Salina, l’isola dove il profumo racconta più del paesaggio: viaggio tra i profumi, vigne e capperi nelle Eole

Le sue coste alternano spiagge di ciottoli, insenature nascoste e pareti rocciose che precipitano nell’acqua cristallina

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Salina
Foto ingegnere Cesare Caramazza
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Tra le sette sorelle dell’arcipelago eoliano, Salina è probabilmente quella che meglio rappresenta il volto verde delle isole vulcaniche siciliane.

Chiamata dai Greci Didyme, “gemella”, per via delle due montagne che ne caratterizzano il profilo, formata da sei antichi vulcani e dominata dai monti Fossa delle Felci e dei Porri, Salina è la seconda isola più grande delle Eolie dopo Lipari, ma negli anni ha costruito la propria fama ben oltre la geologia che l’ha generata.

I turisti arrivano attratti dalle acque limpide, dai sentieri panoramici, dai borghi affacciati sul mare e dalla celebre spiaggia di Pollara, resa famosa dal film Il Postino. Poi scoprono che Salina custodisce qualcosa di più difficile da raccontare: un’identità che passa attraverso gli odori, i profumi e le fragranze che la caratterizzano.

Si potrebbe affermare che a Salina si arriva prima con il olfatto che con il traghetto.

Infatti, mentre la costa prende forma all’orizzonte, il vento porta già il profumo della macchia mediterranea, dei capperi lasciati essiccare al sole, delle vigne che ricamano i versanti delle colline e del mare che entra ovunque senza mai essere invadente.

È questa forse la caratteristica più sorprendente dell’isola. In un arcipelago che deve la propria fama al fuoco di Stromboli e ai fenomeni vulcanici di Vulcano, Salina si distingue per qualcosa di invisibile.

Qui il paesaggio non si limita a essere osservato. Si respira.

La sua natura generosa è il risultato di una combinazione rara. Infatti, le abbondanti sorgenti d’acqua dolce, che rappresentano quasi un’eccezione nelle Eolie, hanno favorito nei secoli la crescita di una vegetazione rigogliosa che ancora oggi rende l’isola riconoscibile da chilometri di distanza.

Le vigne rappresentano uno dei simboli più forti dell’isola. Da questi terreni vulcanici nasce la Malvasia delle Lipari, vino dolce conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Durante la vendemmia, tra agosto e settembre, l’odore del mosto invade strade e campagne trasformando l’intera isola in una sorta di cantina a cielo aperto.

Accanto alla vite prospera un’altra eccellenza: il cappero. Quello di Salina è considerato tra i migliori del Mediterraneo e cresce tra muretti a secco, rocce laviche e terreni battuti dal sole. La sua raccolta continua a seguire ritmi antichi, tramandati da generazioni di agricoltori che hanno imparato a dialogare con un territorio tanto affascinante quanto impegnativo.

Ma Salina è anche e principalmente mare.

Le sue coste alternano spiagge di ciottoli, insenature nascoste e pareti rocciose che precipitano nell’acqua cristallina. I fondali, particolarmente apprezzati dagli appassionati di snorkeling e immersioni, custodiscono praterie di posidonia, grotte sommerse e una biodiversità che racconta la buona salute di questo tratto di Mediterraneo.

Poi c’è Pollara. Più che una località, una scenografia naturale. L’antico cratere vulcanico, parzialmente collassato nel mare, ha creato uno degli angoli più spettacolari della Sicilia. Al tramonto, quando la luce colora le pareti di tufo e il sole scompare dietro l’orizzonte, si comprende perché questo luogo continui ad attirare viaggiatori, fotografi e registi.

La bellezza di quest’isola è silenziosa e discreta. Infatti Salina non possiede l’energia spettacolare del vulcano di Stromboli, né il fascino mondano di Panarea. Non cerca di stupire. Si insinua lentamente nella memoria di chi la visita.

Perché chi lascia Salina raramente porta con sé soltanto un’immagine.

Infatti, quando il traghetto riparte e l’isola si allontana il ricordo più persistente non è solo il panorama ma è spesso quello di una sensazione. L’odore delle ginestre lungo un sentiero, quello del mosto durante la vendemmia o dei capperi che asciugano al sole davanti alle case.

Perché in questa piccola isola delle Eolie accade qualcosa di insolito: il paesaggio resta negli occhi, ma è il profumo che rimane nella memoria.

Ecco forse perché Salina rappresenta perfettamente lo spirito di questa rubrica. Un’isola che non si limita a essere visitata, o raccontata geograficamente ma che si lascia scoprire attraverso un dettaglio apparentemente invisibile, una sensazione ad esempio, come il suo profumo.

Federica Dolce