Filicudi, tra antichi villaggi preistorici, leggende di majare e sentieri affacciati sul mare

Tra leggende, vulcani sommersi, grotte misteriose e sentieri affacciati sul mare, Filicudi è l’isola delle Eolie dove il silenzio diventa esperienza. Un viaggio nell'isola oltre l'isola

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Filicudi, isole eolie
foto di Francesca Salerno e Clementina Catania
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Proprio in quest’isola si comprende che c’è un bene che oggi vale più dell’oro, del petrolio e perfino del tempo libero. A Filicudi quel bene si trova ancora in abbondanza: il silenzio.

Può sembrare strano dirlo in un’epoca in cui il turismo cerca continuamente nuove destinazioni, ma questa piccola isola delle Eolie continua a sfuggire alle logiche della velocità. Non perché sia difficile da raggiungere, ma perché sembra aver scelto di restare fedele a se stessa.

Filicudi non conquista con grandi monumenti o attrazioni costruite per stupire. Lo fa in modo più sottile, anzi silenzioso. Qui il protagonista è ciò che manca: il traffico, il rumore, la fretta.

È forse per questo che molti la definiscono l’isola la più autentica dell’arcipelago eoliano.

Il suo nome deriva dall’antico greco Phoinikoussa, l’isola delle felci, e già questa origine racconta una storia diversa rispetto alle immagini da cartolina associate alle località balneari più celebri. Filicudi appare quasi selvaggia, dominata da una natura che ha ancora il sopravvento sull’uomo.

La prima impressione, arrivando dal mare, è quella di una terra antica. Non è soltanto una sensazione. Gli archeologi hanno scoperto che l’isola era abitata già nell’età del Bronzo. Sul promontorio di Capo Graziano si trovano infatti i resti di un villaggio preistorico che ha dato il nome a una delle più importanti culture della Sicilia antica.

Passeggiare tra quelle pietre significa attraversare oltre tremila anni di storia guardando lo stesso mare osservato dagli abitanti che vivevano qui quando ancora Roma non esisteva.

Ma Filicudi non è soltanto archeologia.

Infatti, come ogni isola che si rispetti, custodisce racconti sospesi tra realtà e leggenda.

La più famosa riguarda le misteriose “majare”, donne considerate depositarie di antichi saperi e pratiche magiche. Per secoli gli isolani hanno raccontato storie di incantesimi, guarigioni e fenomeni inspiegabili che alimentavano un’aura quasi mistica attorno all’isola.

Ancora oggi, parlando con gli abitanti più anziani, emergono aneddoti che sembrano appartenere a un mondo lontano, quando il mare e la natura erano percepiti come forze da rispettare e temere.

Anche il paesaggio contribuisce a percepire e vivere questa atmosfera.

Al largo della costa emerge la Canna, uno spettacolare faraglione vulcanico alto oltre 70 metri che sembra spuntare dal mare come una torre costruita da una civiltà scomparsa. Poco distante si trova lo scoglio Montenassari, mentre lungo la costa si aprono grotte che per secoli hanno alimentato storie di pirati e rifugi segreti.

Tra queste spicca la Grotta del Bue Marino, a volte chiamata Grotta della Foca Monaca o Grotta Verde, la più grande cavità marina naturale delle isole Eolie che deve il nome alla foca monaca, un tempo presenza abituale nelle acque del Mediterraneo.

Ma il vero spettacolo di Filicudi non si fotografa facilmente.

È un’esperienza sensoriale.

Camminando lungo i sentieri che collegano i piccoli borghi dell’isola, si scopre che il silenzio non significa assenza di suoni. Al contrario. Si sentono il vento che attraversa la macchia mediterranea, il richiamo degli uccelli marini, il rumore delle onde che si infrangono sulle rocce vulcaniche.

Sono suoni che nelle città vengono coperti dal rumore di fondo e che qui tornano protagonisti.

Forse è proprio questa la ragione per cui scrittori, artisti e viaggiatori continuano a scegliere Filicudi. Non per trovare qualcosa, ma per togliere il superfluo.

Lo aveva intuito anche il poeta e scrittore francese André Gide, che sosteneva come il viaggio più importante fosse quello che cambia il nostro modo di guardare le cose. Filicudi sembra nata per questo.

Nell’epoca delle notifiche continue e della connessione permanente, l’isola offre un’esperienza sempre più rara: la possibilità di rallentare davvero.

Ecco perché Filicudi rappresenta perfettamente l’idea di una Sicilia oltre la Sicilia.

Un luogo che appartiene geograficamente all’Isola, ma che per atmosfera, ritmi e percezioni sembra esistere in una dimensione tutta sua.

Qui il lusso non è ciò che si possiede.

È ciò che finalmente smette di fare rumore.

Federica Dolce

foto di Francesca Salerno e Clementina Catania