I pupi siciliani sbarcano a Tunisi per partecipare alla settima edizione delle Journées des Arts de la Marionnette de Carthage (Giornate delle Arti delle Marionette di Cartagine) con lo spettacolo “I cavalieri della memoria”, portato in scena dalla compagnia del museo internazionale delle marionette “Antonio Pasqualino” di Palermo. Il cuore pulsante della manifestazione è la capitale tunisina, in particolare la Cité de la Culture che ospita il teatro delle Regioni e il Teatro d’Opera. Previsti anche spettacoli in altre città del Paese, tra cui Beja, Jendouba, Mahdia e Monastir.
L’opera dei pupi, infatti, non solo rappresenta un tassello importante del patrimonio folkloristico dell’isola ma è anche stata dichiarata patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO.
Questa trasferta in Tunisia rientra in un più ampio programma di internazionalizzazione che nel 2025 ha già toccato la Romania e l’Indonesia, terra dove il teatro di figura non è solo spettacolo, ma rito, con il Wayang Kulit (il teatro delle ombre indonesiano), anch’esso patrimonio UNESCO. «Nel Wayang Kulit– spiega Monica Campo, responsabile della progettazione e delle attività educative del Museo “Pasqualino” –non c’è una interpretazione teatrale di un personaggio, ma l’incarnazione di un Dio o di un semidio.Questo sguardo diverso e questa diversa modalità di relazionarsi a questi oggetti ha fatto sì che anche il nostro sguardo rispetto ai nostri oggetti fosse modificato. Se è vero che noi raccontiamo spesso l’Opera dei Pupi come uno spettacolo teatrale in cui questi oggettirecitano, in realtà parlando poi con i pupari la prospettiva cambia: questi oggetti sembra che siano per loro davvero Orlando, Rinaldo, Angelica».
Come suggeriscono i nomi dei protagonisti, il repertorio classico fondamentale dell’Opera dei pupi è proprio l’epica cavalleresca. Proprio per questo motivo, la struttura del Pupo è peculiare: a differenza della marionetta, mossa da fili dall’alto, o del burattino a guanto, il pupo siciliano è dotato di aste di ferro collegate alle braccia. Le marionette si evolvono così tecnicamente per adattarsi a narrazioni epiche e ricche di combattimenti corpo a corpo tipici del ciclo carolingio, diventando i Pupi che conosciamo oggi.
«Che la Sicilia abbia fatto proprie le gesta di Carlo Magno non deve stupire» ci spiega il direttore del museo delle marionette Rosario Perricone. Infatti, queste sono state tramandate oralmente ed è così che «la storia di Carlo Magno e della sua corte ha continuato a girare per le corti italiane e nelle piazze europee» attraverso i Cuntastorie.
Alla fine del Settecento, queste storie, molto sentite dal pubblico, entrano nel teatro di figura. È un processo che Perricone definisce «dalla piazza alla scena»: il momento in cui la narrazione orale popolare trova un corpo di legno per continuare a vivere.
Andrea Maria Rapisarda Mattarella
