La protesta studentesca nel capoluogo siciliano ha vissuto una svolta netta con le prime occupazioni ufficiali all’interno degli istituti superiori. Dopo settimane di assemblee, cortei e tensioni crescenti, gli studenti del liceo classico Umberto I e del Vittorio Emanuele II hanno deciso di sbloccare la linea della mobilitazione diretta, votando a maggioranza l’occupazione delle sedi. I ragazzi hanno annunciato che la permanenza all’interno delle strutture proseguirà a oltranza, trasformando le scuole nel fulcro di un dissenso che mira a coinvolgere l’intera città in vista del grande corteo cittadino.
Le ragioni della rivolta: dai fondi all’edilizia
Al centro della piattaforma programmandola avanzata dai collettivi studenteschi figurano vertenze di carattere sia locale che nazionale. I manifestanti denunciano le croniche criticità legate all’edilizia scolastica e chiedono stanziamenti economici adeguati per la messa in sicurezza degli edifici. Nel mirino del movimento vi sono inoltre le politiche governative e il modello di scuola definito spregiativamente “caserma”: gli studenti contestano aspramente il tetto del 30% per gli alunni stranieri per classe, le restrizioni disciplinari su abbigliamento e uso dei telefoni cellulari, nonché le modalità attuative dell’alternanza scuola-lavoro.
Il muro istituzionale e la frattura con il Ministero
La decisione di occupare nasce, secondo i portavoce dei collettivi, anche dalla totale chiusura al dialogo riscontrata da parte delle istituzioni centrali. Gli studenti puntano il dito contro il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, accusato di aver ignorato le delegazioni giovanili lasciandole attendere per ore all’esterno durante le recenti mobilitazioni romane, per poi liquidare le istanze con un invito formale a inoltrare comunicazioni via mail. Un episodio che ha radicalizzato le posizioni, esacerbando un clima di profonda sfiducia istituzionale.
L’onda lunga dell’agitazione negli altri istituti
La mobilitazione non accenna a rimanere circoscritta ai soli due licei classici capofila. L’onda di scontento sta rapidamente contagiando il resto della rete scolastica palermitana: si registrano stati di agitazione, assemblee permanenti e documenti programmatici in discussione in istituti come il Benedetto Croce, il Regina Margherita, il liceo Meli, il Cannizzaro e il Rutelli. Nel frattempo, la rete della protesta si intreccia con altre vertenze territoriali, come la solidarietà espressa dagli studenti del Nautico agli autotrasportatori in presidio al porto, preannunciando un autunno di fortissima tensione sociale.