Limosani: «Ponte motore per integrazione accademica Messina-Reggio Calabria»

L'iniziativa è promossa dal professor Michele Limosani, ordinario di Politica Economica all’università degli studi di Messina

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Guardare il ponte da diversi punti di vista. E Limosani lancia una sfida. Un polo d’eccellenza accademica che unisca le sponde, attraendo migliaia di studenti e studentesse da tutto il mondo per studiare logistica, trasporti e sicurezza sismica. È questa la visione ambiziosa del “Politecnico dello Stretto” lanciata dal professor Michele Limosani, ordinario di Politica Economica all’università degli studi di Messina, come pilastro per la futura area integrata tra Messina e Reggio Calabria. Durante il convegno organizzato dalla Cisl alla Camera di Commercio di Messina nei giorni scorsi, Limosani ha delineato una strategia chiara: «Mi piacerebbe vedere realizzato il Politecnico dello Stretto, un traguardo innovativo per Reggio e Messina». L’obiettivo è ambizioso: «Arrivare a 5mila studenti, una massa critica impressionante che trasformerebbe il territorio in un hub internazionale», ha detto il docente universitario.

Oltre la barriera d’acqua: trasformare il capitale statico in visione europea

L’analisi economica di Limosani parte da un paradosso: nonostante la centralità geografica, l’area sembra rimasta ferma agli anni Sessanta, con un sistema produttivo frammentato e un’elevata liquidità statica nei conti correnti che non si traduce in investimenti locali: «Esistono quasi venti miliardi di ricchezza nei conti correnti solo a Messina», ha sottolineato Limosani, evidenziando come manchi una percezione di realtà urbana integrata, dove il mare è ancora vissuto come una barriera piuttosto che come un legame. Il futuro ponte, in quest’ottica, non deve essere un’opera isolata ma il catalizzatore di un approccio “funzionalista”, simile a quello che ha costruito l’Unione Europea: “mattone dopo mattone”, attraverso servizi comuni e trasporti integrati.

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L’eredità delle città gemelle: una strategia globale tra tre continenti

A supporto di questa visione territoriale è intervenuto anche il professore Josè Gambino, Ordinario di Geografia e programmazione del territorio all’università degli studi di Messina, che ha ricordato come la storia e la cartografia antica descrivano da sempre Messina e Reggio come: «Città gemelle unite estremamente dallo Stretto». Il docente ha evidenziato come l’area sia: «Un campo d’eccellenza al centro dei tre continenti: Europa, Asia e Africa, una posizione strategica che va valorizzata superando la politica del rivendicare a favore della politica del saper fare». Secondo Gambino, l’integrazione non è solo una necessità economica ma un ritorno alle radici: «Bisogna creare nuove opportunità di sviluppo, trasformare lo Stretto da luogo dell’invenduto alla ricerca del territorio».

Dallo Stretto alla metropoli: mobilità integrata e volontà politica per la sfida globale

Mentre il dibattito sul ponte continua a dividere, dal convegno Cisl emerge una proposta concreta per la gestione del territorio: la creazione di un sistema di trasporto realmente integrato, con tariffe uniche e servizi coordinati che facciano sentire i cittadini parte di un’unica grande metropoli. L’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto è stata citata come l’unico esempio istituzionale già capace di superare i confini regionali e operare in una logica d’area. Il messaggio finale è un appello alla volontà politica delle due città metropolitane, chiamate a costruire un processo d’integrazione che parta dalle basi dirigenti e arrivi alla quotidianità dei cittadini. Come suggerito da Limosani, la sfida è smettere di pensare in modo isolato: se lo Stretto cessa di essere una barriera, le due sponde possono finalmente competere nell’arena della globalizzazione come un unico, potente cuore pulsante del Mediterraneo.

Mario Catalano

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