Quello della prevenzione maschile è un settore che stenta ancora a decollare a causa della reticenza degli uomini a parlare con un urologo dei propri disturbi. Ma troppo spesso ancora alcune patologie tipiche dell’uomo non vengono facilmente riconosciute dai medici, a causa della scarsa formazione che viene proposta in merito.
In base ad un recente sondaggio nazionale, su un campione rappresentativo di uomini tra i 18 e i 65 anni circa un terzo ha dichiarato di non essere mai andato da un urologo o un andrologo. Eppure, molte patologie urologiche importanti (come i tumori alla prostata, alla vescica o al rene, l’ipertrofia prostatica, incontinenza urinaria, ecc.) aumentano con l’età, quindi bisognerebbe prestare più attenzione alla prevenzione.
In particolare, la minzione frequente, soprattutto notturna, urgenza urinaria, getto debole e sensazione di svuotamento incompleto: sono i sintomi più comuni dell’ipertrofia prostatica benigna, una condizione che riguarda oltre il 50% degli over 50 e l’80% degli over 80. Questa patologia interessa circa 6 milioni di italiani. In Sicilia, dove vivono circa 700.000 uomini con più di 50 anni, questa condizione può riguardare fino a 350.000 persone.
«L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una condizione legata principalmente all’invecchiamento e agli effetti degli ormoni maschili, che determinano un progressivo ingrossamento della prostata. Tra i fattori di rischio figurano predisposizione genetica, variazioni ormonali, obesità e stili di vita sedentari» precisa a l’altroparlante il dottor Emanuele Caldarera, specialista in chirurgia urologica e andrologica dell’Ospedale Paolo Borsellino di Marsala.
La prostata è una ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile, situata al di sotto della vescica e che circonda l’uretra, il condotto che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno del corpo. Quando la prostata aumenta le sue dimensioni può comprimere l’uretra, causando disturbi, che vengono sottovalutati o ignorati, possono influenzare profondamente la qualità della vita, portando disagio nelle attività quotidiane, nel lavoro e persino nelle relazioni sociali.
Per fortuna nei casi lievi si può optare per la “vigile attesa”, monitorando i sintomi e adottando uno stile di vita sano. Quando serve però è possibile ricorrere ad un intervento farmacologico, rappresentato spesso dagli alfa-bloccanti che rilassano i muscoli e facilitano la minzione. Sono disponibili in commercio anche gli inibitori della alfa-riduttasi per ridurre il volume prostatico, pur con possibili effetti collaterali.
«Oltre alle terapie farmacologiche, ormai sono disponibili numerose tecniche mininvasive per trattare l’ipertrofia prostatica in modo efficace– sottolinea ancora il dottore Caldarera –. Dalla vaporizzazione o enucleazione laser alla resezione bipolare, fino a procedure ancora meno invasive, eseguibili in regime di day hospital e capaci di preservare l’eiaculazione anterograda».
«Tra queste, alcune prevedono l’utilizzo di piccoli dispositivi temporanei che non prevedono l’utilizzo di catetere e che vengono inseriti per via transuretrale e poi rimossi: permettono di ottenere una disostruzione efficace particolarmente nei pazienti con ipertrofia del collo vescicale – chiarisce lo specialista in chirurgia urologica e andrologica -.Oppure sistemi che impiegano piccoli punti interni per sollevare e aprire la prostata ingrossata senza tagliare né rimuovere tessuto. Questi approcci consentono di ridurre i sintomi urinari, preservare la funzione sessuale e eiaculatoria con tempi di recupero molto rapidi».
«La scelta del trattamento – afferma, infine, Emanuele Caldarera -, dipende dalla gravità dei sintomi, dal volume della prostata, dall’età e dalle condizioni generali del paziente. È fondamentale affidarsi allo specialista in urologia per individuare la soluzione più adatta, valutando attentamente la storia clinica, rischi, benefici e tempi di recupero».
Sonia Sabatino