
Il Festino dello Sperone, giunto alla sua terza edizione, organizzato da Associazione Amici dei Musei Siciliani, presieduta da Bernardo Tortorici di Raffadali, dall’Istituto comprensivo Sperone – Pertini e infine dall’associazione L’Arte di Crescere, quest’anno sceglie il titolo “Scripta Manent” e introduce un’immagine destinata a lasciare il segno: Santa Rosalia che attende il tram alla fermata di via Pietro Balsamo, nei pressi della Stazione centrale, sale a bordo come una qualsiasi cittadina e raggiunge il quartiere, alla fermata Di Vittorio. Una scena semplice, ma carica di significato, che restituisce alla patrona di Palermo una dimensione quotidiana e umana, capace di avvicinarla soprattutto alle nuove generazioni.
Le prime due edizioni avevano già costruito un percorso simbolico: la prima aveva restituito alla città un’opera d’arte, la seconda aveva aperto lo sguardo verso il mare. Quest’anno la scelta è quella di attraversare la quotidianità, affidando al tram il compito di accorciare le distanze geografiche e umane. Santa Rosalia lunedì 9 Novembre non arriverà dall’alto né osserverà lo Sperone da lontano: aspetterà la vettura alla fermata di via Balsamo, come una delle tante persone che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico. Salirà sul tram 3P della linea 1, dedicato a padre Pino Puglisi e messo a disposizione da Amat, per raggiungere il quartiere. Un progetto inizialmente immaginato con un arrivo in volo, grazie alla disponibilità dell’Aeroclub Palermo, e successivamente ripensato in una forma ancora più vicina alla vita dei cittadini.
L’intento del Festino è chiaro: non è la periferia che deve raggiungere il centro per sentirsi parte della città, ma è la città che deve imparare ad attraversare le proprie periferie, riconoscendone le energie, le aspirazioni e le risorse.
Dietro questa iniziativa c’è il lavoro della dirigente scolastica Antonella Di Bartolo, che attraverso l’Istituto comprensivo Sperone-Pertini ha trasformato il Festino in un appuntamento culturale, educativo e popolare, capace di coinvolgere la comunità e costruire un legame più consapevole con il territorio. Non si tratta una celebrazione calata dall’alto, ma un percorso che parte dai bambini, dalle loro parole e dai loro desideri, per restituire allo Sperone il diritto di raccontarsi attraverso le proprie bellezze, senza nascondere le criticità.
Come nasce questa iniziativa e quale significato assume per la scuola, gli studenti e l’intero quartiere?
«Il Festino giunge alla sua terza edizione perché è diventato un evento che il quartiere ormai attende. È nato per dare protagonismo alle voci dei bambini e delle bambine, ai loro immaginari, e per proporre un’offerta culturale che parta proprio dalle periferie, dove spesso non si investe abbastanza in questo ambito. È anche un modo per avvicinare la Santuzza, il cui culto è molto sentito nel quartiere, e renderla accessibile a tutti, a livello di strada, alla portata di ogni uomo e donna, bambino e bambina. Un’occasione per incontrare questa figura così bella, affascinante e sacra, nella sacralità della quotidianità» – racconta Antonella Di Bartolo.
Quali sono le novità di questa edizione e in che modo la scrittura, la cultura e la partecipazione dei ragazzi diventano strumenti per raccontare e valorizzare lo Sperone?
«Alla base dell’idea della scrittura che rimane, delle parole che lasciano un segno, c’è un lungo momento di riflessione su sé stessi, sulle proprie aspettative, sui propri talenti e desideri, non soltanto personali ma anche di comunità. È bello pensare che la luce dei bambini e delle bambine, che sono essi stessi portatori di luce, possa rimanere nel quartiere attraverso le luminarie costruite artigianalmente insieme a Domenico Pellegrino».
Le parole scelte dai bambini – vita, speranza, futuro, coraggio, volare – diventano così messaggi luminosi consegnati allo spazio pubblico. Non semplici decorazioni, ma pensieri che raccontano il modo in cui i più piccoli guardano il presente e immaginano il domani. Saranno proprio loro a prendere per mano la Santa, accompagnandola davanti alla scuola e nei luoghi della propria quotidianità, tra spazi di gioco, strade e desideri ancora da realizzare.
«I bambini mostreranno alla Santuzza lo Sperone, con tutto quello che c’è e quello che ancora si attende, senza nascondere nulla: né le bellezze né le criticità», aggiunge la dirigente scolastica.
Guardando al futuro, il Festino potrebbe diventare un appuntamento capace di lasciare un segno duraturo nella comunità e contribuire a trasformare il quartiere?
«L’appuntamento del Festino è già diventato qualcosa che il quartiere attende con grande partecipazione, tanto da riuscire a movimentare l’intera comunità. È dunque un segno che rimane. Ci auguriamo di riuscire a far guardare lo Sperone, e anche le altre periferie, con occhi un po’ più liberi dai pregiudizi. Non ci sono soltanto criticità: esistono tante risorse e la luce più forte è quella dei bambini e delle bambine. Se noi adulti diamo ascolto a loro e ci lasciamo guidare, probabilmente abbiamo ancora una possibilità».
Accanto alle voci dei bambini, il Festino accoglierà anche quelle delle donne attraverso “Rosalia tra noi”, un percorso di ascolto e scrittura collettiva curato dall’associazione L’Arte di crescere, in collaborazione con la comunità scolastica. Un’occasione per condividere parole, desideri, bisogni e richieste rivolte alla Santuzza, fino a comporre una preghiera laica collettiva, espressione di un sentire comune. La festa diventa così uno spazio in cui la comunità si riconosce, si racconta e trova la possibilità di dare voce anche a chi troppo spesso rimane inascoltato.
L’iniziativa ha ricevuto anche il riconoscimento dell’assessore alla Cultura del Comune di Palermo, Antonio Rini, che ne sottolinea il valore come esperienza da prendere a modello: «Non sono i quartieri che vanno da Santa Rosalia, ma è Santa Rosalia che va nei quartieri. Questo è un modello replicabile ed è sicuramente un esempio anche per altre scuole o per altri quartieri».
Rini evidenzia inoltre la forza di una Santa che va incontro alla gente, raggiungendoli nei luoghi in cui vivono: «Santa Rosalia va incontro ai cittadini e quindi nei quartieri con una grande carica umana, facendo sentire la Santa ancora più vicina ai cittadini, dando loro fede ma anche coraggio nell’affrontare le difficoltà». Un riconoscimento che individua nel progetto non soltanto una manifestazione legata alla tradizione religiosa, ma un’esperienza di partecipazione capace di mettere in relazione e lasciare un segno tra istituzioni, scuola e territorio.
È proprio in queste parole che si ritrova il senso di “Scripta Manent”: restano le parole scelte dai bambini e trasformate in luce, restano le voci delle donne raccolte in una preghiera, resta la memoria di una comunità che rivendica il diritto di essere vista e ascoltata. E quest’anno resterà anche il ricordo di Santa Rosalia che prende un tram, attraversa la città e arriva allo Sperone come una donna tra le altre, pronta a incontrare gli abitanti.
Il Festino diventa così molto più di una festa popolare: è un esercizio collettivo di appartenenza, un percorso culturale ed educativo in cui arte, tradizione, fede e partecipazione si incontrano. Perché il cambiamento di un quartiere comincia anche dalla possibilità di riconoscersi in una storia comune. E se a indicare la strada sono i bambini, forse gli adulti possono imparare nuovamente a guardare la città con occhi diversi.
Federica Dolce

