Il Sud Italia e la Sicilia si confermano territori dove il rapporto con gli animali da compagnia è profondamente sentito, ma che oggi si trovano a dover navigare tra un amore viscerale per i pet e ostacoli normativi ed economici sempre più pressanti. Se da un lato l’isola vibra per una presenza massiccia di amici a quattro zampe, dall’altro le famiglie devono fare i conti con rincari e burocrazia.
Un primato affettivo e territoriale
Nel Mezzogiorno, la presenza di animali è un tratto distintivo del tessuto sociale. Secondo i dati del Rapporto Assalco – Zoomark 2026, il Sud Italia vanta una delle percentuali più alte di penetrazione dei cani nelle famiglie, raggiungendo il 29,5%, un dato significativamente superiore rispetto alle grandi aree metropolitane del Paese. Anche le abitudini quotidiane riflettono una specificità territoriale: mentre al Nord-Ovest domina l’uso sistematico di pet food industriale, in Sicilia e nel Sud (così come nei piccoli centri) si osserva un maggiore ricorso a modelli alimentari misti o meno strutturati, dove il cibo industriale viene alternato più frequentemente a preparazioni casalinghe o modelli meno continuativi.
Il “Caso Sicilia”: il paradosso della microchippatura
L’approfondimento più critico riguarda la tracciabilità degli animali nell’isola. In Sicilia, l’introduzione di un “contributo di solidarietà” obbligatorio per ogni microchippatura ha innescato un effetto paradossale. Quella che doveva essere una misura di sostegno è stata percepita dai medici veterinari e dai cittadini e dalle cittadine come una vera e propria “tassa sul possesso responsabile”, portando a un significativo calo delle identificazioni dei pet. Questo stallo contrasta con la tendenza nazionale verso il Sistema di Identificazione Nazionale (SINAC), fondamentale per combattere il randagismo, e si scontra con l’approccio di altre regioni che preferiscono agevolare le registrazioni tramite il “ravvedimento operoso” senza sanzioni.
La “crociata” del Codacons contro il caro-animali
A complicare il quadro per le famiglie siciliane e meridionali si aggiunge il forte aumento dei costi di gestione. Il Codacons, attraverso il Segretario Nazionale Francesco Tanasi, ha lanciato una vera e propria “crociata” contro il caro-vita che ha colpito le ciotole di cani e gatti, definendo il mantenimento di un animale un problema sociale che grava pesantemente su anziani e famiglie monoreddito. L’associazione sottolinea che gli animali non sono un lusso, ma parte integrante della vita affettiva, e denuncia come l’attuale pressione economica stia spingendo quasi un proprietario su quattro a rinunciare a nuovi pet e uno su dieci a doversene separare. Per questo, il Codacons chiede al Governo interventi immediati: la riduzione dell’Iva al 10% su alimenti e prodotti essenziali e un aumento delle detrazioni fiscali per le spese veterinarie, giudicando del tutto insufficiente l’attuale beneficio massimo di circa 80 euro annui.
Un futuro tra mercato e tutela sociale
Nonostante queste difficoltà, il settore continua a mostrare una straordinaria vitalità, con un mercato italiano del pet food e pet care che ha raggiunto il valore di 5,3 miliardi di euro nel 2025. La sfida per la Sicilia e per tutto il Sud sarà quella di conciliare questa crescita economica con politiche che non penalizzino i proprietari responsabili. La richiesta di una fiscalità più equa, sostenuta da oltre l’80% dei proprietari, appare oggi come un passo necessario per impedire che la cura di un animale domestico diventi un privilegio per pochi e per garantire che l’amore per i pet possa continuare a fiorire senza barriere economiche o burocratiche.
Mario Catalano