Raccolta differenziata in Sicilia: Messina in prima linea

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Raccolta differenziata: un obiettivo strategico per lo sviluppo di un circuito economico ed ambientale sostenibile di tutta l’Europa, che ha imposto ai Paesi membri di avviare una celere transizione ecologica. Le finalità primarie sono la decarbonizzazione, la digitalizzazione, lo sviluppo di tecnologie pulite e biotecnologie, l’incremento di competenze avanzate e transizione verde. Grazie alla sua posizione geografica e alle enormi risorse naturali, la Sicilia è stata individuata subito dagli investitori italiani e europei come il luogo ideale in cui avviare la transizione ecologica in Italia e nel Mediterraneo. A frenare la corsa verso la sostenibilità ambientale vi è un problema non da poco: quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

La raccolta differenziata in Sicilia

I dati sulla raccolta differenziata in Sicilia del 2023 mostrano una crescita generale, con la media regionale che si attesta oltre il 55%, ma con grandi disparità tra i comuni, con oltre il 80% dei comuni che supera il 65% e altri in forte crescita come Caltanissetta (61,84%) ed Enna (69%). Province come Ragusa e Trapani guidano la classifica, mentre si registrano miglioramenti significativi nel numero di comuni “Ricicloni e Rifiuti Free”, con una riduzione importante dei rifiuti indifferenziati.

A tirare in basso i dati di questa classifica ci sono le due città metropolitane: Palermo e Catania. Sempre secondo i dati Ispra del 2023, infatti, il capoluogo siciliano avrebbe avviato la raccolta differenziata soltanto per il 36,71% di 1.198.594 abitanti. Si classifica un po’ meglio Catania che su una popolazione di 1.071.041 abitanti ha raggiunto il 55,76% di raccolta differenziata. Ha scelto un’altra strada Messina, la terza Città Metropolitana siciliana, che invece ha sorpreso tutti con una enorme balzo in avanti sulla gestione del ciclo dei rifiuti e del verde pubblico.

Il “modello Messina” sui rifiuti

«Sette anni di lavoro sembrano tanti, ma sono pochissimi rispetto alla rivoluzione che è stata fatta. Siamo partiti da una città allo sbando, soprattutto sul fronte dell’igiene urbana, e oggi Messina è un modello virtuoso per tutto il Mezzogiorno» ha recentemente affermato con orgoglio il sindaco di Messina, Federico Basile. Ed, in effetti, la città dello Stretto è passata dall’8% (del 2022) al 61,65% di raccolta differenziata (dato medio a ottobre 2025). Sono state assunte oltre 300 persone, strutturati nuovi servizi ed è stata presa in carico anche la gestione del verde pubblico.

Ma è sopratutto grazie alla nuova gestione di “Messinaservizi Bene Comune”, l’azienda deputata alla raccolta dei rifiuti in città, che i cittadini hanno visto un risparmio del 33% sulla loro bolletta Tari del 2024. «Quando siamo arrivati, Messina era conosciuta come la città delle baracche e della monnezza. Il sistema era basato per oltre il 90% su cassonetti per l’indifferenziato e una raccolta differenziata reale ferma all’8%» ha precisato la presidente di Messinaservizi Bene Comune, Maria Grazia Interdonato. 

In quel momento storico “MessinAmbiente” aveva oltre 80 milioni di euro di debiti, scioperi continui, stipendi e contributi non pagati, tonnellate di rifiuti in strada. “Messinaservizi”, all’inizio, era una scatola vuota: nessun mezzo proprio, nessuna gara avviata, un contratto di usufrutto che ribaltava costi e problemi dalla vecchia società. Da lì è iniziato un lavoro enorme di ricostruzione.

«I numeri ottenuti oggigiorno da “Messinaservizi”, in termini di minore conferimento in discarica, determinano un risparmio di circa 50 milioni di euro – ha chiarito infine Pippo Lombardo, già presidente e direttore generale facente funzioni di Messinaservizi -. La Corte dei Conti, con la delibera n. 257, ha messo nero su bianco che Messina è un modello, mentre Palermo e Catania sono la palla al piede del ciclo dei rifiuti in Sicilia. Se Palermo e Catania avessero i livelli di differenziata raggiunti da Messina, la Sicilia sarebbe già dentro i parametri di legge, oltre il 65% di raccolta differenziata».

Programma operativo Fse+

La transizione ecologica in Sicilia è guidata da normative e fondi europei, con la Regione che applica le direttive UE attraverso leggi regionali (come quella sull’agroecologia) e programmi finanziati dal FSE+ (Fondo Sociale Europeo Plus) e dal PNRR, puntando su decarbonizzazione, energie rinnovabili, economia circolare e digitalizzazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità in vari settori, con incentivi e bandi per imprese e cittadini in linea con le strategie europee “Step”, “Prontezza” e “Decarbonizzazione”.

La Regione Siciliana ha recentemente fatto sapere di aver raggiunto e superato l’obiettivo di spesa al 31 dicembre 2025 del Programma operativo Fse+. In seguito alla riprogrammazione approvata dalla Commissione europea lo scorso novembre e all’attestazione dell’Autorità di certificazione, infatti, alla fine del 2025 l’importo complessivo di spesa pubblica certificata ammonta a oltre137 milioni di euro, dei quali 106,5 imputabili a Fse+, con un surplus di oltre 2,4 milioni sul target N+3 del Programma.

Sonia Sabatino 

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