Riapre la chiesa di Santa Caterina: arte, fede e memoria nel cuore di Palermo

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Il restauro dei marmi e il ritorno della Madonna del Rosario di Van Dyck restituiscono alla città la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, uno dei suoi luoghi simbolo. Ufficialmente è stata riaperta al pubblico ieri pomeriggio dopo il completamento degli accurati lavori di recupero e restauro della pavimentazione marmorea policroma, uno degli elementi più preziosi e identitari dell’edificio sacro. Un intervento complesso e delicato, finanziato ed eseguito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per Sicilia e Calabria, che restituisce alla città un luogo centrale della sua memoria storica, artistica e spirituale. La cerimonia di riapertura è stata arricchita da un evento di straordinario valore simbolico: il rientro in chiesa della “Madonna del Rosario” di Antoon Van Dyck, capolavoro realizzato durante il soggiorno palermitano dell’artista tra il 1624 e il 1625. L’opera torna al culto e alla fruizione della città come segno di protezione e di speranza, richiamando il contesto storico in cui fu concepita, quando Palermo era segnata dal contagio e dall’incertezza, non diversamente da quanto accade oggi, seppure in forme diverse. A fare gli onori di “casa” e ad accogliere autorità civili e religiose padre Giuseppe Bucaro, rettore della Chiesa e dell’ex Monastero di Santa Caterina. Tra i presenti il vescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Maria Teresa Cucinotta insieme ai dirigenti del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche di Palermo. La riapertura di Santa Caterina d’Alessandria non rappresenta soltanto la conclusione di un intervento conservativo di alto profilo, ma un momento che riafferma il legame profondo tra arte, fede e devozione, che da secoli anima la comunità palermitana. La pietra restaurata, i marmi restituiti alla loro luce originaria e il ritorno dell’immagine mariana compongono un racconto unitario, in cui bellezza e spiritualità tornano a dialogare con la città. L’intervento è stato condotto nell’ambito delle attività del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per Sicilia e Calabria, struttura di riferimento per la realizzazione e il coordinamento degli interventi pubblici su beni di rilevanza monumentale. Il Provveditorato ha garantito il raccordo istituzionale e tecnico dell’intero percorso, sotto la guida del Provveditore, ing. Floriano Siniscalco, con il coordinamento tecnico-amministrativo del Responsabile Unico del Procedimento, dott. Giulio Verro, che ha seguito le diverse fasi operative e procedurali dell’intervento. Il restauro è stato il risultato di un articolato lavoro corale, che ha coinvolto progettisti, restauratori specializzati, studiosi e strutture universitarie, affiancati da attività di indagine scientifica e diagnostica di alto livello. Le analisi non invasive, lo studio dei materiali lapidei e il supporto accademico hanno consentito una conoscenza approfondita della pavimentazione e degli apparati lignei, garantendo interventi rispettosi della materia storica e della sua complessità. A sottolineare il valore del lavoro svolto è mons. Giuseppe Bucaro, che ha espresso la propria gratitudine «al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Provveditorato e a tutti i tecnici e alle maestranze coinvolte, riconoscendo nella cura meticolosa e nella professionalità dimostrata la capacità di restituire alla comunità non solo un bene monumentale, ma anche il senso della sacralità della Chiesa e il rispetto artistico che essa merita».

Fabio Gigante

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