Dai casi di autolesionismo agli episodi di ritiro sociale raccontati dai media locali, la sofferenza psicologica dei giovani in Sicilia non è più invisibile
Negli ultimi mesi, la cronaca siciliana ha riportato diversi episodi che hanno riportato l’attenzione sul disagio psicologico tra adolescenti e giovani adulti. Tentativi di autolesionismo, crisi d’ansia in ambito scolastico, casi di isolamento estremo e abbandono degli studi sono segnali di una sofferenza profonda che troppo spesso emerge solo nei momenti più drammatici.
A Palermo, alcuni istituti superiori sono intervenuti attivando supporti psicologici d’urgenza dopo episodi di forte disagio emotivo tra studenti, segnalati da docenti e famiglie. Situazioni analoghe sono state raccontate anche a Catania e Messina, dove la cronaca locale ha dato spazio a storie di giovani in difficoltà, spesso già intercettati dai servizi sociali o sanitari.
In più occasioni, le ASP siciliane hanno confermato un aumento degli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e ai consultori familiari per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi. All’ASP di Palermo, in particolare, gli operatori parlano di una richiesta crescente di aiuto da parte di famiglie che faticano a trovare risposte tempestive all’interno del sistema pubblico.
Non mancano casi legati al cosiddetto ritiro sociale, fenomeno che riguarda ragazzi che smettono progressivamente di frequentare la scuola e di avere relazioni, chiudendosi in casa per mesi o anni. Anche in Sicilia, alcuni episodi raccontati dalla cronaca hanno portato all’intervento congiunto di scuole, servizi sociali comunali e associazioni del territorio.
I Comuni dell’Isola si trovano spesso a gestire situazioni complesse. In realtà come Siracusa, Trapani e Agrigento, amministrazioni locali e servizi sociali hanno avviato progetti di prevenzione e ascolto giovanile proprio in risposta a episodi di disagio emersi attraverso segnalazioni scolastiche o fatti di cronaca.
Fondamentale è anche il ruolo delle associazioni e del terzo settore, che spesso intervengono dove il sistema pubblico fatica ad arrivare. Centri di ascolto, cooperative sociali e sportelli giovanili attivi in diverse province siciliane offrono supporto psicologico e percorsi di accompagnamento, cercando di intercettare il disagio prima che degeneri.
I casi di cronaca non rappresentano episodi isolati, ma la punta di un iceberg. Dietro ogni notizia ci sono storie di fragilità, solitudine e richieste di aiuto non sempre ascoltate. Affrontare l’emergenza della salute mentale giovanile in Sicilia significa andare oltre l’intervento sull’urgenza, investendo in prevenzione, servizi territoriali e una rete stabile tra scuole, ASP, Comuni e associazioni.
Sonia Sabatino