Venerdì 23 gennaio, alle 18:30, il Teatro Cicero di Cefalù apre le porte a “Radici e Futuro”, un appuntamento, con ingresso gratuito, che mette al centro i giovani e il loro modo di raccontarsi attraverso l’arte. L’evento nasce all’interno del progetto “Essere Giovani è un’Arte”, promosso dall’associazione AttivaMente ETS Onlus, un percorso pensato per offrire spazi reali di espressione, confronto e creatività. Musica, teatro, cinema e fotografia si intrecciano in un pomeriggio che parla di identità e possibilità. Sul palco saliranno i ragazzi dei laboratori di chitarra e canto, con un repertorio capace di attraversare generi e linguaggi diversi. Le esibizioni, tra brani solisti e duetti, sono il frutto di un lavoro condiviso, costruito passo dopo passo, dove tecnica e vissuto personale si incontrano. Non solo musica. Dopo le performance dal vivo, il pubblico assisterà allo spettacolo teatrale “A voce alta” e alla proiezione dei cortometraggi CortoMix e Contatto, realizzati dai partecipanti ai laboratori di cinema e teatro guidati da Gaetano Rini della FilmicoStudio. A completare il racconto visivo, le immagini e il montaggio curati dai ragazzi del FotoLab, seguiti da Federica Alaimo. Il progetto “Essere Giovani è un’Arte” è sostenuto dalla Regione Siciliana e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Nazionale, attraverso il Fondo Politiche Giovanili. Un sostegno che si traduce in occasioni concrete di crescita, sperimentazione e partecipazione attiva.

Abbiamo intervistatoMaria Moceo, coordinatrice del progetto “Essere Giovani è un’Arte” che ci ha spiegato l’importanza e la funzione dello spettacolo.
“Radici e Futuro” non è solo uno spettacolo. Che cosa rappresenta davvero questo appuntamento?
«“Radici e Futuro” non è solo un evento artistico, ma un vero e proprio manifesto di partecipazione e crescita giovanile. Racconta quanto l’arte, la creatività e l’impegno civico possano diventare strumenti concreti per dare voce alle nuove generazioni. Sarà un appuntamento di grande valore per Cefalù perché mette al centro ragazzi e ragazze non come semplici spettatori, ma come protagonisti veri, pronti a portare sul palco talento, emozioni e identità».
Il progetto “Essere Giovani è un’Arte” ha coinvolto più soggetti e territori. Che tipo di percorso ha rappresentato?
«Il progetto, promosso dall’Associazione AttivaMente ETS e finanziato dalla Regione Siciliana e dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Nazionale, in partenariato con il Comune di Cefalù, il Comune di Ravanusa e l’IISS “Del Duca–Bianca Amato” di Cefalù, si è confermato un investimento importante su ciò che spesso viene sottovalutato: il potenziale dei giovani. Iniziative come questa dimostrano che, quando si creano spazi autentici di espressione, ascolto e sperimentazione, i ragazzi rispondono con entusiasmo, qualità e una sincera voglia di mettersi in gioco».
Cosa rappresenterà lo spettacolo del 23 gennaio sul palco del Teatro Cicero?
«Sul palco non ci saranno soltanto esibizioni musicali e teatrali, ma verrà presentato il risultato di un percorso formativo e umano costruito nel tempo. I laboratori hanno offerto ai partecipanti strumenti concreti, occasioni di crescita e nuovi linguaggi da esplorare. Ogni performance diventerà la testimonianza viva di un cammino che ha valorizzato costanza, collaborazione, impegno e libertà di esprimersi».
Nel progetto emerge una visione ampia di comunità. Cosa significa oggi “fare comunità” con i giovani?
«La forza del progetto non sta soltanto nello spettacolo conclusivo, ma nella visione moderna di cosa significhi fare comunità con i giovani. Accanto alle attività artistiche, sono state realizzate esperienze educative e sociali che hanno reso il percorso più completo e significativo, rafforzando il legame tra i ragazzi e il territorio».
Tra queste esperienze, il laboratorio dicivic hackingha avuto un ruolo centrale. Perché?
«Il laboratorio di civic hacking e progettazione partecipata ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi alla cittadinanza attiva in modo pratico e non teorico. Grazie alla guida di Alessandro Cacciato, hanno imparato a osservare i bisogni del territorio, a ragionare su criticità e opportunità, a proporre soluzioni, a lavorare in gruppo e a immaginare cambiamenti possibili partendo dal basso».
Un momento particolarmente significativo è stato il contatto diretto con le istituzioni, come la visita al Senato. Che valore ha avuto?
«È stata un’esperienza di grande valore formativo. I giovani, accompagnati dai sindaci Daniele Tumminello di Cefalù e Salvatore Pitrola di Ravanusa, dagli assessori Laura Modaro, Rocco Carlisi e Vincenzo Lauricella e dalla dirigente scolastica Antonella Cancila, sono stati accolti dal senatore Alessandro Alfieri. Questo momento ha lasciato un segno profondo perché ha reso tangibile l’idea che la politica e le istituzioni non siano realtà lontane, ma spazi in cui anche i giovani possono e devono sentirsi presenti».
Quanto è stato importante il coinvolgimento delle realtà locali e della Consulta Giovanile?
«Il coinvolgimento della Consulta Giovanile del Comune di Cefalù, delle realtà associative di Ravanusa e dell’IISS “Del Duca–Bianca Amato” è stato essenziale per rafforzare il legame tra i ragazzi e la vita pubblica della città. Quando i giovani vengono ascoltati e riconosciuti, cresce il senso di appartenenza e la voglia di contribuire, e iniziative come questa diventano veri semi di futuro».
Il progetto ha dato spazio anche alla manualità e alla tradizione. Che valore hanno avuto queste esperienze?
«Di grande valore è stato il laboratorio di cuoio, che ha rappresentato un ponte tra creatività e manualità, tra tradizione e innovazione. Ha insegnato il rispetto per il lavoro artigianale, la pazienza, la cura del dettaglio e l’importanza di trasformare le idee in qualcosa di concreto».
Un altro aspetto centrale è stato il doposcuola dedicato alle STEAM. Perché era così importante?
«L’attivazione del doposcuola dedicato alle STEAM (percorso educativo che integra scienza, tecnologia, ingegneria, Arte e Matematica) è stata un segnale forte di attenzione all’inclusione, al benessere e al supporto quotidiano dei ragazzi. Il fatto che sia stato avviato sia a Ravanusa sia a Cefalù, presso la Corte delle Stelle, ha dato un significato ancora più profondo al progetto, rendendolo una presenza reale e concreta sul territorio».
L’arte è stata protagonista anche attraverso interventi visivi sul territorio. Che significato hanno avuto?
«La realizzazione del murales, a cura di Sergio La Barbera e Daniele Paternostro, e le attività di pittura sul carretto guidate dal maestro Michele Ducato hanno unito tradizione siciliana e creatività contemporanea. Il murales non è solo un disegno, ma un messaggio pubblico, un segno che resta. Anche il carretto diventa simbolo di identità, energia, bellezza e appartenenza».
In conclusione, cosa rappresenta davvero “Radici e Futuro”?
«È un evento che vale molto più del tempo di uno spettacolo. È la dimostrazione che l’arte può essere educazione, inclusione, opportunità e cittadinanza. E che le comunità crescono davvero quando credono nei giovani e li rendono parte attiva dei processi culturali e sociali. Il futuro non si aspetta, si costruisce. E qui lo si sta costruendo con i giovani al centro».
Dorotea Rizzo