Il motore fuoribordo tace all’improvviso: nuovi sbarchi a Lampedusa, 315 migranti giunti nelle ultime ore

Otto sbarchi a Lampedusa nelle ultime 36 ore hanno portato 315 migranti sull'isola, tra soccorsi in mare e approdi autonomi. L'hotspot di Contrada Imbriacola ospita 448 persone. Avviate le procedure d'identificazione e il piano di trasferimenti verso la terraferma

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Il motore fuoribordo tace all’improvviso, soffocato dalla salsedine e dall’usura, mentre l’oscurità del Canale di Sicilia inghiotte l’orizzonte senza lasciare punti di riferimento. Sul gommone di nove metri stipato fino all’inverosimile, l’aria profuma di carburante bruciato e sale, spezzata soltanto dai bisbigli in arabo e farsi e dal rumore metallico delle onde contro le fiancate schiacciate dal peso dei corpi.

Poi, lontana nel buio, compare una lama di luce rotante: il faro di Lampedusa che fende il mare e segnala la fine dell’abisso invisibile. In quel preciso istante, l’inconfondibile rombo delle motovedette della Guardia Costiera squarcia il silenzio dell’acqua, trasformando la paura paralizzante della traversata nell’ennesima operazione di soccorso lungo il confine meridionale d’Europa.

Lampedusa sotto pressione: la sequenza incessante degli sbarchi nelle ultime 36 ore

La costa più avanzata d’Europa torna a registrare ritmi serrati d’approdo lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Nell’arco delle ultime 36 ore si sono susseguiti otto distinti eventi di sbarco che hanno portato complessivamente 315 migranti sulla terraferma dell’isola di Pelagie.

Un flusso ininterrotto di barchini e gommoni ha impegnato senza sosta le unità navali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, evidenziando una ripresa decisa delle partenze dai litorali nordafricani in presenza di temporanee finestre di stabilità meteo-marittima.

Le dinamiche dei soccorsi riflettono schemi ormai consolidati: imbarcazioni precarie, spesso prive dei requisiti minimi di galleggiabilità e sicurezza, lanciate verso l’alto mare con motori sovraffollati ed equipaggiamenti di salvataggio del tutto insufficienti.

Nonostante l’intensificazione dei pattugliamenti di frontiera, diversi natanti riescono a spingersi fino a ridosso dei punti più scoscesi dell’isola prima di venire intercettati o di arenarsi.

La geografia dei trasferimenti: dagli scogli di Le Acque a Cala Galera

Tra le operazioni condotte dai soccorritori risaltano interventi eseguiti in condizioni logistiche estremamente complesse. L’ultimo gruppo sbarcato sull’isola, composto da 78 persone, tra cui 17 donne e 4 minori, è stato messo in sicurezza presso la scogliera in località Le Acque. I migranti viaggiavano ammassati a bordo di un barcone di legno di appena dieci metri di lunghezza, giunto a ridosso dell’isola a motore spento e alla deriva.

Gestione logistica e tenuta dell’hotspot di Contrada Imbriacola

Con l’arrivo costante delle ultime imbarcazioni, la capienza dell’hotspot di Contrada Imbriacola è tornata sotto stretto monitoraggio prefettizio. Attualmente si contano 448 ospiti all’interno del centro di prima accoglienza, gestito con il supporto delle organizzazioni umanitarie e delle forze di polizia.

Le procedure di pre-identificazione, fotosegnalamento e primo screening sanitario procedono a ritmo serrato per evitare il sovraffollamento della struttura.

La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Ministero dell’Interno, ha già predisposto la macchina dei trasferimenti coordinati per alleggerire la presenza nell’isola: è stato disposto l’imbarco progressivo di aliquote di migranti sui traghetti di linea diretti verso Porto Empedocle, affiancato dall’impiego di unità navali militari e voli charter dedicati in base alle condizioni del meteo e alla disponibilità dei mezzi.

Il dispositivo di sicurezza marittima e la catena dei soccorsi al limite

Il costante susseguirsi degli approdi sul molo Favarolo e nelle baie dell’isola evidenzia il lavoro ininterrotto della filiera dei soccorsi. L’assetto navale attivo nel Canale di Sicilia garantisce l’avvistamento tempestivo delle carrette del mare grazie al supporto dei pattugliatori e dei mezzi aerei. Tuttavia, la pressione strutturale sul porto di Lampedusa riflette le criticità irrisolte della gestione dei flussi transfrontalieri.

Il personale medico del dispositivo sanitario dell’ASP di Palermo operante nell’isola lavora senza sosta per garantire le prime cure alle persone colpite da ipotermia, ustioni da carburante o traumi da schiacciamento rimediati durante le lunghissime ore di navigazione stipati nelle stive o sui gommoni galleggianti.

Roberto Greco