«Ehi tu, vieni qui»: 40 anni fa l’uccisione di Claudio Domino, una ferita ancora aperta

Oggi Palermo non dimentica. Tra le strade del quartiere San Lorenzo, nelle aule scolastiche e nei luoghi simbolo della memoria cittadina, si incrociano le voci, la commozione e la ferma richiesta di giustizia per uno dei delitti più bui e dolorosi della storia siciliana

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Claudio Domino oggi avrebbe 51 anni. Il 7 ottobre 1986 ne aveva undici. Quarant’anni dopo, i suoi genitori continuano a chiedere chi lo abbia ucciso e perché. Quarant’anni fa, una frase gelida pronunciata a mezza voce in via Giovanni Fattori spezzava la vita di un bambino e sconvolgeva la coscienza civile dell’intera nazione. «Ehi tu, vieni qui»: poi il colpo di pistola a bruciapelo che quel 7 ottobre 1986 strappò Claudio Domino, appena 11 anni, ai suoi giochi, alla sua famiglia e al suo futuro.

Oggi Palermo non dimentica. Tra le strade del quartiere San Lorenzo, nelle aule scolastiche e nei luoghi simbolo della memoria cittadina, si incrociano le voci, la commozione e la ferma richiesta di giustizia per uno dei delitti più bui e dolorosi della storia siciliana. Quattro giornate di iniziative, dal 6 al 9 ottobre, stanno coinvolgendo studenti, istituzioni e associazioni in un abbraccio collettivo ai genitori di Claudio, Graziella e Antonio Domino, che da quattro decenni combattono una battaglia estenuante contro il silenzio e l’oblio.

La piantumazione di un ulivo al Parco Regionale della Memoria ha aperto le celebrazioni, seguita da momenti di riflessione profonda ai Cantieri Culturali alla Zisa e nei teatri cittadini. «Non vogliamo soltanto commemorare una vittima, ma restituire a Claudio la sua dimensione umana, il suo sorriso di bambino generoso che portava la merenda ai compagni di classe», hanno ribadito i familiari durante gli incontri con le scolaresche.

Il nome di Claudio Domino resta indissolubilmente legato a una delle pagine più drammatiche degli anni Ottanta. Nel 1986 la città era attraversata dalla parabola storica del Maxiprocesso nell’aula bunker dell’Ucciardone. Fu proprio in quell’aula che il delitto provocò un’onda d’urto senza precedenti, spingendo il mafioso Giovanni Bontate a prendere la parola per dissociarsi dall’uccisione, pronunciando quel “noi” che ammetteva per la prima volta in pubblico l’esistenza dell’organizzazione criminale.

Nonostante i decenni trascorsi, le piste investigative seguite e i fascicoli riaperti, l’assassinio del piccolo Claudio resta una ferita aperta e senza colpevoli ufficiali. Recentemente l’ennesima architettura giudiziaria si è scontrata con ostacoli e zone d’ombra, lasciando inappagata la sete di verità della famiglia. Ma la comunità palermitana dimostra oggi che, se la risposta delle aule di tribunale tarda ad arrivare, la memoria sociale rifiuta di rassegnarsi. I volti dei ragazzi che affollano le commemorazioni testimoniano che la storia di Claudio Domino continua a interrogare il presente e a seminare coscienza per il futuro.