Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà: sostenibilità significa poter garantire a tutti una vita dignitosa

Avere una casa sicura. Un lavoro soddisfacente. Un salario dignitoso. Accesso adeguato alle cure, allo studio, alla possibilità di crearsi un futuro. Per milioni di persone nel mondo, tutto questo non è ancora scontato

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Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà
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Il 17 ottobre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su una delle sfide più profonde dello sviluppo sostenibile. La data: È stata scelta per ricordare il 17 ottobre 1987, quando migliaia di persone si riunirono in Place du Trocadéro a Parigi per dichiarare che la povertà estrema è una violazione dei diritti umani. L’istituzione: L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha reso ufficiale la ricorrenza nel dicembre 1992 con la Risoluzione 47/196.

D’altronde questo tema è anche monitorato attraverso il primo e il secondo obiettivo dell’Agenda 2030 ed era il primo degli obiettivi dei Millenium Development Goals. A livello globale e in Italia, per esempio l’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030 (“Sconfiggere la fame“) registra lievi progressi ma resta in grave ritardo rispetto alla tabella di marcia per il 2030, frenato da crisi climatiche, conflitti e shock economici. Dati ufficiali delL’ONU riportano che L´8,2% della popolazione mondiale era denutrita nel 2024 e l’Italia registra 2, 2% della popolazione vive nell’insicurezza alimentare.

Se guardiamo valori assoluti, ancora oggi, oltre 2,8 miliardi di persone nel mondo vivono forme di inadeguatezza o insicurezza abitativa. Oltre 824 milioni di persone vivono ancora in povertà estrema. Secondo gli ultimi aggiornamenti della Banca Mondiale, nel 2024 oltre 824 milioni di persone vivevano in condizioni di povertà estrema, sulla base della soglia internazionale aggiornata di 3 dollari al giorno a parità di potere d’acquisto 2021. Si tratta di circa una persona su dieci nel mondo.

La stima per il 2026 indica una riduzione ancora molto limitata, dal 10,1% nel 2024 al 9,8% nel 2026. Se guardiamo al lungo periodo, i progressi sono stati enormi: nel 1990 oltre il 40% della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema. Ma il ritmo del miglioramento sta rallentando. E soprattutto non tutte le persone hanno le stesse possibilità di affrontare una crisi. Per una famiglia fragile, la perdita del lavoro, una malattia, un aumento improvviso del costo del cibo o dell’energia, un’alluvione o un danno all’abitazione possono essere sufficienti per precipitare nuovamente nella povertà. La povertà non è soltanto una questione di reddito. È un fenomeno profondamente sociale, economico e umano

Vista l’importanza del tema e la crisi politica che stiamo vivendo, per il periodo 2026–2028, il tema individuato dalle Nazioni Unite è “Uniti per la pace e i diritti umani”, “United for Peace and Human Rights”. Il tema del 2026 è “Una casa sicura per tutti”.  “Safe Homes for All”. Un tema che mette al centro un diritto essenziale: poter vivere in un luogo sicuro, adeguato e dignitoso.

Ad aggravare la situazione si aggiungono il cambiamento climatico e altri impatti sull’ecosistema, come sulla risorsa idrica contribuendo ulteriormente ad aggravare la vulnerabilità di questa parte della popolazione mondiale.

Cosa possiamo fare? Come possiamo intervenire noi comuni cittadini e cosa possiamo chiedere ai diversi produttori al fine di ridurre l’impatto sociale e ambientale e ridurre la fame nel mondo?

La lotta alla povertà riguarda infatti anche i salari, gli orari e le opportunità offerte dal lavoro lungo le filiere produttive. Dietro un alimento, un capo di abbigliamento o un dispositivo elettronico ci sono persone che coltivano, estraggono materie prime, trasformano, assemblano e trasportano. Per comprendere la sostenibilità di questi prodotti occorre considerare anche se il lavoro svolto consenta loro di soddisfare i bisogni fondamentali propri e delle loro famiglie.

La Social Life Cycle Assessment (S-LCA) permette di valutare gli impatti sociali generati su tutti i portatori di interesse o stakeholder coinvolti lungo il ciclo di vita di prodotti e servizi: i lavoratori sono sicuramente tra i principali stakeholder da considerare. Tra le sottocategorie riferite ai lavoratori, Salario equo (Fair salary), che comprende la valutazione di un salario dignitoso, e Ore lavorative (Working hours) offrono una prospettiva concreta sul legame tra produzione, povertà e benessere.

Salario dignitoso: poter vivere del proprio lavoro

In accordo con la International Labour Organization (ILO) Uno stipendio dignitoso (noto anche come salario dignitoso o living wage) è una retribuzione minima necessaria che permette a un lavoratore e alla sua famiglia di coprire le spese per i bisogni fondamentali e di condurre un tenore di vita accettabile. Le spese necessarie fanno riferimento al costo per alimentazione adeguata, abitazione, salute, istruzione e altri bisogni essenziali. Il rispetto del salario minimo legale è fondamentale, ma non garantisce sempre una retribuzione sufficiente rispetto al costo della vita locale.

Qui emerge il collegamento con la fame: chi partecipa alla produzione di beni, compresi gli alimenti, dovrebbe poter acquistare cibo nutriente con il reddito del proprio lavoro. Retribuzioni insufficienti possono mantenere le famiglie in una condizione di vulnerabilità, costringendole a scegliere quali necessità soddisfare e quali rinviare.

Per questo, ai produttori possiamo chiedere di verificare la distanza tra le retribuzioni effettive e un riferimento credibile di salario dignitoso nel territorio in cui operano. La verifica dovrebbe riguardare anche i fornitori e accompagnarsi a obiettivi misurabili per colmare le eventuali differenze.

Ore lavorative: un reddito adeguato senza straordinari eccessivi

La valutazione del salario deve essere letta insieme a quella delle ore lavorative. La S-LCA considera il rispetto delle regole sugli orari, i riposi e le condizioni degli straordinari, compresi volontarietà e compensazione.

Un lavoratore che raggiunge un reddito sufficiente soltanto attraverso turni prolungati e straordinari continui rimane esposto a una condizione problematica. L’obiettivo è poter vivere dignitosamente con la retribuzione dell’orario ordinario, senza sacrificare sistematicamente riposo, salute e tempo per la famiglia.

Possiamo quindi chiedere alle imprese di documentare gli orari effettivi, anche durante i picchi produttivi, e di organizzare il lavoro in modo da evitare che scadenze e volumi di produzione ricadano sui lavoratori sotto forma di carichi eccessivi.

La responsabilità dei produttori e il contributo dei cittadini

Queste richieste devono coinvolgere anche le modalità con cui i marchi acquistano dai propri fornitori. Prezzi, tempi di consegna e modifiche degli ordini dovrebbero consentire una produzione compatibile con salari dignitosi e orari sostenibili. Chiedere miglioramenti sociali richiede anche condizioni commerciali che li rendano concretamente possibili.

Come cittadini possiamo domandare: «Chi realizza questo prodotto riceve un salario dignitoso? Quante ore deve lavorare per ottenerlo?» Possiamo chiedere dati, risultati delle valutazioni S-LCA e aggiornamenti sui miglioramenti raggiunti. Le risposte dovrebbero indicare quali parti della filiera sono state analizzate, quali lavoratori sono stati coinvolti e quali criticità restano da affrontare.

Le scelte di acquisto possono sostenere le imprese che documentano questi impegni, compatibilmente con le possibilità economiche di ciascuno. Anche associazioni dei consumatori e richieste collettive possono promuovere maggiore trasparenza. La responsabilità di garantire condizioni dignitose resta comunque in capo alle imprese e alle istituzioni: non può essere affidata soltanto alla disponibilità dei consumatori a pagare di più.

Integrare sostenibilità sociale e ambientale

La riduzione degli impatti ambientali deve procedere insieme al miglioramento delle condizioni di lavoro. Alla S-LCA possiamo affiancare la LCA ambientale, chiedendo ai produttori di rendere conto sia delle prestazioni sociali sia di emissioni, consumi d’acqua e uso delle risorse. Un obiettivo ambientale dovrebbe essere raggiunto attraverso innovazione e migliore organizzazione, tutelando le persone coinvolte.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà invita dunque a guardare anche alle condizioni di lavoro incorporate nei prodotti di uso quotidiano. Salari dignitosi e orari sostenibili possono contribuire a ridurre la povertà alimentare e a rafforzare l’autonomia delle famiglie. Pur non affrontando tutte le cause della fame, rappresentano un ambito concreto nel quale produttori, istituzioni e cittadini possono intervenire.

Marzia Traverso e Maria Antonella Cigno

Circular Srl