Oggi, 29 settembre, ricorre una giornata internazionale su un tema di particolare importanza, su cui vale la pena soffermarsi a riflettere. È la Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness of Food Loss and Waste), istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2019 con la Risoluzione A/RES/74/209. Si tratta di un’occasione per riflettere su un tema che riguarda da vicino le nostre abitudini quotidiane e che ha implicazioni ambientali, sociali ed economiche molto più ampie di quanto spesso immaginiamo.
La ricorrenza nasce con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’enorme quantità di cibo che viene persa o sprecata lungo l’intera filiera, dalla produzione agricola fino al consumo domestico, e di promuovere un maggiore impegno da parte di governi, imprese, organizzazioni e cittadini. La Giornata è strettamente collegata all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e, in particolare, all’Obiettivo 12 – Consumo e produzione responsabili. Il Target 12.3 prevede, entro il 2030, di dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite a livello di vendita al dettaglio e consumo e di ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e approvvigionamento.
I dati diffusi nel 2026 dall’Osservatorio Waste Watcher International, nell’ambito della campagna Spreco Zero, mostrano un segnale incoraggiante. Lo spreco alimentare domestico in Italia è sceso a 493,7 grammi pro capite alla settimana, passando per la prima volta sotto la soglia dei 500 grammi. Nel 2025 il valore era pari a 555,8 grammi, con una diminuzione dell’11,17% in un anno.Il dato avvicina l’Italia al traguardo indicato per il 2030, pari a circa 369,7 grammi pro capite alla settimana. La distanza dall’obiettivo rimane quindi di circa 124 grammi settimanali per persona.
Il dato è positivo, ma sarà necessario verificare nei prossimi anni che questa riduzione diventi una tendenza strutturale e non un miglioramento temporaneo.
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Un problema ancora globale
Nonostante i progressi registrati in alcuni Paesi, la dimensione globale del fenomeno rimane enorme. Secondo l’UNEP Food Waste Index Report 2024, nel 2022 sono state sprecate circa 1,05 miliardi di tonnellate di alimenti, equivalenti a circa 132 kg per persona all’anno e al 19% del cibo disponibile ai consumatori nelle fasi di vendita al dettaglio, ristorazione e consumo domestico. La maggior parte dello spreco si genera proprio nelle abitazioni: circa il 60% del food waste globale è attribuito alle famiglie. Il 28% è riconducibile alla ristorazione e ai servizi alimentari, mentre circa il 12% riguarda la distribuzione commerciale. A questi dati si aggiungono le perdite che avvengono prima che gli alimenti raggiungano il consumatore. La FAO stima infatti che circa il 13,2% del cibo venga perso dopo la raccolta e prima della fase di vendita al dettaglio. È importante distinguere tra food loss, ossia le perdite che si verificano prevalentemente nelle fasi di produzione, post-raccolta, stoccaggio, trasformazione e distribuzione prima del retail, e food waste, che riguarda soprattutto la vendita al dettaglio, la ristorazione e i consumatori finali. Ogni alimento non consumato porta con sé anche lo spreco dell’acqua, del suolo, dell’energia, delle materie prime e del lavoro utilizzati per produrlo, trasformarlo, conservarlo e trasportarlo. Secondo FAO e UNEP, le perdite e gli sprechi alimentari contribuiscono complessivamente a circa l’8–10% delle emissioni globali di gas serra. Ridurre lo spreco alimentare rappresenta quindi un’azione concreta per contribuire contemporaneamente alla lotta al cambiamento climatico, alla tutela delle risorse naturali, alla sicurezza alimentare e alla transizione verso modelli di produzione e consumo più sostenibili.
Palermo: recuperare le eccedenze per trasformare lo spreco in risorsa
Anche Palermo sta sviluppando iniziative concrete per contrastare lo spreco alimentare, collegando la prevenzione delle eccedenze alla solidarietà sociale e all’economia circolare. Una delle esperienze più significative è rappresentata dal Reddito Alimentare, iniziativa nazionale che vede Palermo tra le città coinvolte nella sperimentazione insieme a Firenze, Genova e Napoli. Il principio alla base del progetto è semplice ma molto rilevante: recuperare alimenti ancora perfettamente consumabili che, per ragioni commerciali, logistiche o legate alla gestione delle scorte, rischierebbero di non essere venduti e redistribuirli alle persone in condizioni di difficoltà economica.
Possono rientrare nel circuito di recupero, ad esempio:
- prodotti invenduti;
- alimenti prossimi alla scadenza;
- eccedenze derivanti da campagne promozionali;
- prodotti con imperfezioni dell’imballaggio secondario che non ne compromettono sicurezza e qualità;
- eccedenze dovute a errori nella programmazione o nella gestione delle scorte.
Il progetto interviene quindi prima che l’eccedenza diventi rifiuto, organizzando attività di recupero, trasporto, stoccaggio, confezionamento e redistribuzione attraverso la collaborazione tra istituzioni, operatori del settore alimentare ed Enti del Terzo Settore. Nel 2025 il progetto è entrato nella fase operativa, coinvolgendo il Comune, operatori del settore alimentare e organizzazioni del Terzo Settore. Nel 2026 il Comune di Palermo ha inoltre riaperto l’avviso pubblico per ampliare la rete di operatori alimentari e organizzazioni interessate a partecipare al progetto. Il valore dell’iniziativa è duplice. Da un lato permette di sostenere persone e famiglie in condizioni di vulnerabilità; dall’altro contribuisce a ridurre gli impatti ambientali associati alla produzione di alimenti che rischierebbero di non essere consumati.
Dal 29 settembre alle azioni quotidiane
La Giornata internazionale del 29 settembre rappresenta un’importante occasione per richiamare l’attenzione su un tema che coinvolge direttamente cittadini, imprese, istituzioni e sistema della distribuzione: la necessità di ridurre lo spreco alimentare lungo l’intera filiera. Accanto alle politiche di prevenzione, recupero e redistribuzione delle eccedenze, è fondamentale rafforzare le attività di informazione, educazione e sensibilizzazione, attraverso campagne pubbliche, mezzi di comunicazione, scuole, associazioni e iniziative territoriali. Una parte significativa dello spreco nasce infatti anche dai comportamenti quotidiani dei consumatori e può essere contrastata attraverso una maggiore consapevolezza nelle scelte di acquisto, conservazione e consumo degli alimenti. Le esperienze sviluppate a livello locale, come il Reddito Alimentare a Palermo, dimostrano come gli obiettivi internazionali possano tradursi in strumenti concreti capaci di coniugare prevenzione dei rifiuti, economia circolare, inclusione sociale e sostegno alle persone in condizioni di fragilità. La sfida verso il 2030 sarà quindi duplice: da un lato consolidare e ampliare le misure strutturali di contrasto allo spreco, dall’altro promuovere una cultura più responsabile del consumo. In questo percorso, il coinvolgimento diretto dei cittadini assume un ruolo centrale. Ridurre lo spreco alimentare significa non soltanto migliorare l’efficienza del sistema alimentare, ma anche rafforzare la responsabilità collettiva nell’uso delle risorse, trasformando le buone pratiche quotidiane in una componente stabile delle politiche di sostenibilità.
Maria Antonella Cigno