Nonostante le integrazioni documentali presentate dai proponenti nell’ambito della procedura di Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), la scelta di realizzare gli inceneritori Palermo Catania continua a mostrare gravissime criticità ambientali e territoriali. Le organizzazioni Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno depositato una memoria integrativa per formalizzare la propria ferma opposizione alla costruzione dei due impianti. L’atto ufficiale è stato indirizzato al Commissario Straordinario, al Dipartimento Regionale dell’Ambiente, alla Commissione Tecnica Specialistica (CTS) e a tutte le autorità competenti. Secondo le associazioni, si tratta di opere sovradimensionate e localizzate nel peggiore dei modi possibili, capaci di alterare la bellezza del paesaggio e di imporre costi illegittimi direttamente sulle tasche dei cittadini. Inoltre, l’ubicazione individuata espone la popolazione locale a sostanze cancerogene e a interferenti ormonali.
Forzature burocratiche e il nodo di Pantano d’Arci
L’analisi dettagliata della documentazione evidenzia lacune e anomalie profonde sotto i profili burocratico, legale ed economico. Risulta particolarmente illogica e illegittima l’approvazione dei progetti in Conferenza di Servizi avvenuta prima del completamento della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), un passaggio vincolante che potrebbe imporre prescrizioni tali da modificare la natura, la tecnologia o la localizzazione delle opere. Per quanto riguarda l’impianto previsto a Catania, viene contestata la declassificazione del vincolo paesaggistico nell’area di Pantano d’Arci dal I al III grado, un iter amministrativo di cui si chiede la verifica e che appare modificato ad hoc per consentire l’edificazione dell’inceneritore. Contestualmente, l’ipotesi di essiccare e bruciare i fanghi di depurazione negli inceneritori Palermo Catania risulta estremamente onerosa e incompatibile con le più recenti normative europee e nazionali.
Basso rendimento energetico e violazione dei parametri europei DNSH
Sotto l’aspetto tecnico ed energetico, i due impianti presentano un livello di efficienza estremamente ridotto. Essendo sprovvisti di teleriscaldamento e di sistemi di cogenerazione, solo il 30% del potenziale energetico verrà trasformato in energia elettrica, mentre il restante 70% verrà dissipato sotto forma di calore attraverso i fumi. Poiché il rendimento globale si attesta al di sotto della soglia del 50%, i progetti violano apertamente i criteri previsti dal regolamento Next Generation EU sul rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm – non arrecare un danno significativo all’ambiente).
Emissioni, rischi per la salute e il paradosso dei filtri
Un elemento di fortissima preoccupazione riguarda le conseguenze sanitarie sui cittadini residenti nei pressi degli inceneritori Palermo Catania. La documentazione prodotta prende in esame soltanto le emissioni medie calcolate su tempi estesi (giornalieri o annuali), tralasciando del tutto i picchi temporanei causati dall’avviamento, dall’arresto o da malfunzionamenti dell’impianto. In queste fasi, anche pochi minuti di esposizione ad alte concentrazioni di inquinanti possono causare danni permanenti alla salute. A questo si aggiunge l’impiego della tecnologia non catalitica (SNCR) per l’abbattimento degli ossidi di azoto, una scelta economica ma molto meno efficace della tecnologia catalitica (SCR). Si viene così a creare un palese paradosso: ai cittadini è vietato circolare con automobili prive di marmitta catalitica, ma si autorizza la realizzazione di un mega inceneritore sprovvisto di filtro catalitico.
Le richieste ufficiali delle associazioni: trasparenza e partecipazione
Alla luce di tutte queste anomalie, Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno ribadito le proprie richieste puntuali alle istituzioni. Le sigle chiedono l’immediato ritiro delle proposte progettuali per gli inceneritori Palermo Catania e il blocco definitivo del procedimento autorizzativo. Contestualmente, le associazioni sollecitano l’attivazione di una vera e propria inchiesta pubblica per assicurare la massima trasparenza decisionale e la piena partecipazione dei cittadini.
Mario Catalano