«Il mare se potesse parlare direbbe: aiutatemi perché sono malato». Con questa citazione, il ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci ha aperto la riflessione sulla sostenibilità ambientale durante il convegno sulla portualità minore tenutosi al teatro “Salvatore Cicero” di Cefalù nei giorni scorsi, mettendo in guardia contro un futuro in cui il livello del Mediterraneo potrebbe innalzarsi di un metro entro 80 anni. Il convegno ha evidenziato come la protezione dell’ecosistema non sia più un’opzione, ma la condizione necessaria per la sopravvivenza delle stesse comunità costiere e della loro identità millenaria.
Specie aliene e innalzamento delle acque: i nuovi rischi
Il cambiamento climatico non è un’ipotesi lontana, ma una realtà che sta già mutando la fauna ittica del Mediterraneo con l’invasione di specie aliene che minacciano l’equilibrio dei nostri mari. La comunità scientifica è drastica: se il trend non cambia, circa cinquanta comuni costieri siciliani rischiano di trasformarsi in “piccole Venezia” a causa dell’innalzamento delle acque. «Tutto questo ha indotto il governo a creare una struttura ministeriale dedicata», ha spiegato Musumeci, sottolineando la necessità di un approccio sistemico che comprenda la rimozione delle milioni di tonnellate di plastica e delle reti abbandonate nei fondali.
Innovazione “green”: la nave Medi-Sì-Sicily
In questo scenario critico, la Sicilia prova a giocare d’anticipo con la tecnologia. È stata presentata come un fiore all’occhiello il nuovo traghetto Ro-PAX Costanza I di Sicilia, un investimento da 130 milioni di euro realizzato da Fincantieri per i collegamenti con Lampedusa. Si tratta di un traghetto alimentato a biofuel, dotato di batterie e pannelli fotovoltaici che permetteranno di spegnere i motori durante le soste in porto, azzerando le emissioni locali. «È un inizio — ha commentato Aricò — siamo la prima e unica regione d’Italia ad aver avviato questo tipo di investimento diretto in navi ecologiche».
La crisi della pesca e il rischio sradicamento
Oltre all’ambiente, a soffrire è l’identità sociale. La tradizione peschereccia italiana, e siciliana in particolare, rischia l’estinzione per mancanza di ricambio generazionale. Musumeci ha richiamato il trauma dello “sradicamento” dei giovani, citando i Malavoglia e la fuga dai borghi marinari. «Perché la pesca non deve tornare a essere una moderna ed efficiente attività economica?», si è chiesto il ministro, auspicando che la riqualificazione dei porti pescherecci possa attrarre diplomati e laureati verso un settore che oggi deve ricorrere massicciamente alla manodopera immigrata.
Cefalù e la sfida del turismo di qualità
Il sindaco di Cefalù, Daniele Tumminello, ha ribadito che lo sviluppo non può prescindere dal rispetto dell’equilibrio locale. Pur riconoscendo le potenzialità della struttura portuale esistente, costruita nella seconda metà del secolo scorso, ha chiarito che l’obiettivo non è il gigantismo. «Non siamo interessati a grossi numeri — ha dichiarato Tumminello — ma a un turismo di qualità che non dimentichi la marineria locale». L’idea è quella di una sostenibilità che sia anche sociale, preservando la storia e le tradizioni che hanno reso Cefalù celebre nel mondo, trasformando finalmente una “città marinara senza porto” in un modello di accoglienza integrata.
Mario Catalano