Sicilia, caro carburante: in protesta autotrasportatori, pescatori e agricoltori

0
63
Caro carburante
Reading Time: 3 minutes

Si è sbloccata la vertenza degli autotrasportatori siciliani, almeno sul fronte della protesta, relativa al caro carburante. Il Comitato Trasportatori Siciliani (CTS) ha annunciato ieri sera la revoca del fermo dei servizi per favorire il ripristino della normalità logistica nell’Isola e dare un segnale di apertura al Governo, dopo il confronto con il Ministro Matteo Salvini che ha portato all’accoglimento della quasi totalità delle richieste avanzate dalla categoria. La mobilitazione, tuttavia, non può dirsi conclusa perché le imprese resteranno in stato di agitazione fino alla risoluzione delle questioni ancora irrisolte e alla verifica dell’effettiva attuazione degli impegni assunti.

Intesa con gli autotrasportatori

Al centro dell’intesa figurano risorse per oltre 100 milioni di euro destinate al programma Sea Modal Shift (SMS), con lo sblocco dei pagamenti arretrati relativi alle annualità 2023/2024 e 2025/2026, per un valore complessivo di circa 104 milioni di euro. A queste somme si aggiungono ulteriori 50 milioni per l’annualità 2026/2027. Il Ministro ha assicurato che le necessarie coperture finanziarie saranno individuate nell’ambito del Tavolo permanente del Meridione d’Italia, la cui attivazione rappresenta uno degli impegni attesi dalla categoria. Tra i risultati del confronto rientra anche la richiesta di garantire al CTS una presenza stabile nei tavoli istituzionali dedicati alla mobilità e ai trasporti, compresa la nuova Consulta, affinché le esigenze delle imprese del Mezzogiorno trovino un interlocutore costante nelle sedi decisionali.

La revoca del fermo rappresenta dunque un’apertura, ma non un via libera incondizionato. «Vogliamo tornare a lavorare e non penalizzare ulteriormente il territorio – sottolinea il CTS – La revoca del fermo non è una cambiale in bianco. L’associazione continuerà a vigilare sul rispetto degli impegni e delle tempistiche concordate, riservando particolare attenzione all’avvio del Tavolo per il Sud e alla soluzione delle criticità ancora aperte».

Caro carburante anche per pescatori e armatori

Sul fronte del caro carburante, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è inoltre impegnato a sbloccare 430 milioni di euro relativi alle domande già presentate per il credito d’imposta sul gasolio, rendendo le somme immediatamente utilizzabili nel cassetto fiscale. Restano invece da definire due questioni per le quali non è stato possibile individuare una soluzione immediata: la proroga di ulteriori quattro mesi del credito d’imposta sul gasolio e l’introduzione di contributi per contenere i costi dei traghetti attraverso lo Stretto di Messina.

Le stesse difficoltà legate al caro carburante e all’aumento dei costi operativi stanno mettendo in seria difficoltà anche il comparto della pesca e gli armatori, costretti a fare i conti con spese sempre più elevate per garantire la continuità delle attività. Per i pescatori, il rincaro del gasolio rappresenta una voce di costo determinante, che rischia di rendere antieconomiche le uscite in mare, mentre per gli armatori l’aumento del prezzo del combustibile si aggiunge alle spese di gestione e manutenzione delle imbarcazioni. Una situazione che alimenta le preoccupazioni dell’intero settore marittimo siciliano, già esposto alle conseguenze dell’insularità e alla dipendenza dai collegamenti via mare.

È proprio l’insostenibilità dei costi a rendere urgenti interventi strutturali a sostegno delle imprese, affinché gli aumenti non si traducano in ulteriori difficoltà per gli operatori e in ripercussioni sull’economia del territorio. In questo contesto, la richiesta di misure compensative sul carburante e di contributi per contenere le tariffe dei traghetti assume un’importanza strategica, soprattutto per chi opera quotidianamente nei collegamenti con la terraferma. 

Agricoltori siciliani in protesta contro i costi di produzione

La storia si ripete anche nel comparto agricolo dove il caro carburante, l’aumento dei prezzi delle materie prime e la scarsa remunerazione dei prodotti stanno mettendo a rischio la sostenibilità economica di numerose aziende. Negli ultimi mesi, gli agricoltori siciliani sono tornati più volte in strada con i propri trattori, dando vita a presidi e cortei in diverse aree dell’Isola. Dalle proteste di fine settembre lungo le statali Palermo-Agrigento e Gela-Catania, fino alla mobilitazione del 17 ottobre nella Valle del Belice e a Caltagirone, la richiesta è rimasta la stessa: interventi concreti per contenere i costi e garantire un reddito adeguato a chi lavora la terra.

A pesare non è soltanto il prezzo del gasolio agricolo, ma anche il divario tra i costi sostenuti per produrre e i prezzi riconosciuti agli agricoltori, oltre alla concorrenza delle importazioni e alle difficoltà strutturali legate alla disponibilità idrica e alla gestione delle risorse. Anche sul fronte del grano, le manifestazioni hanno riportato al centro il problema delle quotazioni troppo basse e della necessità di tutelare le produzioni locali.

La Regione Siciliana ha nel frattempo avviato le procedure per i contributi contro il caro-carburanti destinati alle imprese agricole e della pesca, nell’ambito di uno stanziamento complessivo di 15 milioni di euro. Resta da verificare se le misure previste saranno sufficienti a rispondere alle esigenze di un settore che chiede non soltanto aiuti immediati, ma anche politiche strutturali capaci di difendere la redditività delle aziende, valorizzare le produzioni siciliane e scongiurare l’abbandono dei terreni. Una crisi che, al pari di quella dell’autotrasporto e della pesca, rischia di ripercuotersi sull’intera filiera agroalimentare e sull’economia dell’Isola.

Sonia Sabatino