Ragazzi che hanno agito in modo improvviso, con l’intento di protestare contro il carovita e la scuola, che non hanno appartenenza politiche nel senso tradizionale  e hanno agito in maniera improvvisata, “reclutandosi” attraverso i social o canali Telegram. Tutto senza un vero coordinamento. Hanno lanciato bombe carta e bottiglie contro le forze dell’ordine e approfittato dei momenti in cui la polizia era lontana per rompere cose e portare via merce dai negozi.

Ecco, sollevazioni del genere vengono inquadrate in lingua anglosassone con il termine «riot». Vicini a questo concetto, in italiano, possiamo usare i termini «tumulto» e «sommossa», termini però che non sono usati in ambito accademico.

I riot appunto sono fenomeni complessi e riconducibili a fattori diversi: disagio economico e sociale, marginalità, rabbia politica, sfiducia nel futuro, desiderio di caos e violenza, senso di impunità. Alla base c’è il desiderio di essere ascoltati o più semplicemente visti dal resto della società.

I bersagli, durante i riot, sono negozi, uffici pubblici e luoghi istituzionali nei centri cittadini, cioè spazi da cui il più delle volte il giovane è escluso. Da qui il riot diventa l’occasione per accedervi con forza.

La nascita del termine riot

Il termine è nato e si è affermato nella seconda metà degli anni Sessanta, contestualmente alle rivolte contro la polizia che si sono verificate nei quartieri afroamericani di alcune città statunitensi. Il riot più noto tra questi è quello a Watts, un quartiere che si trova nella parte meridionale di Los Angeles, avvenuto nell’agosto del 1965, che si è concluso dopo sei giorni, causando 34 morti e un migliaio di feriti.

Più recenti invece in Europa sono stati i riot di Londra nel 2011, causati dalla morte di Mark Duggan, un giovane nero di 29 anni ucciso dalla polizia.

I disordini avvenuti a Milano hanno avuto una fonte di ispirazione vicina nel tempo: le proteste studentesche cominciate in Francia all’inizio di ottobre, che sono iniziate pacificamente per poi trasformarsi progressivamente in proteste più violente, non solo con scontri tra polizia e manifestanti ma anche con casi di devastazioni e vandalismo contro uffici pubblici, mezzi pubblici, scuole, negozi e arredi urbani.

Serena Marotta