Il nuovo Report dell’Osservatorio sul Giornalismo Digitale scatta una fotografia spietata ma necessaria: nell’era dell’informazione frammentata e degli algoritmi, il cronista deve scegliere se diventare un “curatore etico” o scivolare nell’irrilevanza
Non è solo una questione di fatturati che migrano verso le Big Tech o di edicole che chiudono. La crisi che il giornalismo sta attraversando nel 2025 tocca le fondamenta stesse del patto di fiducia tra media e cittadini. Il Report 2025 dell’Osservatorio sul Giornalismo Digitale, promosso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) in collaborazione con AGCOM e il Garante della Privacy, delinea uno scenario dove la tecnologia non è più il futuro, ma un presente pervasivo che impone nuove regole del gioco.
La “tempesta perfetta”: perché non cerchiamo più le notizie
Uno dei dati più allarmanti che emerge dal rapporto è la mutazione del consumo di news. Siamo passati dalla ricerca attiva all’informazione incidentale. L’utente medio non “va” sulle notizie; ci “sbuca” sopra mentre scorre il feed di un social network o di una piattaforma di messaggistica.
Questo fenomeno porta con sé la perdita del brand giornalistico: la fonte diventa irrilevante rispetto al contenuto, spesso consumato in modo rapido, emotivo e decontestualizzato. In questo scenario, la missione del giornalismo, informare per formare una coscienza civile, rischia di fallire per mancanza di interlocutori attenti.
L’Intelligenza Artificiale: opportunità o “sbobba digitale”?
Il 2025 segna il consolidamento dell’IA generativa nelle redazioni. Il report non usa toni apocalittici ma invita alla vigilanza. Se da un lato l’IA può potenziare il giornalismo investigativo analizzando moli di dati un tempo inaccessibili, dall’altro incombe il rischio della cosiddetta “AI slop” (la sbobba artificiale): contenuti mediocri, prodotti in serie per soddisfare i motori di ricerca, che svuotano l’informazione di profondità e spirito critico.
La risposta dell’Ordine è netta: la trasparenza è l’unica difesa. Il nuovo Codice Deontologico impone di dichiarare l’uso dell’IA, ribadendo che la responsabilità ultima dei fatti pubblicati resta, e deve restare, in capo all’essere umano.
Oltre il Paywall: alla ricerca di un nuovo business
Economicamente, il settore resta fragile. Gli accordi con le multinazionali dell’IA per l’addestramento dei modelli sui contenuti giornalistici portano nelle casse degli editori briciole (circa l’1% del fatturato). La sopravvivenza, suggerisce il report, passa per l’ibridazione: non solo abbonamenti digitali, ma eventi, formazione e una presenza sul territorio che trasformi il giornale in un “hub della comunità”.
Le sfide per il futuro: educare il lettore
Il report si chiude con una chiamata alle armi per la formazione. Non basta formare i giornalisti alle nuove tecnologie; serve un’alfabetizzazione mediatica per il pubblico, a partire dalle scuole. Solo un lettore capace di distinguere tra una notizia verificata e un’allucinazione algoritmica può garantire la sopravvivenza di una stampa libera.
“La rilevanza non è un diritto acquisito“, conclude il documento. In un mondo saturo di stimoli, il giornalismo tornerà centrale solo se saprà essere meno veloce ma più attendibile, meno gridato ma più profondo. La sfida del 2025 è tutta qui: restare umani in un ecosistema di macchine.