Il dramma di via Sampolo: domenica di sangue e terrore nel cuore di Palermo

Ieri, via Sampolo, un’arteria nevralgica non lontana dalla zona dello stadio Renzo Barbera, è diventata il teatro di un brutale omicidio e, subito dopo, di un pericoloso assedio che ha tenuto col fiato sospeso un intero quartiere e mobilitato in massa le forze dell'ordine

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Foto di Alessandro Minnella
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Via Sampolo, una domenica di inizio luglio, che avrebbe dovuto scorrere tra la quiete e la morsa del caldo estivo, si è trasformata in una giornata di sangue, panico e altissima tensione nel centro di Palermo. Ieri, via Sampolo, un’arteria nevralgica non lontana dalla zona dello stadio Renzo Barbera, è diventata il teatro di un brutale omicidio e, subito dopo, di un pericoloso assedio che ha tenuto col fiato sospeso un intero quartiere e mobilitato in massa le forze dell’ordine.

La vittima è Francesco Spataro, un uomo di 53 anni, ucciso a coltellate al culmine di una lite violenta. L’autore del delitto, identificato nel trentottenne Francesco Cusumano, si è successivamente barricato all’interno del proprio appartamento al secondo piano dello stabile, aprendo le valvole del gas metano e minacciando di far saltare in aria l’intero edificio. Una tragedia condominiale sfociata in un incubo di ordine pubblico, risoltasi soltanto dopo ore di estenuanti trattative con i mediatori dell’Arma dei Carabinieri.

La scintilla sul pianerottolo e la furia cieca

Secondo le prime ricostruzioni e i lanci delle agenzie di stampa, il dramma si è consumato intorno alle prime ore del pomeriggio. Tra Spataro e Cusumano i rapporti erano tesi già da tempo, una conflittualità latente legata a vecchie ruggini e questioni di vicinato. Oggi, quella che doveva essere l’ennesima discussione per motivi banali è rapidamente degenerata.

Le urla provenienti dal secondo piano della palazzina hanno rotto il silenzio della controra domenicale. Poi, la violenza incontrollabile. Cusumano avrebbe impugnato un’arma da taglio, probabilmente un grosso coltello da cucina, scagliandosi contro il cinquantatreenne. Spataro è stato raggiunto da numerosi fendenti ravvicinati all’addome e al torace. Nonostante il disperato tentativo di difesa o di fuga, l’uomo è stramazzato al suolo, esanime, sul pavimento del pianerottolo, proprio davanti alla porta dell’appartamento. Una scia di sangue rimasta a testimoniare la ferocia dell’assalto prima che scattasse l’allarme dei vicini, terrorizzati dalle grida e dai rumori sordi del pestaggio.

L’assedio: il palazzo evacuato e la minaccia del gas

Subito dopo aver colpito a morte il vicino, la follia di Francesco Cusumano non si è placata, prendendo una piega ancora più inquietante. L’uomo si è chiuso a chiave dentro la propria abitazione, rifiutando di consegnarsi. All’arrivo delle prime pattuglie dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, allertati dai residenti dello stabile, lo scenario si è complicato drammaticamente: Cusumano ha aperto i rubinetti del gas metano, urlando attraverso la porta la chiara intenzione di appiccare il fuoco e fare esplodere l’intera palazzina se qualcuno avesse tentato di fare irruzione.

Il forte odore di gas che ha iniziato a saturare i corridoi ha spinto le forze dell’ordine ad attuare immediatamente i protocolli di massima urgenza. I Carabinieri della Compagnia di Piazza Verdi, supportati dai Vigili del Fuoco, hanno disposto l’evacuazione immediata di tutti gli inquilini del palazzo, molti dei quali colti di sorpresa in abiti domestici e visibilmente sotto shock. Per ragioni di sicurezza, i tecnici della rete di distribuzione hanno interrotto l’erogazione del gas nell’intera zona, mentre via Sampolo è stata completamente transennata e isolata dal traffico veicolare e pedonale.

Nel giro di pochi minuti, la via si è riempita di lampeggianti. Oltre alle ambulanze del 118, sul posto sono confluiti i reparti dei Carabinieri in tenuta antisommossa, i nuclei investigativi per i rilievi scientifici e persino gli artificieri, pronti a intervenire nell’eventualità che l’uomo avesse preparato ordigni rudimentali o trappole esplosive.

Le trattative e la resa

Con il corpo di Francesco Spataro ancora riverso sul pianerottolo, impossibilitato a ricevere persino i soccorsi sanitari ormai inutili, è cominciata una delicatissima fase di mediazione. Sul posto è giunto un negoziatore specializzato dell’Arma dei Carabinieri, incaricato di stabilire un contatto con il barricato. Attraverso la porta blindata, con estrema cautela e professionalità, l’operatore ha cercato di fare breccia nella barriera psicologica di Cusumano, che appariva in uno stato di fortissima alterazione emotiva.

Le ore sono trascorse in un silenzio surreale, rotto solo dal brusio della folla di curiosi e residenti radunatasi ai margini dei cordoni di sicurezza. La svolta è arrivata nel tardo pomeriggio. La pressione psicologica esercitata dai militari, unita alla consapevolezza di non avere più alcuna via di fuga, ha spinto il trentottenne a desistere dai suoi intenti bellicosi. Quando le squadre d’assalto dei Carabinieri erano pronte a forzare l’ingresso, Cusumano ha aperto la porta, sollevando le mani in segno di resa. I militari sono riusciti a immobilizzarlo immediatamente, mettendolo in sicurezza prima che potesse compiere gesti autolesionistici o tentare un’ultima disperata resistenza.

Le indagini e il dolore della comunità

Condotto fuori dal palazzo sotto la scorta degli agenti e sotto gli occhi attoniti della folla, il presunto omicida è stato trasferito in caserma per essere sottoposto a un serrato interrogatorio da parte del magistrato di turno della Procura di Palermo, che coordina le indagini. L’accusa formale è di omicidio volontario aggravato, a cui si aggiungeranno con ogni probabilità i reati connessi alle minacce di strage e alla resistenza a pubblico ufficiale.

Solo dopo l’arresto, i medici legali e gli specialisti della sezione investigazioni scientifiche hanno potuto accedere liberamente al secondo piano per effettuare i rilievi sul corpo della vittima e ricostruire l’esatta dinamica dei colpi inferti. La salma di Francesco Spataro è stata successivamente trasferita all’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, dove nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria.

La cronaca di questa domenica palermitana lascia dietro di sé una scia di sgomento e interrogativi. Via Sampolo torna lentamente alla normalità della circolazione, ma tra le mura di quel condominio resta il peso di una tragedia assurda, nata dall’incapacità di gestire un banale contrasto e sfociata in un pomeriggio di pura follia criminale.

Roberto Greco