Storia del teatro in Sicilia: dai greci all’Opera dei Pupi, passando da Pirandello, il siciliano che rivoluzionò il teatro europeo

Dalle tragedie greche rappresentate a Siracusa alle forme popolari dell'Opera dei Pupi, dalle innovazioni di Pirandello al teatro contemporaneo, ogni epoca ha lasciato un contributo originale nella storia del teatro siciliano

0
69
teatro
© Giacome Cuticchio/UNESCO
Reading Time: 3 minutes

La storia del teatro in Sicilia è un percorso che viaggia oramai da più di duemila anni e racconta l’evoluzione culturale di un’isola che da sempre è stata caratterizzata dall’incontro tra popoli e tradizioni. Dalle tragedie greche rappresentate a Siracusa alle forme popolari dell’Opera dei Pupi, dalle innovazioni di Pirandello al teatro contemporaneo, ogni epoca ha lasciato un contributo originale.

Il teatro in Sicilia nasce con la presenza dei Greci e si sviluppa a partire dal V secolo a.C. I teatri, costruiti spesso sfruttando la conformazione naturale delle colline, diventano luoghi fondamentali non soltanto per l’intrattenimento, ma anche per la vita culturale e sociale. Nell’antica Grecia, il teatro nasce principalmente in occasione delle feste religiose dedicate a Dioniso, Dio del vino e della fertilità. Le rappresentazioni teatrali diventano così momenti di partecipazione collettiva.

Il primo teatro che nasce in Sicilia è quello di Siracusa. Poi, a seguire, quelli di Taormina, Segesta, Catania  e infine Tindari ed Eraclea Minoa. Qui vengono rappresentate opere scritte da grandi poeti: Eschilo, Sofocle ed Euripide, autori di tragedie, e Aristofane, che scrisse commedie. Agli spettacoli partecipa il popolo pagando un biglietto d’ingresso, mentre gli spettacoli vengono allestiti a spese dello stato e dei cittadini più ricchi. Gli spettatori prendevano posto sulle gradinate e gli spettacoli si svolgevano durante le ore del giorno. Durante le rappresentazioni venivano presentate opere di due autori. Tra queste, al termine delle rappresentazioni, il pubblico sceglieva l’autore vincitore che veniva solennemente proclamato.

L’epoca romana in Sicilia

Nel III secolo a.C., con la conquista romana dell’Isola, anche il panorama degli spettacoli cambia gradualmente. I Romani conservano molti degli edifici teatrali e li riadattano alle proprie esigenze, sviluppando altre forme di intrattenimento, quali commedie, spettacoli musicali e altre esibizioni pubbliche.

Il teatro assume caratteristiche differenti durante il Medioevo. Si diffondono così forme di spettacolo connesse alla religione cristiana. Le celebrazioni liturgiche, le rappresentazioni della Passione di Cristo e le scene dedicate alla vita dei santi contribuiscono a mantenere viva la dimensione teatrale nella società. Nelle piazze e durante le feste popolari, parallelamente,  si sviluppano forme di spettacolo basate sulla musica, sul racconto orale, sulla comicità e sulla partecipazione della comunità. Queste manifestazioni, spesso tramandate oralmente, contribuiscono alla formazione di una cultura dello spettacolo profondamente legata alla vita quotidiana dei siciliani.

Il teatro dei Pupi

Nasce l‘Opera dei Pupi, che  si sviluppa soprattutto nel XIX secolo. Si tratta di un teatro di marionette (i pupi) che mette in scena le avventure dei paladini di Carlo Magno, ispirate a poemi cavallereschi e a racconti epici medievali. Tra combattimenti, duelli, amori e tradimenti, i pupari raccontano storie capaci di coinvolgere il pubblico di ogni età.

L’Opera dei Pupi si diffonde soprattutto a Palermo e Catania, assumendo caratteristiche sceniche e stilistiche differenti. Nel 2001 viene infine proclamata dall‘UNESCO come capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Nel 2008 viene iscritta nell’elenco rappresentativo, del patrimonio culturale immateriale.

Il teatro siciliano tra Ottocento e Novecento

Tra l’Ottocento e il Novecento grazie ad alcuni autori che seppero raccontare la società dell’isola, il teatro siciliano conosce  una stagione particolarmente significativa. Come lo è, appunto, l’opera di Luigi Pirandello, nato ad Agrigento nel 1867, che con le sue opere dedicate all’identità, alla verità, alla maschera sociale e alla complessità della personalità umana, rompe gli schemi del tratro tardizionale. Con i drammi  “Sei personaggi in cerca d’autore” e con il suo “Enrico IV” Pirandello rivoluziona il teatro a livello europeo, arrivando a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1934.

Un altro autore significativo, accanto a Pirandello, è Nino Martoglio, scrittore, giornalista e drammaturgo catanese che contribuisce allo sviluppo del teatro dialettale siciliano, rappresentando personaggi popolari, ambienti cittadini e situazioni quotidiane e evidenziando i problemi sociali, l’ipocrisia e le contraddizioni della società di quel tempo.

Franco Scaldati e il Teatro Contemporaneo

È nella seconda metà del Novecento che figure come Perriera, Licata, Scaldati e in seguito Emma Dante, grazie ai teatri stabili di Palermo e Catania, ridefiniscono il linguaggio drammatico e corporeo contemporaneo.

Oggi il teatro conserva il suo ruolo di strumento di riflessione e denuncia civile e sociale. Perché il teatro non mette in scena solo il passato ma diventa esso stesso una realtà viva, in grado di conservare la memoria storica, di trasformarla perpetuandola e quindi rinnovarsi.

Serena Marotta