Il 7 settembre ricorre la Giornata internazionale dell’aria pulita per cieli blu, e promuovere interventi coordinati per la tutela della qualità dell’aria. Il tema assume particolare rilevanza alla luce dei dati disponibili a livello internazionale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il 99% della popolazione mondiale vive in luoghi in cui i livelli di qualità dell’aria non rispettano le linee guida OMS. Gli effetti combinati dell’inquinamento atmosferico esterno e domestico sono associati a circa 6,7 milioni di morti premature ogni anno. Il problema interessa differenti matrici emissive e deriva da una combinazione di sorgenti antropiche e naturali: trasporto stradale, produzione energetica, processi industriali, riscaldamento civile, agricoltura, gestione e combustione dei rifiuti, incendi e altri fenomeni di combustione.
Per l’edizione 2026, la Giornata pone l’attenzione sul forte nesso tra qualità dell’aria, cambiamento climatico, salute e prosperità economica. La campagna UNEP e Climate and Clean Air Coalition sottolinea il valore economico di un’azione integrata per clima e aria pulita, evidenziando come interventi coordinati possano migliorare la salute pubblica, rafforzare le economie e accelerare il raggiungimento degli obiettivi climatici.
I numeri chiave
| 99%
della popolazione mondiale vive in aree che non rispettano le linee guida OMS |
6,7 mln
morti premature ogni anno associate agli effetti combinati di inquinamento esterno e domestico |
4,2 mln
morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico esterno nel 2019 |
| 94,4%
della popolazione urbana UE nel 2023 esposta a PM2,5 sopra la linea guida OMS |
$5,7 trilioni
costo sanitario globale stimato dell’esposizione al PM2,5 ambientale nel 2016 |
-38%
emissioni di PM2,5 nell’UE tra il 2005 e il 2023 |
Inquinamento atmosferico e salute
L’inquinamento atmosferico costituisce un rilevante fattore di rischio per la salute pubblica. L’esposizione agli inquinanti atmosferici è associata a patologie cardiovascolari e respiratorie, ictus e tumore polmonare. Secondo l’OMS, circa l’89% delle morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico ambientale si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. Il dato evidenzia anche la dimensione sociale della problematica: l’esposizione agli inquinanti può variare in funzione della localizzazione delle attività produttive, della densità del traffico, delle caratteristiche degli edifici e delle condizioni socioeconomiche della popolazione. La qualità dell’aria deve quindi essere considerata non soltanto come un parametro ambientale, ma come un indicatore integrato di sostenibilità territoriale e di tutela della salute.
Figura 2. Principali cause delle morti premature attribuite all’inquinamento atmosferico esterno: cardiopatia ischemica e ictus 68%, BPCO 14%, infezioni acute delle basse vie respiratorie 14%, tumore del polmone 4%. Fonte: World Health Organization, stime riferite al 2019.
Il particolato atmosferico tra i principali indicatori di qualità dell’aria
Tra gli inquinanti maggiormente rilevanti sotto il profilo sanitario rientra il particolato atmosferico, in particolare il PM10 e il PM2,5.
Le particelle PM2,5, caratterizzate da un diametro aerodinamico inferiore o uguale a 2,5 micrometri, rappresentano un indicatore particolarmente significativo perché la loro ridotta dimensione consente una penetrazione più profonda nell’apparato respiratorio. La concentrazione di particolato non dipende esclusivamente dalla quantità di emissioni prodotte. Condizioni meteorologiche, morfologia del territorio, temperatura, velocità del vento e processi di dispersione atmosferica possono infatti influenzare significativamente le concentrazioni rilevate.
Per questo motivo la valutazione della qualità dell’aria richiede sistemi di monitoraggio continuo, modelli di dispersione e una corretta interpretazione dei dati emissivi e di concentrazione.
Figura 1. PM2,5 nell’UE: la concentrazione media ponderata sulla popolazione è scesa da 19,4 µg/m³ nel 2005 a 10,2 µg/m³ nel 2023, ma resta sopra la linea guida OMS di 5 µg/m³. Fonte: European Environment Agency (EEA).
| Nel 2023 il 94,4% della popolazione urbana dell’UE era ancora esposto a concentrazioni di PM2,5 superiori alla linea guida OMS di 5 µg/m³. |
La riduzione delle emissioni: il caso europeo
I dati europei mostrano che le politiche di riduzione delle emissioni possono produrre risultati misurabili.
Tra il 2005 e il 2023, nell’Unione europea le emissioni di PM2,5 sono diminuite del 38% e quelle di PM10 del 36%. Nello stesso periodo le emissioni di ossidi di azoto (NOx) sono diminuite del 53%, quelle di biossido di zolfo (SO2) dell’85% e quelle di composti organici volatili non metanici (NMVOC) del 35%. Le emissioni di ammoniaca (NH3), invece, sono diminuite soltanto del 17%.
Il trend evidenzia l’efficacia delle misure adottate nel corso degli ultimi anni, ma non consente di considerare concluso il processo di risanamento. La riduzione delle emissioni alla fonte deve infatti essere accompagnata da sistemi di monitoraggio sempre più capillari e da politiche orientate alla prevenzione.
Figura 3. UE-27: riduzione delle emissioni dei principali inquinanti atmosferici tra il 2005 e il 2023. Fonte: European Environment Agency (EEA), reporting 2025 ai sensi della National Emission Reduction Commitments Directive.
Aria, clima ed energia: una strategia integrata
La qualità dell’aria è strettamente connessa alle politiche energetiche e climatiche.
Numerose sorgenti emissive sono infatti comuni sia alle emissioni climalteranti sia agli inquinanti atmosferici. La combustione di combustibili fossili rappresenta un esempio particolarmente significativo: oltre alle emissioni di gas a effetto serra, può determinare il rilascio di particolato e altri contaminanti atmosferici. Da questa interdipendenza deriva l’importanza di un approccio integrato, nel quale decarbonizzazione, efficienza energetica e riduzione degli inquinanti atmosferici siano considerate all’interno di una stessa strategia. Interventi sulla mobilità, sull’efficienza degli edifici, sulla produzione energetica e sui processi industriali possono quindi generare benefici multipli: riduzione delle emissioni climalteranti, miglioramento della qualità dell’aria e contenimento degli impatti sanitari.
Il costo economico dell’inquinamento
L’impatto dell’inquinamento atmosferico non è esclusivamente ambientale e sanitario. Esiste anche una componente economica rilevante. Costi sanitari, perdita di produttività, assenteismo e conseguenze indirette sulle attività economiche rappresentano una parte significativa del costo complessivo dell’inquinamento.
Secondo la Banca Mondiale, il costo sanitario globale dell’esposizione al PM2,5 ambientale è stato stimato, per il 2016, in circa 5.700 miliardi di dollari, equivalenti al 4,8% del PIL mondiale. Circa l’87% di questo costo è riconducibile alla mortalità prematura e il restante 13% alla morbilità.
Questi dati evidenziano come gli interventi di prevenzione possano essere considerati anche investimenti in termini di resilienza economica e sostenibilità dei sistemi produttivi.
Il ruolo delle imprese
La riduzione dell’inquinamento atmosferico richiede un coinvolgimento coordinato di istituzioni, cittadini e sistema produttivo.
Per le imprese, il tema riguarda in particolare la gestione delle emissioni dirette e indirette, l’efficienza energetica, la scelta delle materie prime, la gestione dei rifiuti, l’adozione di tecnologie a minore impatto e il monitoraggio delle performance ambientali. L’integrazione di indicatori ambientali nei sistemi di gestione consente inoltre di trasformare la sostenibilità da elemento esclusivamente reputazionale a parametro misurabile delle performance aziendali. In questa prospettiva, la qualità dell’aria può essere inserita all’interno di una più ampia valutazione degli impatti ambientali e del ciclo di vita dei prodotti e dei processi.
La Giornata internazionale dell’aria pulita rappresenta quindi un’occasione per riportare l’attenzione su un principio fondamentale: la qualità dell’aria deve essere misurata, monitorata e gestita attraverso dati verificabili. La disponibilità di sistemi di monitoraggio sempre più avanzati, l’analisi delle emissioni, la modellizzazione della dispersione degli inquinanti e l’integrazione dei dati ambientali costituiscono strumenti essenziali per definire politiche efficaci. L’obiettivo non è soltanto ridurre i valori di concentrazione degli inquinanti, ma intervenire sulle sorgenti emissive, prevenire gli impatti e costruire sistemi territoriali e produttivi più efficienti e resilienti.
In questo contesto, assumono un ruolo strategico i servizi di analisi, misurazione e gestione delle performance ambientali, che consentono a imprese ed enti di conoscere con maggiore precisione i propri impatti e di individuare interventi efficaci di riduzione. Strumenti quali la Valutazione del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment – LCA), che non guarda solo al calcolo dell’impronta di carbonio (Carbon Footprint – CF) di prodotti e organizzazioni e la definizione di percorsi verso la neutralità climatica (Carbon Neutrality) ma anche ad altri impatti ambientali, quali acidificazione, eutrofizzazione, perdita della biodiversità, categorie di impatto influenzate da altri inquinanti. Al calcolo dell´impatto ambientale generato, si affiancano servizi di rendicontazione ambientale e supporto alla comunicazione responsabile, fondamentali per trasformare i dati ambientali in azioni concrete, misurabili e verificabili. Questo approccio consente di leggere in modo integrato le relazioni tra emissioni, uso dell’energia, processi produttivi e gestione delle risorse, evidenziando come il miglioramento delle performance ambientali possa generare benefici che vanno oltre la sola riduzione delle emissioni climalteranti.
Il 7 settembre rappresenta, in questo senso, un momento di riflessione su una questione che coinvolge direttamente ambiente, salute, energia, industria ed economia circolare. La qualità dell’aria non è un indicatore isolato: è il risultato delle modalità con cui produciamo, consumiamo, ci spostiamo e gestiamo le risorse.
| Ridurre le emissioni alla fonte, aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse e sviluppare modelli produttivi più circolari significa intervenire contemporaneamente sulla qualità ambientale e sulla sostenibilità del sistema economico. |
Antonella Cigno