Il miglioramento c’è, ma non basta a colmare un divario che continua a pesare sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) 2024 restituisce l’immagine di un Servizio sanitario nazionale che cresce grazie anche agli investimenti del PNRR, ma che continua a procedere a velocità diverse. E tra le Regioni chiamate a recuperare terreno c’è ancora la Sicilia, dove il raggiungimento degli standard previsti continua a rappresentare una delle principali sfide per il sistema sanitario regionale.
I numeri raccontano con chiarezza le criticità: la Sicilia ottiene 49 punti nell’area della prevenzione, 44 nell’assistenza distrettuale e 80 nell’assistenza ospedaliera. Considerando che la soglia minima fissata dal Ministero è pari a 60 punti per ciascuna area, l’Isola supera l’esame soltanto per l’assistenza ospedaliera, mentre resta sotto gli standard nella prevenzione e, soprattutto, nei servizi territoriali.
Il nodo della sanità territoriale
Negli ultimi anni la Sicilia ha avviato un percorso di riorganizzazione, sostenuto dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative territoriali e potenziamento dell’assistenza domiciliare rappresentano gli strumenti su cui punta la riforma. Tuttavia, la piena attuazione di questi interventi richiederà tempo e, nel frattempo, i cittadini continuano a fare i conti con liste d’attesa, difficoltà nell’accesso alle prestazioni e un ricorso spesso eccessivo agli ospedali.
Proprio la debolezza della rete territoriale continua a essere uno dei principali elementi di criticità. Quando il territorio non riesce a seguire il paziente cronico, anziano o fragile, è inevitabile che aumentino gli accessi impropri ai pronto soccorso e i ricoveri evitabili, con un impatto diretto sulla tenuta degli ospedali.
La posizione della SIMI
Per la Società Italiana di Medicina Interna il miglioramento registrato dal monitoraggio rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerato un punto di arrivo. «È fondamentale che il percorso di rafforzamento del sistema sanitario prosegua investendo sull’integrazione tra ospedale e territorio e sul potenziamento della presa in carico dei pazienti cronici e comorbidi» sottolinea il presidente della SIMI, Nicola Montano.
Secondo la società scientifica, il cambiamento demografico impone una revisione dell’organizzazione dell’assistenza. Ogni giorno i reparti di medicina interna gestiscono pazienti sempre più anziani, fragili e affetti contemporaneamente da più patologie, proprio la fascia della popolazione che paga il prezzo più alto delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. Per questo la risposta non può limitarsi all’ospedale, ma deve svilupparsi lungo tutto il percorso assistenziale, garantendo continuità delle cure e una presa in carico stabile anche dopo la dimissione.
La sfida per la Sicilia
Per una Regione come la Sicilia, storicamente alle prese con difficoltà organizzative e con una forte mobilità sanitaria verso altre aree del Paese, il tema assume un valore ancora più rilevante. Ridurre il divario nei LEA significa infatti non solo migliorare gli indicatori ministeriali, ma offrire ai cittadini servizi più accessibili, ridurre i tempi di attesa e limitare la necessità di spostarsi fuori regione per ricevere cure specialistiche. La vera partita si giocherà nei prossimi anni, quando le strutture finanziate dal PNRR dovranno diventare pienamente operative e integrarsi con la rete ospedaliera. Il rischio, altrimenti, è quello di realizzare nuove infrastrutture senza riuscire a garantire il personale e i modelli organizzativi necessari per farle funzionare.
Il confronto con altre Regioni del Mezzogiorno evidenzia come il recupero sia possibile. La Campania, ad esempio, supera la soglia in tutte e tre le macroaree (61 nella prevenzione, 72 nell’assistenza distrettuale e 72 nell’ospedaliera), mentre la Puglia raggiunge rispettivamente 74, 69 e 85 punti. La Sicilia, invece, continua a scontare il ritardo soprattutto nell’assistenza territoriale, proprio il segmento sul quale si concentrano gli investimenti del PNRR e dal quale dipende la capacità di ridurre ricoveri evitabili e accessi impropri ai pronto soccorso.
L’obiettivo: stessi diritti per tutti
«Il consolidamento di modelli organizzativi che valorizzino il ruolo degli internisti all’interno degli ospedali e nella continuità assistenziale, in stretta collaborazione con la medicina del territorio, è la chiave per rispondere alle esigenze concrete della popolazione – osserva ancora Montano -. L’obiettivo deve essere garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza, gli stessi standard di qualità, appropriatezza e tempestività delle cure».
È proprio questa la sfida che attende anche la Sicilia. Perché i LEA non sono una graduatoria tra Regioni, ma il parametro che misura l’effettiva esigibilità del diritto alla salute. E finché continueranno a esistere differenze così marcate tra un territorio e l’altro, quel diritto rischierà di restare, almeno in parte, condizionato dal luogo in cui si nasce o si vive.
Sonia Sabatino