Una vittima innocente è diventata simbolo della donazione, trasformando così la morte in rinascita. È la tragica storia di Nicholas Green, il bambino statunitense ucciso mentre era qui in vacanza la notte del 29 settembre 1994, lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Subito dopo il decesso, i genitori di Nicholas autorizzarono l’espianto e la donazione degli organi, salvando 5 vite e restituendo la vista ad altre due.
L’agguato degli ‘ndranghetisti
Quella notte Nicholas era in auto con i suoi genitori, Reginald e Maggie, e con la sorellina Eleanor perché avevano intenzione di raggiungere la Sicilia e proseguire la loro vacanza nel sud Italia. Durante il tragitto, nei pressi di Mileto (Vibo Valentia), la famiglia Green è stata improvvisamente avvicinata da due malviventi che hanno aperto il fuoco, uccidendo Nicholas con un colpo in testa. I criminali avevano pianificato di assaltare l’auto di un gioielliere che trasportava preziosi, ma scambiarono erroneamente la vettura noleggiata dai Green per quella del loro bersaglio, aprendo il fuoco a scopo di rapina.
Per l’omicidio del bambino è stato dunque condannato l’esecutore materiale Michele Iannello, condannato all’ergastolo. Lui era un vero e proprio affiliato alla ‘ndrangheta che, dopo la condanna, è diventato un collaboratore di giustizia, confessando altri reati e omicidi di stampo mafioso. Ma si è sempre dichiarato innocente per la morte di Nicholas. Vent’anni di reclusione sono stati inflitti invece a Francesco Mesiano, anche lui strettamente inserito nelle dinamiche dei clan mafiosi del territorio vibonese.
Sebbene i due malviventi fossero organici alla criminalità organizzata calabrese, l’attacco non è stato un classico agguato di stampo mafioso o un’azione pianificata dai vertici del clan, perché si è trattato di una rapina a mano armata andata male per uno scambio di persona. Nonostante ciò, Nicholas viene considerato una vittima di mafia perché il contesto normativo in Italia include “chiunque perda la vita a causa di atti violenti perpetrati da soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali di stampo mafioso”, indipendentemente dal fatto che l’azione avesse o meno una finalità puramente mafiosa.
Effetto Nicholas: la donazione degli organi
Subito dopo l’agguato, la famiglia Green si è lanciata in una corsa disperata per l’ospedale di Polistena (Reggio Calabria), ma qui hanno considerato le condizioni di Nicholas troppo gravi per essere trattate lì e hanno disposto l’immediato trasferimento al reparto di “Neurochirurgia” del Policlinico di Messina. I genitori e la sorellina rimasero lì dentro per i due giorni successivi, mentre i medici tentavano il possibile in terapia intensiva. Nonostante ciò, Nicholas è morto il 1° ottobre 1994. Increduli alla notizia, in un Paese straniero di cui non conoscevano neanche la lingua, i genitori hanno preso questa incredibile decisione: avrebbero donato gli organi e le cornee, salvando cinque persone.
Ad Andrea Mongiardo, un ragazzo di Roma affetto da gravi malformazioni cardiache, è andato il cuore, grazie al quale ha vissuto altri 22 anni. Il fegato è andato all’allora diciannovenne Maria Pia Padalà, che si trovava in coma nel momento in cui si è consumata la tragedia dei Green. La ragazza è poi guarita, si è sposata e ha chiamato il suo primo figlio Nicholas, in onore del bambino statunitense. I reni sono andati alla quindicenne Anna Maria Di Ceglie e a Tino Motta, un bimbo di soli dieci anni. Il pancreas ha restituito la vita a Silvia Ciampi, affetta da una grave forma di diabete. E le cornee hanno restituito la vista a Francesco Mondello e Domenico Galletta.
Tutto ciò ha innescato quello che è stato chiamato “Effetto Nicholas”. Infatti, nel 1994 l’Italia si trovava agli ultimi posti in Europa per numero di donazioni di organi, frenata da diffidenza e scarsa informazione. Ma il gesto di Reginald e Maggie ha scatenato un’autentica rivoluzione emotiva e civile. Già l’anno dopo, i trapianti in Italia sono cresciuti del 25%. Nel decennio successivo, il tasso di donatori nel Paese è triplicato, salvando migliaia di vite.
Sonia Sabatino
