Locatelli a Palermo: sulla disabilità serve “un cambio culturale”

Alla quarta tappa di «Prima le persone» la ministra per le Disabilità lega il progetto di vita, in sperimentazione anche in Sicilia, a un cambio di sguardo che a suo dire riguarda più di 13 milioni di italiani. In sala la Birra T21 dei ragazzi di SporT21 Sicilia e le arancine della cooperativa Etnos.

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Superare la frammentazione tra risposte sanitarie e risposte sociali, è su questo nodo che la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha costruito il suo passaggio a Palermo, dove sabato 3 ottobre, nella Sala Marina del Marina Convention Center, si è svolta la quarta tappa di “Prima le persone“, il ciclo di incontri con cui il Ministero porta nei territori la riforma della disabilità e il progetto di vita introdotto dal decreto legislativo 62 del 2024. Dopo Tor Bella Monaca, Ercolano e Rozzano, il confronto ha messo sullo stesso palco istituzioni, associazioni, famiglie e persone con disabilità.

«Ora noi obblighiamo nella legge tutte le istituzioni, gli enti che lavorano dando risposte alla vita delle persone con disabilità, a farlo insieme», ha spiegato la ministra a margine dell’incontro. «Sono obbligate a sedere nella stessa commissione multidisciplinare insieme alla persona e a scrivere il famoso progetto di vita». La norma, però, da sola non basta. Per Locatelli non bastano nemmeno le risorse, né la spinta che arriva dalle famiglie e dal Terzo settore, se tutti i soggetti coinvolti non cambiano il proprio modo di lavorare. Il passaggio che la ministra chiede, prima ancora che amministrativo, è, infatti, culturale.

«Dal punto di vista culturale c’è da fare davvero tanto, perché c’è ancora una parte di persone nel nostro Paese convinta di non essere toccata da questi temi, convinta che ci sia un mondo a parte di persone che devono essere solo assistite», ha detto la ministra, «I dati ci dicono che sono più di 13 milioni gli italiani che hanno un’interazione negativa con l’ambiente». «Più di 13 milioni significa che siamo tutti», ha aggiunto la ministra, perché chi non vive in prima persona una disabilità può esserne coinvolto come familiare, come professionista o come volontario. Da qui la necessità di «un cambio culturale ma anche di civiltà», un salto di qualità che per Locatelli passa dal riconoscere le potenzialità delle persone, senza fermarsi ai limiti.

Lo stesso cambio di sguardo, nella lettura della ministra, ha anche un risvolto economico. «Sono convinta che proprio cambiando lo sguardo, vedendo in ogni persona capacità, talenti, competenze, si possa spingere anche economicamente per un investimento migliore del nostro Paese», ha detto, richiamando le misure per il lavoro: «abbiamo messo a disposizione oltre 50 milioni di euro per le assunzioni dei giovani con disabilità a tempo indeterminato: è la seconda volta che istituiamo questo fondo e siamo molto contenti di vedere che aderiscono tantissimi enti del Terzo settore». A queste si aggiunge l’avviso “Vita & Opportunità”, con il quale, secondo Locatelli, 380 milioni di euro tengono insieme la dimensione abitativa, lavorativa e ricreativa del progetto di vita.

Roberto Pregadio, presidente del CIP Sicilia e Alessandra Locatelli, ministra per le disabilità

Il cambio culturale passa anche dal mostrare ciò che sui territori già funziona: «Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione, perché altrimenti cambia solo tra di noi». A rappresentare lo sport c’era il presidente del Comitato italiano paralimpico Sicilia Roberto Pregadio  e in sala c’erano invece i ragazzi di SporT21 Sicilia, l’associazione presieduta da Giampiero Gliubizzi, che hanno servito ai presenti la Birra T21, la birra artigianale prodotta da giovani con sindrome di Down. Accanto a loro la cooperativa sociale Etnos portava le arancine del progetto “N’Arancina Speciale”. Insieme hanno curato il momento conviviale dell’incontro, e la ministra li ha ringraziati in un post pubblicato dopo la tappa palermitana, scrivendo che i ragazzi delle due realtà hanno dimostrato «ancora una volta, come lavoro, competenze e talenti possano diventare opportunità concrete».

Non è mancata la risposta dei dell’associazione, che ha richiamato le ragioni da cui è nato il progetto: «Non esiste il cambiamento senza una continua e attiva partecipazione di tutti, magari provando strade diverse che convergono allo stesso obiettivo: star bene con sé stessi e con gli altri. Per questo motivo è nata la Birra T21, per ricercare con i ragazzi con disabilità ed il supporto delle famiglie nuove possibilità e speriamo nuovi traguardi come una vita più serena».

Andrea Maria Rapisarda Mattarella