Non è solo un anniversario, ma un presidio di coscienza che si rinnova. Ieri, giovedì 26 febbraio, la Sicilia ha celebrato la43ª edizione della Marcia Antimafia Bagheria-Casteldaccia. Un evento che ha trasformato la “Strada dei Valloni” da via di fuga per i killer in un viale di speranza, percorso da migliaia di studenti, associazioni e rappresentanti istituzionali. Lo slogan di quest’anno è stato“No a mafia, droga e corruzione”.
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Per comprendere il valore della giornata, bisogna riavvolgere il nastro fino al1983. In quegli anni, il territorio tra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia era tristemente noto come il“Triangolo della Morte”, teatro di una delle più feroci guerre di mafia. La marcia nacque come la prima grande rivolta popolare trasversale. Non solo politici, ma sacerdoti, operai e soprattutto giovani decisero di sfidare apertamente i clan in un momento in cui la paura era il sentimento dominante. Promossa dalCentro Studi Pio La Torree dal comitato popolare di lotta contro la mafia, la marcia segnò una rottura culturale definitiva. Fu il primo segnale che la società civile non era più disposta a restare a guardare.
Il corteo di quest’anno ha seguito fedelmente il tracciato storico, denso di significati simbolici: la partenza dal piazzale davanti alla scuola“Cirincione”di Bagheria, lavia dei Valloni, l’arteria che un tempo serviva ai latitanti per muoversi indisturbati tra le campagne e che oggi viene simbolicamente “riaperta” dalla cittadinanza e infine l’arrivo a Piazza Matrice aCasteldaccia, dove si sono tenuti i momenti di riflessione collettiva.

Le celebrazioni sono state accompagnate da messaggi forti, volti a sottolineare che la lotta non è affatto conclusa, ma ha solo cambiato volto. L’intervento dei sindaci ha messo in luce una consapevolezza comune: la mafia odierna è meno visibile ma altrettanto insidiosa, capace di infiltrarsi nei gangli della pubblica amministrazione e dell’economia legale.
Il primo cittadino della “Città delle Ville”,Filippo Tripoli, ha puntato l’accento sulla responsabilità amministrativa spiegando che «marciare oggi significa dire che le porte dei nostri municipi sono chiuse a ogni logica di compromesso. Bagheria non è più la capitale del ‘triangolo della morte’, ma un laboratorio di trasparenza. La nostra presenza qui, insieme a migliaia di studenti, è la prova che la cultura del pizzo sta cedendo il passo alla cultura del merito».
Giovanni Di Giacinto, Sindaco di Casteldaccia e padrone di casa alla tappa d’arrivo, ha ricordato il valore simbolico della via dei Valloni. «Questa strada, che un tempo era l’oscura via di fuga dei killer, oggi è luminosa grazie ai volti di questi ragazzi. Casteldaccia non vuole più essere ricordata per le cronache giudiziarie, ma per la sua capacità di accoglienza e per la lotta quotidiana contro la droga, che è il nuovo bancomat delle cosche».
ISindaci di Altavilla Milicia e Ficarazzi, presenti in fascia tricolore, hanno ribadito la necessità di unarete sovracomunale: «La mafia non ha confini comunali, e nemmeno noi dobbiamo averne,”è stato il leitmotiv. Hanno sottolineato come il controllo del territorio passi attraverso la gestione dei beni confiscati, trasformandoli da simboli di potere mafioso a centri di servizio per i cittadini.
«Oggi è una giornata di educazione alla memoria– ha dichiarato il presidente della commissione regionale Antimafia,Antonello Cracolici-.43 anni fa questa comunità reagì di fronte alla mattanza mafiosa che disseminava di morte centri come Casteldaccia, Bagheria, Altavilla, Villabate. Quella reazione deve diventare una pietra miliare, consapevoli del fatto che la mafia è più forte e pericolosa quando non spara, perché è un sistema che continua a infiltrarsi nella nostra società e che ha bisogno di tessere relazioni con la politica, l’economia, le professioni, per questo è importante saperla riconoscere»
«Questa non è una marcia simbolica, ma un momento di partecipazione autentica. Le istituzioni hanno il dovere di accompagnare questo percorso con scelte coraggiose, investendo in educazione e cultura»ha dichiaratoMario Giambona, Deputato regionale.
Il segretario delCentro Studi Pio La Torreha ribadito l’importanza del coinvolgimento scolastico, spiegando agli studenti che la mafia moderna «spara di meno ma inquina di più l’economia», rendendo necessaria una vigilanza costante contro droga e corruzione.
Oltre alla memoria storica, gli interventi si sono focalizzati su tre pilastri emergenziali, a prtire dalla sempre attualeemergenza Crack. Molti sindaci hanno lanciato un allarme accorato sul consumo di stupefacenti tra i giovanissimi, definendolo il “nuovo braccio armato” della criminalità organizzata per schiavizzare le nuove generazioni. Inoltre, con l’arrivo deifondi PNRR, i sindaci hanno confermato la massima collaborazione con le Prefetture e le Forze dell’Ordine per blindare gli appalti pubblici dalle infiltrazioni. È stata inoltre lodata lapartecipazione massiccia degli istituti scolastici(come ilLiceo Guttuso,l‘I.C.S. “Ignazio Buttittae l’I.C.S. Karol Wojtyla), indicando negli insegnanti i “veri alleati” delle amministrazioni nella lotta al consenso mafioso e che ha dimostrato che il “passaggio del testimone” tra le generazioni è il vero successo di questa iniziativa.
A margine degli interventi, è emersa l’intenzione di siglare un protocollo d’intesa tra i comuni del comprensorio per il potenziamento delle attività educative antimafia durante tutto l’anno scolastico, affinché il 26 febbraio non resti un episodio isolato ma diventi il culmine di un percorso costante.
La giornata si è conclusa con gli interventi dei rappresentanti degli studenti, i veri protagonisti di una Sicilia che continua a camminare per non dimenticare che la strada verso la libertà è lunga, ma non solitaria. «Non siamo qui per celebrare il passato, ma per proteggere il presente»,è questo il messaggio corale che ha chiuso la mattinata di testimonianze.
Roberto Greco