ITALIA, TRA LIBERTA’ E REGOLE. IL COSTO SOCIALE DELLE NOSTRE CONTRADDIZIONI.
Abitiamo in una Nazione dove chiunque può manifestare apertamente la propria opinione, anche inveendo contro chi non la pensa allo stesso modo; in un Paese dove è praticamente impossibile sgomberare forzatamente gli abusivi che occupano le case regolarmente acquistate dai loro proprietari; dove, per rimpatriare gli immigrati che non hanno titolo per restare in Italia, non solo dobbiamo seguire regole che spesso rendono impossibile il ritorno in patria, ma dobbiamo anche accertarci che il Paese da cui provengono sia effettivamente un “Paese sicuro”; dove, nel corso di una manifestazione, si può impunemente attaccare la Polizia senza conseguenze concrete; dove si possono sbeffeggiare i nostri Governanti senza che qualcuno ce lo possa impedire; dove il giusto principio della “riabilitazione” lascia spesso impuniti reati piuttosto gravi; dove la legittima difesa, di fronte a violente aggressioni, deve passare da un esame molto rigoroso circa la proporzionalità della difesa rispetto all’offesa ricevuta. E tanto altro ancora.
Capisco che potrebbe essere facile sostenere che tutto questo non sia giusto.
Ma quanto evidenziato, pur sottolineando l’evidente stato di degrado economico e sociale del quale da troppo tempo la nostra amata Italia soffre, è la diretta conseguenza di principi per noi assolutamente ineludibili, come la libertà e la democrazia, nonché del virtuoso sentimento della compassione verso le persone più fragili.
Ed allora, pur sperando nella più corretta possibile gestione di ogni comportamento umano da parte degli Organi preposti, proprio per l’assoluto rispetto della democrazia e della libertà di ognuno di noi, non dobbiamo lamentarci più di tanto del fatto che tutto ciò possa accadere.
Dobbiamo accettare le idee di chi ritiene che che la “giustizia riparatoria” sia la migliore soluzione per contemperare la giusta pena del reo con il principio costituzionalmente previsto della sua rieducazione; di chi pensa che la sicurezza di un delinquente che scappa debba prevalere sulla sicurezza di chi lo sta giustamente inseguendo; di chi contesta i controlli fiscali in azienda perché “invasivi” e contrastanti con i diritti fondamentali.
Ed al riguardo si ricorda che la Corte Europea sui Diritti dell’Uomo ha dichiarato che la disciplina italiana in materia di verifiche fiscali viola la disposizione contenuta nell’articolo 8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo nella parte che riguarda il rispetto della vita privata e del domicilio dei cittadini.
Anche chi scrive, per la verità, nella sua variegata carriera di dirigente del Ministero delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate, nonché di Giudice Tributario, ha sempre seguito i suddetti principi, assolutamente convinto che la “Giustizia”, quella vera, non è legata soltanto alle regole previste dalla legge, ma anche alla necessità di perseguire il “colpevole”, infliggendo anche la giusta punizione, ma che sia, così come peraltro previsto dalla Corte di Giustizia Europea, proporzionata rispetto all’errore o, comunque, al comportamento non corretto dell’autore della violazione.
Eppure, c’è chi sostiene che la libertà manchi e che la democrazia, di fatto, non esista più.
È chiaro che, proprio per i motivi precedentemente esposti, anche queste considerazioni vanno rispettate.
Il problema, quindi, non è tanto l’espressione, più o meno dura, delle proprie convinzioni, quanto la mancanza di qualunque tentativo di conciliare le diverse tendenze.
È questo il motivo che dimostra l’assoluta necessità della collaborazione tra i diversi gruppi politici. Una collaborazione che, purtroppo, non pare essere molto frequente.
La politica non deve avere come obiettivo quello di emanare norme che abbiano solo la caratteristica di essere diverse da quelle fatte in passato, ma deve mirare esclusivamente a fare buone leggi.
Deve porre il dialogo al centro del proprio lavoro, senza proporre norme ispirate esclusivamente all’ideologia.
La politica non deve imporre il proprio convincimento solo perché diverso da quello del partito oppositore, ma deve sempre cercare di trovare un punto d’incontro con i suoi interlocutori, valutando con obiettività quanto è stato fatto e proposto in precedenza, testando, prima di emanare una nuova legge, la sua validità e la sua potenziale efficacia nella società civile e cercando di trovare punti di incontro con le proposte provenienti dagli altri partiti.
Deve fare della chiarezza e della semplicità il punto forte di ogni disposizione, facendo propri i principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa (principalmente solidarietà e sussidiarietà), nella convinzione dell’assoluta necessità che i cittadini siano messi nelle condizioni di accettare le regole e i tributi indispensabili per una pacifica convivenza e per fruire nel migliore dei modi dei servizi pubblici resi dallo Stato.
Anche l’evasione fiscale (circa 100 miliardi di euro; 1.274 miliardi sono le tasse non riscosse negli ultimi 25 anni), per esempio, sarebbe sicuramente minore se i cittadini avessero maggiore consapevolezza di come il denaro a loro prelevato viene impiegato e fossero certi della corretta applicazione del principio della redistribuzione della ricchezza attraverso il sistema fiscale, un sistema che, come è noto, nel nostro Paese si applica grazie ai criteri della capacità contributiva e della progressività sanciti dall’articolo 53 della Costituzione.
Insomma, un partito politico – quello ipotizzato (ma purtroppo, molto probabilmente, utopistico) – non importa se di centro, di destra o di sinistra, che sappia mettersi veramente al servizio dei cittadini, specialmente nei momenti più difficili, evitando ogni occasione di scontro e trasformandola, invece, in occasione di incontro, dialogo e condivisione, senza proclami e demagogia. Tutto ciò al fine di realizzare quell’obiettivo che, anche in questo periodo caratterizzato da tante crisi e tanta violenza, coincide più che mai con la nostra vita e con il nostro lavoro.
Insomma, proprio come sottolineava Papa Francesco, sarebbe veramente tempo di “trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile”, in una “comunità impegnata di fratelli”.
Un obiettivo certamente molto difficile, ma al quale non dobbiamo mai dimenticare di puntare. L’alternativa è forse la perdita della nostra fantastica libertà e della nostra bella democrazia.