Addio al cardinale Paolo Romeo: un siciliano di diplomazia e radici che ha guidato la Chiesa di Palermo

Spentosi all'età di 88 anni, con la sua morte se ne va una figura di altissimo spessore spirituale e diplomatico, un uomo che ha speso decenni al servizio della Santa Sede in giro per il mondo

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Romeo
Fonte immagine: Italpress
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La Chiesa siciliana e la comunità ecclesiale italiana piangono la scomparsa del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, spentosi all’età di 88 anni. Con la sua morte se ne va una figura di altissimo spessore spirituale e diplomatico, un uomo che ha speso decenni al servizio della Santa Sede in giro per il mondo, ma che ha sempre custodito nel profondo del cuore le proprie radici isolane, tornando nella sua terra per guidarla in anni complessi e cruciali.

Nato ad Acireale il 20 febbraio 1938, quinto di nove figli, Romeo ha respirato fin da giovane la fede e la vivacità culturale della sua terra d’origine, prima di essere chiamato a Roma per gli studi superiori e, successivamente, a intraprendere la prestigiosa carriera diplomatica vaticana. Come Nunzio Apostolico, il suo cammino lo ha portato lontano, da Haiti alla Colombia, dal Canada all’Italia e San Marino, facendolo viaggiare lungo i confini del mondo cattolico globale. Eppure, il legame con la Sicilia non si è mai affievolito; al contrario, è rimasto il faro nascosto di ogni suo incarico.

Il cerchio della sua vita terrena e sacerdotale si è idealmente chiuso nel dicembre del 2006, quando Papa Benedetto XVI lo ha voluto come Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia. Per quasi un decennio, fino all’ottobre del 2015, Romeo è stato guida salda, padre e pastore della diocesi del capoluogo siciliano.

Nel suo ministero palermitano e siciliano, suggellato anche dalla presidenza della Conferenza Episcopale Siciliana (CESI) e dal titolo cardinalizio legato alla diaconia di Santa Maria Odigitria dei Siciliani, ha trasfuso l’esperienza internazionale accumulata nella diplomazia pontificia, coniugandola con il calore, l’ascolto e la concretezza tipiche della sua gente. Ha affrontato le sfide sociali ed economiche dell’Isola con piglio fermo, ponendo sempre al centro la dignità della persona, l’attenzione agli ultimi e il sostegno alla formazione teologica attraverso il suo ruolo di Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.

La Sicilia perde oggi un figlio illustre che ha saputo portare il nome dell’isola nei palazzi del Vaticano e nei contesti internazionali più rilevanti, senza mai recidere quel cordone ombelicale che lo legava alla sua terra natale. Restano il suo magistero, l’impegno infaticabile per le comunità parrocchiali e la memoria di un pastore che ha servito la Chiesa con la grazia del diplomatico e la dedizione del padre

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