Il Programma Nazionale Esiti (PNE) 2025 restituisce, per la Sicilia, l’immagine di un Servizio sanitario regionale attraversato da divari profondi: tra Nord e Sud del Paese, ma soprattutto all’interno dell’Isola stessa, tra aree virtuose e territori in forte affanno. Un sistema che regge in alcuni nodi della rete ospedaliera, ma che fatica nella tempestività, nella continuità assistenziale e nell’appropriatezza delle cure.
Area cardiovascolare: il nodo dei tempi e della rete dell’emergenza
Uno degli indicatori più critici per la Sicilia riguarda la tempestività di accesso all’angioplastica (PTCA) nei pazienti con STEMI.
Nel 2024, in diverse aree territoriali siciliane meno del 40% dei pazienti è stato trattato entro i 90 minuti, soglia minima prevista dal DM 70/2015, collocando l’Isola tra le regioni con le performance peggiori insieme ad altre del Sud e delle Isole.
Questo dato segnala:
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fragilità nella rete dell’emergenza-urgenza,
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difficoltà logistiche e territoriali,
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disomogeneità nell’accesso ai centri di emodinamica.
Sul fronte degli esiti, la mortalità a 30 giorni dopo bypass aorto-coronarico (BAC) in Sicilia rimane sotto la soglia nazionale del 4%, ma il PNE evidenzia una variabilità interna molto elevata, con diversi outlier che rendono necessari audit clinici mirati.
Ancora più preoccupante il dato sugli esiti a medio termine: la Sicilia figura tra le regioni con valori mediani più elevati di mortalità a un anno dopo infarto miocardico acuto, insieme a Molise, Abruzzo e Sardegna.
Area cerebrovascolare: mortalità più alta e forte eterogeneità
Nel campo dell’ictus ischemico, il report conferma un gradiente Nord-Sud marcato.
In Sicilia, diverse aree superano la soglia del 12,9% di mortalità a 30 giorni, prevista dal Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA.
Anche sugli esiti a un anno (MACCE), la Regione mostra:
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valori medi elevati,
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forte variabilità intra-regionale, segno di reti assistenziali non uniformi e di una presa in carico territoriale ancora fragile
Oncologia: concentrazione insufficiente e mobilità sanitaria implicita
Il PNE evidenzia come nel Sud e nelle Isole – Sicilia compresa – la concentrazione della chirurgia oncologica complessa sia inferiore rispetto al Centro-Nord.
Emblematico il caso della resezione pancreatica:
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solo 3 strutture ad alto volume sono collocate nel Sud e nelle Isole,
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queste intercettano appena il 28% della casistica dell’area,
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il restante flusso di pazienti è frammentato o indirizzato fuori regione.
Anche per tumori del colon, del retto e del polmone, la Sicilia si colloca nelle aree dove oltre un terzo dei pazienti viene operato in strutture a basso volume, con potenziali ricadute sugli esiti e sulla qualità delle cure.
Assistenza alla nascita: taglio cesareo ancora troppo frequente
Il capitolo su gravidanza e parto conferma una storica criticità:
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tassi di taglio cesareo primario superiori al 25%, ben oltre la soglia raccomandata del 15%,
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performance tra le peggiori d’Italia insieme a Campania, Calabria e Sardegna.
Il PNE segnala che oltre metà degli audit nazionali riguarda proprio l’area “Gravidanza e parto”, e la Sicilia figura tra le regioni maggiormente interessate da richieste di revisione per bassa aderenza agli standard di qualità.
Area muscolo-scheletrica: luci e ombre
Meno negativo il quadro della frattura del collo del femore negli over 65.
In alcune aree siciliane, oltre il 60% dei pazienti viene operato entro 48 ore, in linea con lo standard nazionale. Tuttavia il PNE sottolinea ampie differenze interne, con territori molto performanti e altri fortemente critici .
Assistenza territoriale: la vera sfida aperta
Sugli indicatori indiretti di assistenza territoriale, la Sicilia mostra:
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criticità nella gestione delle cronicità,
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segnali contrastanti sul diabete (tasso amputazioni non tra i più alti, ma con variabilità interna significativa),
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difficoltà nella continuità ospedale-territorio, che incidono sugli esiti a distanza.
AGENAS sottolinea come, senza un reale rafforzamento della sanità territoriale (DM 77/2022), regioni come la Sicilia rischino di cristallizzare i divari evidenziati dal PNE.
Sicilia: una sanità a macchia di leopardo
Il PNE 2025 restituisce per la Sicilia un’immagine chiara: non un sistema uniformemente in crisi, ma una sanità profondamente diseguale, dove eccellenze locali convivono con ritardi strutturali, soprattutto nei nodi dell’emergenza, dell’oncologia complessa e dell’assistenza alla nascita.
Il rischio, se non affrontato con politiche mirate e dati-driven, è che il PNE continui a fotografare anno dopo anno le stesse fratture, più che accompagnare un reale riequilibrio del diritto alla salute nell’Isola.
Roberto Greco