Il forte aumento del prezzo del carburante per aerei (il cosiddetto jet fuel o cherosene aeronautico) causato principalmente dalla grave crisi geopolitica nel Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz sta colpendo duramente il settore dell’aviazione, portando alcune compagnie aeree al collasso, a pesanti ristrutturazioni o a tagli dei voli a causa di una carenza di circa 510 mila barili al giorno sul mercato europeo. Il cherosene aeronautico è un derivato della raffinazione del petrolio.
L’Europa è fortemente dipendente dalle importazioni per soddisfare il suo fabbisogno e circa il 30% del cherosene distribuito nel continente europeo transitava storicamente dallo Stretto di Hormuz.
La guerra duplica il costo del carburante
I recenti conflitti e le tensioni militari in Medio Oriente (in particolare il coinvolgimento dell’Iran) hanno messo a rischio questa vitale rotta marittima. Poiché i mercati energetici reagiscono anche a minime riduzioni dell’offerta, la paura del blocco o del rallentamento dei flussi ha fatto schizzare le quotazioni del jet fuel a livelli record, portandolo in pochi mesi da circa 830 dollari a tonnellata a oltre 1.600-1.700 dollari a tonnellata.
Oltre alla crisi geopolitica contingente, sul settore pesa la progressiva introduzione delle normative europee volte alla decarbonizzazione.
L’obbligo per le compagnie aeree di acquistare quote di emissioni di CO2 e la richiesta di miscelare il cherosene tradizionale con quote crescenti di SAF (Sustainable Aviation Fuel) – i carburanti green ed ecosostenibili che costano fino a tre o quattro volte più del petrolio – stanno spingendo i costi strutturali verso l’alto.
Gli analisti stimano che questa combinazione di fattori potrebbe portare a una “tempesta perfetta” entro il 2027. Per una compagnia aerea, il carburante non è una spesa secondaria: rappresenta tra il 25% e il 40% dell’intero costo operativo di un volo. Quando il prezzo del jet fuel raddoppia, le compagnie si trovano davanti a una scelta obbligata per non viaggiare in perdita: taglio dei voli e delle rotte.
Le contromisure dei vettori
I grandi vettori (come Lufthansa e Ryanair) hanno già annunciato la riduzione o la cancellazione di migliaia di voli per le stagioni meno redditizie al fine di contenere i consumi di cherosene. I rincari vengono inevitabilmente scaricati sui consumatori. I prezzi dei biglietti aerei sono in forte crescita, e si stima che i costi dei supplementi (come i bagagli a mano a pagamento) aumenteranno in modo diffuso.
La situazione varia sensibilmente a seconda delle dimensioni dei vettori e delle loro coperture finanziarie. Le compagnie in grave crisi o che hanno cessato l’attività sono la Spirit Airlines, la low-cost americana ha definitivamente cessato l’attività a causa dell’insostenibilità dei costi operativi legati al carburante e AirBaltic, la compagnia di bandiera lettone entrata in una procedura prefallimentare per far fronte allo shock dei costi.
Tra le compagnie che hanno ridotto o riprogrammato i voli Ryanair. Per il periodo fino a marzo 2027 ha protetto l’80% del suo fabbisogno a prezzi bloccati, ma paga il restante 20% più del doppio delle tariffe ordinarie. Per quanto riguarda Ita Airways, i vertici stimano che un aumento prolungato del 50% del jet fuel possa comportare circa 500 milioni di euro di costi aggiuntivi all’anno.
Il vettore spagnolo, Volotea ha avviato un drastico piano di ristrutturazione per fare fronte a un impatto economico di 150 milioni di euro causato dall’impennata del prezzo del cherosene (jet fuel). Il vettore, che intende ristrutturare il debito a lungo termine, ridurrà la propria flotta da 44 a un numero compreso tra 30 e 35 aeromobili e licenzierà 50 dipendenti della sede di Barcellona. Il management sta rinegoziando le scadenze finanziarie e pianificando un aumento di capitale per stabilizzare i conti.
Nonostante il ridimensionamento, l’amministratore delegato Carlos Muñoz ha assicurato in una nota, «che le vendite dei biglietti e le normali attività di volo proseguiranno regolarmente secondo le nuove pianificazioni. La compagnia affronta questa tappa dopo aver registrato tre anni consecutivi di profitti operativi, che hanno fatto seguito all’impatto negativo del Covid-19 e della guerra in Ucraina tra il 2020 e il 2022. L’Ebit si è attestato a 3 milioni di euro nel 2023, 33,5 milioni nel 2024 e 47,4 milioni nel 2025, il che dimostra l’evoluzione positiva degli affari in questo periodo».
«Tuttavia, da marzo di quest’anno, il settore aereo opera in un contesto connotato da una forte incertezza geopolitica, che si traduce in una elevata volatilità dei costi dell’energia e in un forte aumento del costo del carburante – prosegue la compagnia -. Il prolungarsi di questa situazione ha trasformato alcune sfide che inizialmente erano considerate temporanee in strutturali, in un mercato estremamente competitivo e sottoposto ad una crescente pressione sui margini».
Fabio Gigante