Il “Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio 2025”, elaborato daRoberta Garibaldi, delinea un settore in forte espansione in Italia, con laSiciliache si conferma come una delle protagoniste assolute del panorama nazionale.
La Sicilia ricopre un ruolo di primo piano nell’immaginario e nelle scelte dei turisti italiani. I dati confermano che, con il20%delle preferenze, la Sicilia si posiziona al terzo posto tra le mete oleoturistiche più frequentate nei viaggi passati, preceduta solo da Toscana (29%) e Puglia (28%). L’isola, inoltre, contribuisce in modo significativo alla biodiversità olivicola italiana, che conta oltre 500 cultivar, offrendo paesaggi e tradizioni millenarie che sono driver fondamentali per l’immagine del Paese all’estero.
Profilo dell’esperienza oleoturistica
Il rapporto evidenzia come l’oleoturismo stia evolvendo da semplice acquisto a esperienza complessa. L’acquisto di olio in azienda (20%) e le degustazioni guidate (12%) rimangono le attività più diffuse. Cresce l’interesse per proposte “esperienziali” che la Sicilia, con i suoi territori ricchi di storia, può valorizzare appieno: cene negli uliveti (desiderate dal 71% degli italiani), visite a frantoi storici o ipogei e dimore d’epoca (65%), percorsi tra ulivi secolari e attività all’aria aperta (66%). Una novità normativa importante (Legge 24/2024) riconosce l’agricoltore come “custode del territorio”, permettendo ai turisti di partecipare attivamente alla raccolta delle olive. In Sicilia, questa attività rappresenta un’opportunità per contrastare l’abbandono delle aree interne e promuovere un turismo destagionalizzato.
Driver di scelta e propensione alla spesa
I turisti scelgono la destinazione basandosi sulla qualità delle produzioni olearie più che sulla sola notorietà della località, aprendo grandi opportunità per le aree rurali siciliane meno conosciute. La domanda si concentra prevalentemente in una fascia di prezzo accessibile, tra i 20 e i 40 euro per persona per visite con degustazione.
Sfide strategiche per la Sicilia
Nonostante l’alto interesse, il rapporto individua aree di miglioramento necessarie per consolidare il settore nell’isola. Sebbene l’interesse sia alto, la conoscenza effettiva delle cultivar e dei processi produttivi è ancora limitata; è fondamentale investire in narrazione e divulgazione durante l’esperienza. Inoltre non basta produrre un olio eccellente; occorrono nuove figure come “guide olivicole” e manager dell’accoglienza in frantoio per garantire standard elevati. È necessario, quindi, potenziare i sistemi di prenotazione digitale e diversificare l’offerta includendo il benessere (trattamenti SPA all’olio) e la nutraceutica.
Una visione, ancora scarsa, verso il 2030
L’obiettivo per territori a forte vocazione come la Sicilia è trasformare l’oleoturismo da attività complementare adriver di rigenerazione territoriale. L’integrazione tra patrimonio materiale (uliveti secolari), immateriale (saperi locali) e innovazione può generare un valore aggiunto che protegge il paesaggio e sostiene l’economia dei borghi siciliani.
Sonia Sabatino