La morte di Nicola Calipari e il mistero del “fuoco amico” a Baghdad
Una pioggia battente, il fango delle strade irachene e una luce improvvisa che squarcia il buio. Quella che doveva essere la conclusione trionfale di un’operazione di intelligence si è trasformata, in pochi secondi, in un dramma nazionale che ancora oggi, a distanza di anni, proietta ombre lunghe sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.
La missione: il salvataggio di Giuliana Sgrena
Tutto inizia con il rapimento diGiuliana Sgrena, inviata deIl Manifesto, prelevata a Baghdad un mese prima. Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI (servizio segreto militare italiano) e mediatore di straordinaria esperienza, riesce a concludere le trattative.
Dopo aver prelevato la giornalista, Calipari e l’agente Andrea Carpani si dirigono verso l’aeroporto internazionale di Baghdad a bordo di una Toyota Corolla. La libertà è a pochi chilometri di distanza.
La dinamica: 20 secondi di fuoco
Alle20:50, in prossimità delCheckpoint 541sulla “Route Irish” (la strada più pericolosa del mondo), una pattuglia della Guardia Nazionale statunitense apre il fuoco sulla vettura. Nicola Calipari, intuendo il pericolo, si lancia col proprio corpo sopra Giuliana Sgrena per farle da scudo. Un proiettile colpisce Calipari alla testa, uccidendolo all’istante. La Sgrena e Carpani rimangono feriti. A sparare è lo specialistaMario Lozano, addetto alla mitragliatrice del blindatoHumvee.
Lo scontro diplomatico: due verità contrapposte
L’incidente apre una ferita profonda tra Roma e Washington. Nonostante la comune partecipazione alla missione “Antica Babilonia”, i due governi non riescono a produrre una relazione d’inchiesta condivisa. Anche a causa di una serie di punti del contendere.
Punto del contendere | Versione USA | Versione Italiana |
| Velocità dell’auto | Oltre 80 km/h (eccessiva). | Circa 40-50 km/h (moderata). |
| Segnalazioni | Luci e colpi di avvertimento fatti. | Nessun segnale, solo una luce accecante e spari. |
| Comunicazione | Gli USA non sapevano del transito. | Il comando USA era stato avvertito del passaggio. |
«Il governo americano considera il caso chiuso: si è trattato di un tragico incidente dovuto a una mancata comunicazione in una zona di guerra» fu la sintesi del rapporto USA.
Il processo e l’impunitÃ
In Italia, la magistratura cerca di fare luce sull’accaduto. Tuttavia, nel2008, la Corte di Cassazione conferma l’impossibilità di processare Mario Lozano in Italia per il principio del “vizio di giurisdizione”: essendo un militare in missione all’estero, la competenza spetterebbe esclusivamente ai tribunali statunitensi, che però hanno sempre scagionato il soldato.
Le rivelazioni di Wikileaks: la ragion di Stato
Nel 2010, la pubblicazione dei cablogrammi della diplomazia americana da parte diWikileaksha gettato nuova luce sul “dietro le quinte” politico tra Roma e Washington dopo la morte di Calipari.
I documenti hanno rivelato una realtà amara: mentre l’opinione pubblica italiana chiedeva giustizia, le diplomazie lavoravano freneticamente perevitare che l’incidente incrinasse l’alleanza. Sono state esercitate pressioni sul Governo.I dispacci mostrano come gli Stati Uniti abbiano esercitato forti pressioni sul governo Berlusconi affinché il caso venisse archiviato rapidamente come un errore procedurale, minimizzando le responsabilità del soldato Lozano. Inoltre risulta evidente che si sia trattato di unacollaborazione di facciata.Nonostante le dichiarazioni pubbliche di fermezza, i documenti suggeriscono che diversi funzionari italiani fossero rassegnati all’impossibilità di ottenere la giurisdizione sul militare americano, accettando di fatto la versione di Washington per proteggere i rapporti bilaterali. Emerge, peraltro e chiaramente, la frustrazione di alcuni settori dei servizi segreti italiani (SISMI) che si sentirono traditi dall’atteggiamento dei colleghi americani sul campo.
Le regole d’ingaggio utilizzate in Iraq
L’analisi delleRegole d’Ingaggio (ROE – Rules of Engagement)e delle procedure diEscalation of Force (EOF)è il nodo centrale per comprendere perché la morte di Nicola Calipari sia stata classificata dagli USA come un “tragico incidente” e dall’Italia come una gestione negligente.
In un contesto di guerriglia urbana come quello dell’Iraq nel 2005, le ROE americane erano progettate per dare al soldato il beneficio del dubbio in caso di “intento ostile”.
La dottrina della “Escalation of Force” (EOF)
Al Checkpoint 541, i soldati della Guardia Nazionale dovevano seguire una progressione lineare prima di usare la forza letale. Questa sequenza è spesso riassunta nelle“5 S”:
- Shout (Grida):Avvertimenti verbali o segnali acustici (clacson, megafoni).
- Show (Mostra):Mostrare l’arma e l’intenzione di usarla; segnali visivi come luci accecanti o laser.
- Shove (Spingi):Mezzi fisici non letali per bloccare la strada (barriere, strisce chiodate).
- Shoot (Spara – Avvertimento):Colpi sparati in aria o nel terreno davanti al veicolo.
- Shoot (Spara – Per uccidere):Fuoco mirato al motore o al conducente per fermare la minaccia.
La falla nel sistema
Nel caso Calipari, la commissione d’inchiesta italiana evidenziò che questa escalation fucompressa in pochissimi secondi. I soldati americani, sotto forte stress per i recenti attacchi con auto-bomba (VBIED), passarono quasi istantaneamente dalla fase di “Show” (la luce accecante) a quella di “Shoot” (fuoco diretto), senza lasciare alla Toyota Corolla il tempo tecnico di frenare.
Il concetto di “Intento Ostile”
Le ROE statunitensi permettevano l’uso della forza letale basandosi sullapercezione soggettivadel pericolo:
- Self-Defense:Un soldato non deve attendere di essere colpito per rispondere.
- Hostile Intent:Se un veicolo non rallenta visibilmente a una distanza prestabilita, viene automaticamente classificato come una potenziale auto-bomba.
La gestione dei Checkpoint in Iraq
Per comprendere l’errore fatale del 4 marzo, è utile analizzare come venivano gestiti i posti di blocco americani all’epoca, spesso definiti “trappole mortali” per i civili.
- L’escalation della forza (EOF):La procedura prevedeva segnali visivi (luci), poi spari di avvertimento e infine il fuoco sull’auto. Nel caso Calipari, la velocità di reazione dei soldati fu così rapida da saltare i passaggi intermedi.
- La Route Irish:La strada per l’aeroporto era soggetta a continui attacchi VBIED (auto-bomba). Questo stato di paranoia costante tra i soldati americani fu il catalizzatore della tragedia.
Analisi Tecnica: Posto di Blocco vs Checkpoint
Un dettaglio tecnico emerso dalle inchieste riguarda la natura della postazione:
- Checkpoint:Una struttura fissa, segnalata da cartelli, luci e ostacoli fisici rallentatori (chicane).
- Blocking Position (Posto di Blocco):Una postazione temporanea e improvvisata, come quella del 4 marzo, allestita per proteggere il passaggio di un convoglio VIP (l’ambasciatore Negroponte).
La critica italiana:La “Blocking Position 541” era scarsamente segnalata. In una notte di pioggia, senza segnaletica stradale adeguata, era quasi impossibile per un autista civile distinguere un posto di blocco militare da un possibile pericolo o un’area di sosta, finché non era troppo tardi.
Il fattore umano e ambientale
L’analisi giornalistica non può prescindere dal clima di tensione. Due giorni prima, l’unità coinvolta aveva perso dei commilitoni in un attacco. Si è registrata, inoltre, una mancanza di comunicazione. Nonostante i servizi italiani avessero avvisato il comando centrale, l’informazione non era filtrata fino ai soldati sul campo al Checkpoint 541. Questo “corto circuito” informativo ha fatto sì che l’auto di Calipari fosse trattata come un veicolo estraneo e potenzialmente nemico.
«Le regole d’ingaggio sono scritte per proteggere i soldati, ma quando diventano troppo elastiche, finiscono per non proteggere più i civili» è la riflessione di unanalista militare sulla Route Irish.
Ritratto di un professionista: Nicola Calipari prima di Baghdad
Per capire perché la perdita di Calipari sia stata così grave per l’Italia, bisogna guardare al suo curriculum. Non era un “operativo” qualunque, ma un fine stratega e un mediatore straordinario.
Dalla Polizia ai Servizi
Calipari si forma nellaPolizia di Stato, dove si distingue per le sue capacità investigative. Lavora a lungo nella squadra mobile di diverse città , affrontando in prima linea il crimine organizzato e il sequestro di persona negli anni più bui dei rapimenti in Aspromonte.
L’architetto del SISMI
Nel 2002 approda alSISMI. Qui non si occupa solo di intelligence pura, ma diventa l’uomo delle “missioni impossibili”. La sua dote principale era l’empatia: riusciva a tessere relazioni anche nei contesti più ostili, parlando con capi tribù, mediatori locali e informatori.
Il salvataggio delle “due Simone”
Pochi mesi prima del dramma di Baghdad, Calipari era stato il protagonista silenzioso della liberazione diSimona Pari e Simona Torretta, le due cooperanti italiane rapite in Iraq. Fu quell’operazione a consacrarlo come il miglior negoziatore del governo italiano in Medio Oriente. Perchè «Nicola non usava la forza, usava la parola. Sapeva ascoltare i suoi interlocutori, capirne le necessità e trovare il punto di contatto» ci ha raccontato unex collega del SISMI.
L’eredità di un “Eroe Gentile”
Nicola Calipari non è stato solo un agente segreto. Era un uomo delle istituzioni stimato per la sua umanità e professionalità . La sua morte ha sollevato interrogativi mai del tutto risolti sulle “regole d’ingaggio” e sulla gestione della sovranità nazionale in contesti di coalizione internazionale. La morte di Nicola Calipari ha privato l’Italia di una delle menti più lucide della sua intelligence. La verità giudiziaria si è fermata davanti ai confini della sovranità militare, ma la verità storica, alimentata anche dai documenti di Wikileaks, parla di un uomo sacrificato due volte: prima dal fuoco amico e poi dalla necessità politica di non disturbare un alleato potente. Oggi, Calipari resta il simbolo del sacrificio silenzioso di chi opera nell’ombra per il bene del Paese.
Roberto Greco