Ammirando i borghi siciliani, ci si accorge sempre più che negli ultimi anni qualcosa è cambiato nel modo di viaggiare. Sempre più persone, soprattutto giovani coppie, famiglie e viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche, stanno lasciando da parte le località più affollate per riscoprire il fascino dei piccoli centri. È il ritorno dei borghi siciliani, luoghi dove il tempo sembra rallentare e dove il viaggio non è fatto soltanto di monumenti da visitare, ma di incontri, sapori e storie da vivere.
«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via e sapere che c’è sempre qualcuno che ti aspetta». Le parole di Cesare Pavese raccontano ancora oggi un sentimento profondo: quello del legame con i luoghi, con le comunità e con quelle piccole realtà dove il tempo sembra avere un ritmo diverso.
È forse anche per questo che negli ultimi anni qualcosa è cambiato nel modo di viaggiare. Sempre più persone, soprattutto giovani coppie, famiglie e viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche, stanno lasciando da parte le mete più affollate per riscoprire il fascino dei piccoli centri. È il ritorno dei borghi siciliani, luoghi dove il viaggio non coincide soltanto con la visita di un monumento, ma diventa incontro, scoperta e relazione.
In un’estate in cui il turismo di massa continua a riempire spiagge e città d’arte, cresce il desiderio di una Sicilia più intima, lontana dalle file, dal traffico e dai ritmi frenetici, fatta di vicoli, tradizioni, paesaggi rurali e comunità locali. I borghi rappresentano una risposta a chi cerca silenzio, autenticità, un rapporto più diretto con il territorio e un’esperienza meno frenetica, capace di restituire valore al tempo e alle relazioni.
Passeggiare senza fretta tra strade in pietra, fermarsi a parlare con gli abitanti, entrare in una bottega artigiana o sedersi nella piazza principale per un caffè diventa parte integrante del viaggio. È una forma di turismo lento che mette al centro non soltanto il luogo da visitare, ma il modo in cui lo si vive.
Per approfondire un fenomeno che sta ridisegnando il modo di viaggiare in Sicilia, abbiamo intervistato Rosa Di Stefano una delle principali voci del comparto turistico e ricettivo siciliano. In qualità di vicepresidente di Federalberghi Sicilia, Presidente di Federalberghi Palermo e CEO del gruppo FarHotels, rappresenta gli operatori dell’ospitalità dell’Isola e segue da vicino l’evoluzione dei flussi turistici, le nuove tendenze del mercato e le strategie di promozione del territorio.
Da anni è impegnata nel dialogo con le istituzioni per sostenere un modello di turismo capace di coniugare sviluppo economico, qualità dell’accoglienza e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico della Sicilia. In questa intervista ci offre il suo punto di vista sul crescente interesse dei viaggiatori, in particolare dei più giovani, verso i borghi siciliani e sulle azioni necessarie per trasformare questi piccoli centri, custodi di storia, tradizioni e identità, in protagonisti di un turismo sempre più sostenibile e autentico.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di un ritorno ai borghi e al turismo lento. Dal suo osservatorio privilegiato, quali sono le motivazioni che spingono soprattutto i giovani viaggiatori a scegliere i piccoli centri siciliani rispetto alle destinazioni più conosciute?
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I borghi siciliani custodiscono un patrimonio straordinario di storia, tradizioni, artigianato ed enogastronomia. Quali strategie dovrebbero adottare istituzioni e operatori turistici per valorizzarli al meglio e trasformarli in una risorsa sempre più importante per il turismo dell’Isola, senza snaturarne l’identità?
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La rinascita dei borghi non è però soltanto una tendenza culturale: negli ultimi anni è diventata anche una vera strategia di sviluppo sostenuta dalle istituzioni. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attraverso la linea dedicata all’“Attrattività dei borghi storici”, ha destinato risorse importanti alla rigenerazione dei piccoli centri italiani, finanziando interventi di recupero del patrimonio culturale, miglioramento dei servizi e valorizzazione turistica.
Anche la Regione Siciliana ha avviato iniziative per sostenere i borghi dell’isola: nel 2026 con Legge Regionale del 9 Gennaio 2026, n. 1 (“Legge di stabilità regionale 2026”), art 11, comma 25, attuata con Decreto assessoriale n. 293 del 5 Giugno 2026 dell’Assessorato regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica e successivamente con D.D.G. n. 308 del 10 Giugno 2026 per assegnazione, impegno e liquidazione delle risorse.
Sono stati destinati finanziamenti pari a 1,6 miliardi di euro, per la promozione, l’accoglienza e la valorizzazione turistica dei piccoli centri siciliani, ai Comuni siciliani appartenenti alla rete dei “Borghi più belli d’Italia” e ai territori premiati nel concorso “Borgo dei Borghi”, con l’obiettivo di rafforzare accoglienza, promozione e capacità attrattiva.
Tra i casi più conosciuti c’è Sambuca di Sicilia, diventata un simbolo internazionale grazie al progetto delle case vendute a prezzo simbolico di 1 euro. Tale progetto è stato avviato attraverso procedure comunali di vendita di immobili inutilizzati, attraverso bandi pubblici o regolamenti per la valorizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare, con l’obiettivo di recuperare il centro storico e contrastare il fenomeno dello spospolamento.
L’iniziativa ha acceso i riflettori sul problema dello spopolamento dei centri storici e sulla possibilità di recuperare immobili abbandonati riportandoli a nuova vita. Non si tratta però di abitazioni regalate: gli acquirenti devono rispettare precise condizioni, tra cui l’obbligo di ristrutturazione entro tempi stabiliti. Negli anni il Comune ha continuato su questa strada con nuovi bandi e formule innovative, dimostrando come un borgo possa trasformare una criticità in un’opportunità.
Ma la forza dei borghi siciliani non si limita ai progetti di recupero.
Petralia Soprana, nel cuore delle Madonie, conquista con le sue strade curate, le chiese, i panorami sulle montagne e un patrimonio di tradizioni che racconta una Sicilia lontana dal turismo balneare. È un luogo dove natura, cultura e gastronomia convivono in equilibrio.
Gangi, eletto Borgo dei Borghi nel 2014, è diventato negli anni un esempio virtuoso di valorizzazione del territorio. Il suo centro storico arroccato, le case in pietra e le iniziative culturali hanno contribuito a restituire nuova attenzione a un paese che rischiava di perdere abitanti.
A Montalbano Elicona il fascino medievale del castello federiciano dialoga con i paesaggi dei Nebrodi, mentre Geraci Siculo conserva il carattere autentico di un borgo di montagna dove storia e natura si incontrano.
Nella Sicilia orientale, Castiglione di Sicilia rappresenta invece l’incontro tra cultura, paesaggio e vino. Ai piedi dell’Etna, tra vigneti e antichi percorsi, racconta una dimensione del viaggio legata ai sapori e alla scoperta dei territori.
C’è poi Savoca, conosciuta anche grazie al cinema internazionale, che continua ad affascinare con il suo impianto medievale e i panorami sullo Ionio; Erice, con i suoi vicoli avvolti spesso dalla nebbia, sembra sospesa fuori dal tempo; Palazzolo Acreide, patrimonio UNESCO, custodisce invece uno straordinario equilibrio tra architettura barocca e tradizioni popolari.
Ma perché i borghi piacciono sempre di più soprattutto alle nuove generazioni?
La risposta sta nella ricerca di esperienze autentiche. Oggi molti viaggiatori non vogliono soltanto fotografare un luogo, ma viverlo: partecipare a una festa di paese, imparare una ricetta tradizionale, visitare un laboratorio artigiano, percorrere un sentiero naturalistico o scoprire un prodotto locale direttamente da chi lo produce.
Anche il fenomeno dello smart working ha contribuito a cambiare la percezione dei piccoli centri. Per molti professionisti il borgo non è più soltanto una meta per un fine settimana, ma può diventare un luogo temporaneo dove lavorare, vivere e riscoprire ritmi più sostenibili.
Restano naturalmente alcune sfide: collegamenti, servizi e opportunità lavorative devono essere potenziati affinché la rinascita non sia soltanto stagionale. Tuttavia, il crescente interesse dimostra che i borghi possono rappresentare una delle chiavi per il futuro turistico della Sicilia.
Non un ritorno al passato, ma una nuova idea di futuro: più lenta, sostenibile e capace di distribuire i flussi turistici durante tutto l’anno. I piccoli paesi dell’isola ricordano che spesso il vero lusso contemporaneo non è avere tutto subito, ma trovare il tempo per fermarsi, ascoltare una storia e sentirsi, anche solo per qualche giorno, parte di un luogo.ederica Dolceag
Federica Dolce
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