Incubo sanità. Tra i corridoi della burocrazia palermitana e le corsie degli ospedali dell’Isola, l’economia della salute in Sicilia si muove su un filo sottile: da una parte la Regione finanzia autonomamente il 49,11% del proprio fabbisogno sanitario, dall’altra non riesce a fermare l’emorragia dei “viaggi della speranza. Anche se lo Stato interviene con aiuti economici straordinari – pari a 350 milioni di euro solo nel 2024 – per sostenere l’innalzamento della compartecipazione regionale, la Corte dei conti nella “Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali” (esercizi 2023-2024) svela un quadro negativo: un saldo passivo della mobilità che sfiora i 242 milioni di euro. Non è solo questione di conti, ma di servizi che mancano: la Sicilia resta inadempiente nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) per le aree della prevenzione e dell’assistenza distrettuale, finendo nel mirino dei Tavoli tecnici romani che ne bocciano la performance annuale. Con un risultato di gestione rideterminato in perdita per oltre 19 milioni di euro al netto delle coperture fiscali e un Piano di rientro che sembra una via senza uscita, la sfida per l’Isola non è più solo spendere, ma dimostrare che ogni euro rimasto in Sicilia serva davvero a curare i siciliani.
Il paradosso tra finanziamenti record e l’ombra del disavanzo reale
Nel 2024, il sistema sanitario della Regione Siciliana ha raggiunto un finanziamento complessivo di 10,39 miliardi di euro (+3,8% rispetto al 2023 e +7,9% rispetto al 2022). A differenza delle altre regioni italiane, la Sicilia deve farsi carico di una compartecipazione al finanziamento sanitario fissata al 49,11% del fabbisogno regionale sin dal 2009. Per “smorzare” questo peso economico, lo Stato ha programmato diversi stanziamenti: 350 milioni di euro per il 2024, 400 milioni nel 2025 fino a stabilizzarsi su 630 milioni di euro annui a partire dal 2030. Sebbene i dati del quarto trimestre del 2024 mostrino un utile formale di 2,7 milioni di euro, la gestione ordinaria nasconde criticità profonde. Al netto di partite straordinarie per 336 milioni di euro – tra cui spicca il recupero di 87 milioni di euro derivanti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1/2024 sul finanziamento dell’ARPA – il sistema presenterebbe un disavanzo reale di 19,16 milioni di euro.
Un “buco” da due miliardi in dieci anni e la crisi della sanità locale
Una delle sfide più difficili rimane la “mobilità passiva”: tra il 2014 e il 2024, i cittadini e le cittadine che hanno scelto di curarsi fuori dall’isola hanno causato una perdita di 2,19 miliardi di euro. Solo nell’ultimo anno, il saldo negativo è stato di 241,8 milioni di euro. Sul fronte contabile, al 31 dicembre 2023, il debito verso i fornitori ammontava a 1,65 miliardi di euro, con ben 771,9 milioni già scaduti. La difficoltà nei pagamenti è evidente: nel 2023 la Regione ha saldato fatture oltre i termini di legge per un totale di 1,19 miliardi di euro. Per quanto riguarda il monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) per il 2023 riflette disparità interne. Mentre l’area ospedaliera supera la soglia di adempienza con 80 punti, risultano gravemente insufficienti sia l’area della prevenzione (49 punti) sia quella distrettuale (44 punti, in peggioramento rispetto all’anno precedente). Le carenze principali riguardano i ritardi negli screening oncologici, la bassa copertura vaccinale pediatrica e la mancata revisione dei punti nascita “sub-standard”.
Il peso dello sforamento farmaceutico da 197 milioni di euro
La spesa farmaceutica nel 2024 ha inciso per il 17,14% sul Fondo sanitario regionale, superando il tetto previsto del 15,30% con uno sforamento di 196,8 milioni di euro. Un dato critico è la bassa diffusione dei farmaci equivalenti: solo il 22,1% a valori rispetto a una media nazionale del 28,8%. Questa dinamica costringe i cittadini siciliani a pagare di tasca propria circa 2,8 euro pro capite al mese per coprire ticket e differenziali di prezzo, tra i valori più alti nel Paese. Il rilancio strutturale passa attraverso il PNRR (Missione 6) e la creazione di nuovi Ospedali di Comunità. Nel 2024, la Sicilia si è posizionata tra le prime dieci regioni per investimenti pro capite in attrezzature sanitarie e scientifiche (16,11 euro) e in impianti (3,12 euro). Infine, spicca un dato demografico unico: l’isola detiene il primato nazionale per il quoziente di fecondità tra le giovanissime (15-19 anni), con 35,6 nati per mille donne.
Mario Catalano