La storia di Assunta Sgarbini, uccisa tra le mura di casa

La donna, 47 anni, fu trovata senza vita nella sua abitazione di Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, nella mattinata del 23 agosto 2025

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Assunta Sgarbini, 47 anni, fu trovata senza vita nella sua abitazione di Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, nella mattinata del 23 agosto 2025. A rinvenire il corpo furono i Carabinieri, intervenuti dopo l’allarme lanciato dai familiari di Christian Persico, 37 anni, ex compagno della donna. L’uomo si era reso irreperibile dopo aver lasciato un biglietto con una frase inquietante: «Ho fatto una cavolata».

La vittima era madre di tre figli di 26, 24 e 17 anni, avuti da una precedente relazione. Assunta lavorava come receptionist in una palestra di Battipaglia. La mattina del 23 agosto di un anno fa, i Carabinieri tentarono più volte, senza successo, di mettersi in contatto con lei. Di fronte alla mancata risposta, i militari fecero irruzione nella sua abitazione di via Franchini, nella frazione di Votraci, dove trovarono la donna riversa sul pavimento e ormai priva di vita. L’intervento dei sanitari del 118 si rivelò inutile: non poterono far altro che constatarne il decesso.

Dai primi accertamenti medico-legali emerse che la 47enne sarebbe morta per soffocamento. Nel frattempo erano già scattate le ricerche dell’ex compagno, che si era reso irreperibile dopo essersi dato alla fuga. Il trentasettenne fu rintracciato e fermato dai Carabinieri lo stesso giorno dell’aggressione mortale alla ex nel corso della serata. Durante le ore in cui si rese irreperibile, Persico avrebbe anche tentato di togliersi la vita lanciandosi da un ponte, riuscendo però a sopravvivere. I Carabinieri lo rintracciarono successivamente grazie alla segnalazione di alcuni residenti, mentre vagava in stato confusionale per le strade di Montecorvino Rovella, con il volto tumefatto. Dopo essere stato soccorso e sottoposto alle cure del personale sanitario, Christian Persico fu accompagnato in caserma per gli accertamenti del caso.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 37enne avrebbe aggredito mortalmente l’ex convivente Assunta Sgarbini al culmine di una lite avvenuta all’interno dell’abitazione. La relazione tra i due, iniziata nel 2016, si era interrotta da poco tempo. L’uomo, tuttavia, avrebbe tentato in più occasioni di riallacciare il rapporto.

Nel corso dell’interrogatorio davanti al pubblico ministero e ai Carabinieri, Christian Persico si avvalse inizialmente della facoltà di non rispondere. Al termine degli adempimenti di rito, il 37enne fu trasferito in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

Due giorni dopo, il 25 agosto, durante l’udienza di convalida del fermo, Persico confessò le proprie responsabilità. Il giudice per le indagini preliminari di Salerno, accogliendo la richiesta della Procura, dispose quindi la permanenza dell’uomo in custodia cautelare in carcere. Nel marzo 2026, al termine delle indagini, per Christian Persico fu disposto il giudizio immediato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Assunta Sgarbini sarebbe stata colpita con violenza alla gola dall’ex compagno, riportando lesioni che avrebbero provocato un collasso cardio-respiratorio.

L’aggressione, secondo l’accusa, sarebbe poi proseguita quando la donna era ancora in vita: il 37enne le avrebbe avvolto la testa in un sacchetto di plastica, successivamente chiuso con del nastro adesivo, provocandone il soffocamento.

Gli inquirenti contestarono diverse aggravanti a carico dell’imputato: la premeditazione, la crudeltà e la relazione affettiva con la vittima.‍

Serena Marotta

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