La complicata riforma tributaria

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I cambiamenti sono sempre difficili, ma spesso indispensabili.
È il caso dei cambiamenti in materia tributaria, le cosiddette “riforme fiscali”, di cui ogni tanto – nonostante tutto, principalmente tra gli addetti ai lavori – si avverte la necessità.

I motivi che spingono alle riforme in materia tributaria sono sempre gli stessi.
Da un lato, l’esigenza di tenere conto del modificarsi nel tempo delle condizioni sociali ed economiche del nostro Paese; circostanza che comporta talvolta la necessità di avere norme più rigorose per combattere l’evasione oppure l’esigenza di attenzionare in modo particolare categorie di soggetti più fragili e, per questo motivo, da tutelare attraverso detrazioni, deduzioni e altre agevolazioni.

Dall’altro, lo stratificarsi nel tempo di norme sempre più complesse e di difficile interpretazione e attuazione: norme che, a un certo punto, diventa così difficile conoscere e applicare da diventare esse stesse causa dell’incremento del contenzioso e della necessità dell’intervento degli enti impositori per dare un senso alla disposizione poco chiara, magari – e purtroppo – qualche volta con un taglio interpretativo più vicino a presunti interessi erariali.

L’ultima riforma tributaria del ventesimo secolo è stata quella degli anni ’70.
Così, dopo cinquant’anni, l’esigenza di riformare il sistema tributario italiano si è mostrata assolutamente ineludibile.

È stata varata, pertanto, la legge delega n. 111 del 9 agosto 2023. E molte delle prescrizioni contenute nella delega legislativa sono già legge, essendo state inserite nei quattordici decreti legislativi (decreti delegati), compreso uno rettificativo, già pubblicati dal Governo e riguardanti in particolare:

  1. la riforma IRPEF e altre misure in tema di imposte sui redditi;
  2. la riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale;
  3. le modifiche allo Statuto dei diritti del contribuente;
  4. la razionalizzazione e la semplificazione degli adempimenti tributari;
  5. le nuove disposizioni in materia di accertamento tributario e di concordato preventivo biennale;
  6. il potenziamento del regime di adempimento collaborativo;
  7. la revisione della disciplina del contenzioso tributario;
  8. il riordino del settore dei giochi;
  9. la revisione del sistema sanzionatorio tributario;
  10. il riordino del sistema nazionale della riscossione;
  11. la razionalizzazione dell’imposta di registro, successioni e donazioni, bollo;
  12. la revisione della disciplina doganale e del sistema sanzionatorio in materia di accise;
  13. la revisione del regime impositivo dei redditi (IRPEF e IRES).

La riforma tributaria, pertanto, può ormai ritenersi in una fase abbastanza avanzata e, con gli interventi nei settori più importanti del nostro ordinamento tributario e con la redazione dei Testi Unici contenenti tutte le disposizioni fiscali vigenti, dopo ben cinquant’anni dalla precedente riforma, il cambiamento sta avvenendo.

Le modifiche fin qui realizzate riguardano quasi tutti gli ambiti del nostro sistema tributario: dalla tassazione delle persone fisiche e delle società alle detrazioni; dal sistema di accertamento fiscale e dal concordato preventivo alle nuove regole sulla riscossione coattiva; da una nuova regolamentazione dell’istituto dell’autotutela in materia tributaria alle nuove regole in materia di adempimento collaborativo; dalle nuove sanzioni alla nuova tassazione in materia di imposte indirette, e tanto altro ancora.

Purtroppo, però, la riforma, seppure ambiziosa, non solo è di enorme impatto sui contribuenti, ma presenta aspetti che probabilmente non mancheranno di mostrare criticità.

Occorre tener conto che, tra poco, ci sarà la contemporanea entrata in vigore di un’enorme quantità di nuove disposizioni tributarie, contenute in una miriade di articoli (sarebbero 2.200 gli articoli contenuti nei quattordici decreti legislativi finora emanati, oltre a tutte le nuove disposizioni riportate nei nove testi unici). Disposizioni che costituiranno la nuova base di lavoro non solo per gli uffici fiscali, ma anche per gli altri addetti ai lavori, che dovranno applicare le nuove norme quotidianamente, indirizzando i contribuenti verso metodologie fiscali diverse dal passato.

Per non parlare del contenzioso, anch’esso oggetto di grossi cambiamenti e penalizzato certamente per via di una normativa che, con il dichiarato obiettivo di “professionalizzare” tutti i giudici tributari – cioè di creare al più presto una classe di magistrati assunti per concorso oppure provenienti dalle altre magistrature – di fatto non solo ha discriminato gli altri giudici che, da tantissimi anni, hanno assicurato con sacrifici e con ottimi risultati l’espletamento delle funzioni giudiziarie tributarie, ma ha anche creato un grosso vuoto nell’organico, nel momento in cui ha previsto una veloce cessazione dal servizio di numerosissimi giudici tributari “non togati”, intervenendo sui limiti di età.

Una transizione, quindi, piena di difficoltà.
C’è da dire, peraltro, che mentre si realizza la riforma fiscale, il legislatore continua a emanare disposizioni che, stratificandosi a quelle recentemente emanate, creano comunque altra confusione, vanificando – magari in parte – lo sforzo di coloro i quali sulla riforma hanno tanto lavorato.

Per cui, mentre la riforma si propone di snellire e modernizzare il sistema fiscale, la transizione potrebbe risultare disorientante per contribuenti e professionisti.
La preoccupazione, quindi, è più che legittima.

Eppure, ormai mancano pochi mesi alla completa applicazione del nuovo sistema.
Sarebbe giusto, pertanto, tenere conto di queste difficoltà, magari con una “tregua fiscale”, principalmente “legislativa”, tale da consentire una morbida introduzione del nuovo sistema fiscale italiano.

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