Il Mediterraneo non è più un semplice confine meridionale, ma il baricentro geopolitico e scientifico attorno a cui ridefinire il futuro delle relazioni tra il continente europeo e quello africano.
È questo il messaggio emblematico emerso dall’incontro svoltosi presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo, dove le massime istituzioni accademiche, nazionali ed europee si sono date appuntamento per un confronto ad alto livello intitolato “Il Mediterraneo nelle nuove priorità europee e nazionali: La ricerca e l’innovazione nella cooperazione con il Mediterraneo e l’Africa”.
L’evento ha segnato un punto di svolta ideale nel modo di concepire il ruolo strategico del Mezzogiorno d’Italia nelle dinamiche internazionali. Ad aprire i lavori e a fissare le coordinate dell’iniziativa è stato il Rettore dell’Ateneo palermitano, Massimo Midiri, che ha chiarito fin dalle prime battute la portata dell’impegno dell’università: «La giornata di oggi vede la presenza di attori istituzionali di primissimo ordine come il Ministero della Ricerca, il Ministero degli Affari Esteri, l’Agenzia Nazionale per la Ricerca Europea e le istituzioni locali e regionali; tutto questo serve a ribadire la centralità della nostra terra e della nostra università per aprire un ragionamento di promozione culturale a tutto tondo».
La notizia principale che emerge dalla giornata palermitana è proprio la ferma volontà delle istituzioni di superare una secolare narrazione di marginalità per accreditare la Sicilia come laboratorio propulsore di progetti innovativi e ponte infrastrutturale e scientifico tra le due sponde del Mare Nostrum.
Il convegno, co-organizzato dall’Università degli Studi di Palermo insieme all’APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), ha infatti individuato nel Mediterranean Pact la nuova cornice di riferimento entro cui canalizzare risorse, strumenti finanziari e programmi di cooperazione strategica.
La visione di Massimo Midiri: il ruolo guida dell’Ateneo tra sostenibilità, energia e prospettiva africana
Nel suo intervento, Midiri ha tratteggiato il profilo di un’università dinamica e consapevole della propria responsabilità storica e territoriale. L’Ateneo di Palermo, definito a pieno titolo un “Mega Ateneo del Sud”, intende porsi all’avanguardia nei processi di internazionalizzazione della ricerca, assumendo una posizione di leadership diffusa nel Mezzogiorno e nell’intero bacino mediterraneo.
Secondo Midiri, il confronto promosso nell’Aula Magna rappresenta il punto d’avvio formale di un percorso operativo complesso e ambizioso, capace di unire e mettere a sistema una pluralità di settori chiave per lo sviluppo e la coesione socio-economica. La promozione culturale proposta dall’Ateneo spazia dall’economia circolare alla sostenibilità ambientale, toccando il tema cruciale della transizione energetica e definendo buone pratiche applicative nello stampo del Piano Mattei per l’Africa.
Il Rettore ha lanciato un segnale chiaro e diretto al Governo nazionale e ai partner europei: l’Università di Palermo si candida ufficialmente a essere l’istituzione apripista nell’esecuzione di progetti scientifici e tecnologici di avanguardia, concepiti ed elaborati in Sicilia ma destinati a essere esportati direttamente nei Paesi africani.
Questa capacità di trasferimento tecnologico e metodologico mira a generare un impatto positivo concreto e duraturo sulle condizioni di vita delle popolazioni locali dei Paesi partner. Un passaggio fondamentale del discorso del Rettore riguarda la percezione culturale della Sicilia da parte delle comunità internazionali.
Midiri ha evidenziato con forza come sia necessario scardinare l’idea preconcetta della Sicilia quale periferia remota d’Europa, affermando con orgoglio la sua natura intrinseca di prima “porta d’ingresso” del continente.
Un concetto, questo, che viene perfettamente compreso, apprezzato e valorizzato dai partner internazionali ed esteri, pronti ad avviare sinergie strutturate con l’Ateneo palermitano e con la rete universitaria siciliana. Il percorso inaugurato intende strutturare in tempi brevi soluzioni organizzative solide per guidare le trasformazioni del futuro.
L’analisi di Massimo Dell’Utri: la Sicilia come hub regionale e la proiezione estera dell’Italia
A rafforzare il quadro politico e diplomatico dell’iniziativa è stato l’intervento del Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Massimo Dell’Utri. La sua analisi si è concentrata sul posizionamento geopolitico dell’Italia e sulla necessità di guidare un’azione coordinata e coesa dell’intera Unione Europea nei confronti dell’Africa.
Dell’Utri ha sottolineato come la collocazione geografica della Sicilia, posta esattamente al centro della linea di intersezione mediterranea, la renda la candidata naturale a svolgere la funzione di interfaccia privileged con le nazioni africane. Per la diplomazia italiana, il rafforzamento dei legami con il continente africano costituisce un’assoluta priorità strategica, sostenuta con vigore nell’ambito dell’Unione Europea attraverso un’iniziativa sistemica che vede il Piano Mattei — fortemente voluto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e declinato operativamente dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani — come pilastro fondante della politica estera nazionale.
Nelle parole del Sottosegretario, la Sicilia non deve essere considerata un semplice punto di transito, bensì un vero e proprio “hub regionale” integrato all’interno del bacino del Mediterraneo. Un polo istituzionale, economico e culturale capace di fare da tramite e da cerniera tra i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, l’Africa subsahariana e le istituzioni comunitarie a Bruxelles. Questo ruolo di raccordo richiede un’azione sinergica e multilivello in cui la diplomazia scientifica gioca una parte di primo piano.
Attraverso il coordinamento tra il ministero degli Affari Esteri, il ministero dell’Università e della Ricerca e le infrastrutture locali, l’Italia intende promuovere un modello di cooperazione paritaria, lontano da logiche paternalistiche del passato, fondato sulla condivisione delle conoscenze, sullo sviluppo sostenibile e sull’aumento della resilienza economica dei Paesi del Mediterraneo allargato.
La prospettiva di Roberto Lagalla: dalla centralità geografica alla piattaforma digitale, il valore delle giovani generazioni
L’intervento del Sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha offerto una riflessione profonda sul significato della vocazione mediterranea della Sicilia, invitando a superare le scorciatoie retoriche del passato. Lagalla ha evidenziato come per lungo tempo si sia dato per scontato un assunto quasi automatico: l’idea che la semplice posizione geografica al centro del mare bastasse a fare della Sicilia il cuore pulsante del Mediterraneo.
Secondo il primo cittadino, la centralità geografica è una condizione necessaria ma non sufficiente. La Sicilia diventerà davvero il cuore effettivo del Mediterraneo soltanto nella misura in cui saprà tessere in maniera compiuta e moderna una fitta rete di relazioni politiche, un network efficiente di trasporti e un’infrastruttura di connessione materiale e immateriale.
In questo contesto, il Piano Mattei si inserisce in modo intelligente, offrendo gli strumenti strategici affinché l’Italia riprenda pienamente il proprio ruolo di punto di riferimento fondamentale per il continente africano e per il Vicino Oriente.
Tra le opportunità più straordinarie individuate da Lagalla spicca il settore del digitale. Richiamando recenti rilevazioni della stampa specialistica sulla strategicità dei cavi sottomarini e delle reti di connessione che attraversano l’Isola, il Sindaco ha caldeggiato la trasformazione della Sicilia in una vera e propria “piattaforma digitale” euro-mediterranea. Un’infrastruttura ad alta tecnologia capace di moltiplicare istantaneamente le occasioni di cooperazione e scambio di dati tra le due sponde.
Tuttavia, come sostenuto con forza da Lagalla, l’infrastruttura digitale e i collegamenti di trasporto devono poggiare su ulteriori pilastri fondamentali: le relazioni economiche, la cooperazione produttiva e, soprattutto, la collaborazione accademica e scientifica.
È unicamente attraverso la formazione di qualità e la costruzione di percorsi formativi condivisi riservati alle giovani generazioni che si può educare alla cultura della mutua cooperazione. Solo investendo sul capitale umano e sui giovani ricercatori si potrà trasformare la centralità puramente geografica della Sicilia in una centralità reale, viva e duratura.
Mario Catalano