È il primo italiano ad essere stato selezionato per partecipare al prestigioso progetto per artisti – copisti del “Metropolitan Museum” di New York. Parliamo di Alberto Rizzo, partito da Bagheria alla conquista della Grande Mela, grazie alla “Natività” di Caravaggio.
Il programma di copista del Met è nato nel 1872, da allora innumerevoli copisti di tutto il mondo hanno intrapreso viaggi personali lavorando e realizzando copie sui predecessori artistici dei più grandi pittori della storia dell’arte. Ma mai finora era stato selezionato un italiano tra di loro.
Quella di Alberto è una passione viscerale, che lo ha sempre accompagnato per tutta la vita: «Ho sempre disegnato e dipinto, infatti alle scuole medie ho vinto un concorso europeo di pittura – racconta Alberto Rizzo -. L’allora Ministro dell’Istruzione si è congratulato con me e sono stato premiato con la pubblicazione della mia opera. Poi per un peridio della mia vita ho fatto altro, ma c’era sempre di me la volontà di ritornare su quelle orme. Una sorta di sogno nel cassetto, messo momentaneamente in stand by».
Nel 2004, Alberto si trasferisce in Inghilterra, in cui abiterà per i successivi sette anni, e proprio qui si riaccende la scintilla per la pittura. «A Londra tutti i musei e le gallerie d’arte sono gratis per cui ho avuto la possibilità di visitare alcuni dei luoghi d’arte più importanti al mondo come la National Gallery di Londra, in cui sono presenti tre Caravaggio. Ed io mi andavo a soffermare sempre su questi dipinti, perché mi ha sempre incuriosito la particolarità con cui dipingeva questo artista. Il modo unico in cui riusciva a fare uscire i personaggi dall’oscurità e restituirgli luce. Quindi è nata dentro di me la voglia di provare a fare qualcosa del genere».
Intanto, però per motivi familiari l’artista bagherese è dovuto tornare in Sicilia, per cui ha deciso di cogliere l’occasione per riprendendo ciò che aveva interrotto che avevo interrotto cominciando ad esplorare tecniche e colori. «Ad un certo punto, però, c’è stata una sorta di evoluzione, perché non mi bastava più quello che stavo facendo, avevo voglia di concretizzare dei quadri con tecniche più avanzate, quindi ho cominciato a riprodurre quadri di Leonardo Da Vinci, Caravaggio, ma anche adi artisti moderni come De Chirico e Dalì. A casa mia ci sono circa 50 dipinti, tutte copie di quadri di pittori famosi».
«Però ho sempre avuto questa attrazione particolare per Caravaggio e per la sua tecnica di pittura – precisa ancora Rizzo-. Quindi mi è venuta l’idea di ricreare la copia della sua “Natività”» opera trafugata nel 1969 dall’oratorio San Lorenzo di Palermo, ad opera della mafia.
«La pittura ad olio è una sovrapposizione di colori, quindi ci puoi sempre lavorare anche anni dopo, ma nel 2017 la mia opera era già quasi terminata – chiarisce ancora il giovane di Bagheria -. Nel 2019, per il 50esimo anno da quando è stato trafugato il dipinto di Caravaggio, penso di esporlo nel periodo Natalizio a Bagheria. Allora sono andato al comune per chiedere informazioni su come poter esporre la mia opera, dato che capita spesso nella cittadina che gli artisti facciano delle mostre».
Rizzo viene così indirizzato dall’assessore alla Cultura per trovare una sede in cui esporre la sua pala d’altare di circa 5 metri quadrati (2 metri per 2 metri e 50), che richiede “grandi spazi” per essere ammirata. In segretaria gli propongono il Museo Guttuso, Palazzo Butera e Palazzo Cutò, per cui lui invia una PEC in cui esplicita tutte le necessità tecniche.
Al Museo Guttuso trova una stanza adeguata, ma l’assessore gli dice che “non si può fare” per dei vincoli particolari. «Nonostante un altro pittore abbia poi esposto lì nello stesso periodo in cui lo avevo richiesto io – sottolinea l’artista -. Per la sua mostra ha previsto il pagamento all’ingresso, mentre io l’avrei fatta gratuitamente in occasione delle feste natalizie». Viene quindi indirizzato a Palazzo Butera, ma la sala proposta era inadatta per sicurezza e visibilità, e non c’era personale per spostare i modellini delle ville storiche presenti.
Durante l’inaugurazione di Villa San Cataldo, l’assessore gli suggerisce di valutare la chiesa sconsacrata. L’artista la visita e la trova perfetta, anche per il richiamo alla Natività del Caravaggio trafugata. Tuttavia, dopo la sua richiesta formale per avere le chiavi, gli viene detto che non è possibile. La funzionaria lo indirizza allora verso Villa Cutò, ma l’appuntamento con il referente salta e, dopo due mesi di attese, gli viene proposta una stanza con un grande tavolo pieno di computer, inadatta alla visione dell’opera.
L’artista desiste dal suo proposito e viene chiamato con l’assessore che si scusa e gli dice che può comunque esporre il quadro dopo le festività natalizie. Deluso, Rizzo dichiara: «Secondo me, non hanno capito il valore del quadro e l’importanza dell’opera, probabilmente per una questione di ignoranza. La mostra dopo la Natale avrebbe perso il suo significato principale: la Natività, collegata al 50° anniversario del furto mafioso dell’opera del Caravaggio. In questa occasione si sarebbe quindi potuto anche lanciare “un messaggio sociale di lotta alla mafia”».
Alberto non si arrende e propone il quadro al Mart di Rovereto che se ne interessa subito ed esprime l’intenzione di mandare un commissario a Bagheria per visionarlo dal vivo. «Avevo da un lato gente che non capiva il valore dell’opera e dall’altro persone tecnicamente esperte che riescono a valorizzarti». Ma è la notte di Capodanno quella che cambia la vita dell’artista: «Ho visto un annuncio in cui si ricercavano copisti per partecipare al programma di copista del “Metropolitan Museum” di New York e ho partecipato. Ovviamente vogliono sapere tutto di te e dei tuoi progetti, c’erano domande di arte e di logica, sulle tecniche utilizzate per dipingere e poi il portfolio per dimostrare di essere un copista».
Il bagherese viene contattato da New York dopo un mese. «Sono stato contattato tramite mail, io avevo già perso le speranze – ricorda Rizzo -. Invece, loro si sono congratulati con me e mi hanno detto che ero stato selezionato. Poi mi hanno inviato il programma delle sessioni di pittura che sarei dovuto andare a fare, cioè 8 sessioni di pittura di 4 ore al giorno. Al termine delle sessioni di pittura è stato organizzata una esposizione con ricevimento in cui hanno mostrato le opere di tutti i ragazzi che hanno partecipato al programma di copista. Per cui il mio quadro è stato esposto al “Metropolitan” di New York ed è certificato dietro il mio quadro, perché lo hanno vidimato».
«Quando sono rientrato tanti si sono congratulati con me e sono rimbalzato su agenzie di stampa e giornali, per cui mi aspettavo che a questo punto il Comune di Bagheria mi avrebbe premiato, visto che quando qualche concittadino fa qualcosa di buono all’estero viene sempre citato e premiato – conclude amaramente l’artista -. Nonostante io sia il primo italiano ad essere stato selezionato dal Metropolitan Museum per partecipare a questo progetto in oltre 150 anni di storia, invece nulla».
Sonia Sabatino