Da lassù Palermo sembra piccolissima. È la cima di Monte Pellegrino, dove i palermitani rispettano la loro devozione verso la Santuzza attraverso un rito: l’acchianata. Ci troviamo nel cuore del parco della Favorita, il magnifico polmone verde della città, a pochi passi c’è Mondello con la sua spiaggia. Ma è nella notte tra il 3 e il 4 settembre che la strada che porta sul monte pullula di gente che la percorre a piedi verso il santuario di Santa Rosalia. C’è chi compie questo gesto per ricevere una grazia dalla santa patrona di Palermo, c’è chi lo fa per “grazia ricevuta”. È un atto di fede al quale i palermitani non rinunciano e che racconta la loro devozione.
Si respira il silenzio dal monte con la sua sacralità ed è qui che Rosalia Sinibaldi ha scelto di vivere il suo eremitaggio tra la grotta e la natura.
Giovani e adulti percorrono da secoli la Scala Vecchia in un gesto di preghiera e devozione. Alcuni la percorrono scalzi in segno di penitenza, altri in ginocchio. Ma tutti portano sul monte e a Rosalia la speranza, la promessa. Emozioni condivise in un gesto, l’acchianata appunto.
E poi l’arrivo al santuario per una preghiera alla santa. Qualcuno veglia tutta la notte sino all’alba, altri portano ex voto.
Anche l’acchianata a Monte Pellegrino è un simbolo identitario. E rappresenta uno dei volti della città tra vita quotidiana, storia, fede e leggende. Una città che spesso arranca ma che si rialza sino ad arrivare alla meta, una città che non si arrende, proprio come i suoi fedeli che arrancano, inciampano e poi si rialzano e arrivano in cima per rinnovare il loro atto di fede nei confronti di Rosalia, che nel 1624 salvò i palermitani dalla peste.
Rosalia Sinibaldi, giovane nobildonna normanna, visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170, mentre sul trono del Regno di Sicilia sedevano prima Ruggero II, fondatore del Regno, e, dal 1154, Guglielmo I, che in seguito sarebbe stato soprannominato il «Malo».
Figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e delle Rose, Rosalia probabilmente abitò in una casa della borgata dell’Olivella vicino alla prima Chiesa a lei dedicata. Secondo la leggenda, Rosalia si sarebbe dovuta sposare con il nobile Baldovino, che la aveva avuta promessa in moglie dal Re al quale aveva salvato la vita. Cristo le apparse dentro lo specchio mentre Rosalia si preparava per la cerimonia di nozze. Da qui la scelta dell’eremitaggio. Dopo la prima esperienza che fece nel bosco di Palazzo Adriano, si trasferì sulle montagne della Quisquina (tra Bivona a odierna S. Stefano di Quisquina), da qui fece ritorno a Palermo, dove su Monte Pellegrino concluse la sua vita da eremita.
Rosalia morì il 4 settembre probabilmente nel 1170 nella grotta del Monte Pellegrino. Subito dichiarata Santa dall’Arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio. La Santa che nel 1624 liberò Palermo dalla peste.
Serena Marotta
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