Vincenzo Ferrera riceve il premio Troisi a Salina: «La recitazione è una necessità, Troisi è stato il faro della mia adolescenza»

L’attore Vincenzo Ferrera riceve il premio Troisi al Marefestival Salina. Un riconoscimento che celebra una carriera costruita con passione, teatro e autenticità, dalla Sicilia ai successi di Mare Fuori

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Foto Marefestival Salina
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Ricevere un premio che porta il nome di Massimo Troisi significa entrare, anche solo per un istante, in una storia che appartiene al cuore degli italiani. Per Vincenzo Ferrera, attore tra i più apprezzati della sua generazione e volto amatissimo dal grande pubblico grazie alla serie televisiva “Mare Fuori”, il riconoscimento, assegnato dal Marefestival Salina, giunto XV Edizione dal 12 al 14 giugno, rappresenta molto più di un traguardo professionale. È un ritorno alle origini, ai sogni di un ragazzo che guardava il cinema con gli occhi pieni di speranza e che oggi vede riconosciuto un percorso costruito con pazienza, studio e autenticità.

In un’isola che da sempre dialoga con il cinema e la cultura, Ferrera si racconta con la semplicità che lo contraddistingue, restituendo il ritratto di un artista profondamente legato ai valori del teatro, della famiglia e del lavoro.

Quest’anno ha ricevuto il Premio Troisi a Salina, un riconoscimento che porta il nome di un artista entrato nell’immaginario collettivo degli italiani. Che significato ha per lei questo premio e quali emozioni prova nel riceverlo proprio qui, in una terra che continua a raccontare storie attraverso il cinema?

«È un privilegio, è un onore ricevere un premio del genere perché tutta la mia adolescenza l’ho passata guardando i film di Massimo Troisi. Per noi che avevamo il sogno di diventare attori, lui era un faro, un punto di riferimento assoluto, non soltanto come comico ma anche come attore a trecentosessanta gradi».

Nelle sue parole c’è l’emozione sincera di chi non ha mai smesso di guardare ai propri maestri con gratitudine. Troisi non è soltanto un simbolo del cinema italiano, ma rappresenta quella capacità rara di raccontare l’umanità con leggerezza e profondità. Ricevere un premio a lui dedicato, nel suggestivo scenario delle Eolie, assume quindi un valore ancora più intenso.

Guardando la sua carriera dagli anni della formazione fino ai successi che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico, qual è il percorso umano e professionale che l’ha portata fin qui? C’è stato un momento in cui ha capito che la recitazione sarebbe stata la sua strada?

«Già dal liceo avevo capito che quella sarebbe stata la mia strada, grazie ai laboratori teatrali che facevamo. La mia formazione è fatta di trentadue anni di teatro alle spalle, con grandi artisti e grandi maestri che mi hanno un po’ blindato rispetto ai dolori e ai compromessi di questo mestiere».

Dietro il successo televisivo c’è dunque una lunga gavetta fatta di palcoscenici, studio e disciplina. Un percorso che racconta la forza di chi ha scelto di costruire la propria carriera partendo dalle fondamenta più solide, quelle del teatro, dove ogni sera si rinnova l’incontro autentico con il pubblico.

Molti attori raccontano che con il passare del tempo cambia anche il modo di vivere questo mestiere. Oggi, dopo tante esperienze e personaggi interpretati cosa rappresenta per lei la recitazione? È ancora una sfida, una scoperta, una necessità, oppure qualcosa di diverso?

«Recitare è inevitabilmente una necessità. È nata come vocazione, come passione. Quello che è cambiato è che questa passione è diventata il mio mestiere. È una cosa rara. È ciò che mi fa vivere serenamente la mia vita. Quando recito sono sereno, mentre il resto della mia vita è stato spesso abbastanza complicato».

Una dichiarazione che restituisce l’immagine di un uomo prima ancora che di un attore. Ferrera non parla di successo, fama o popolarità. Parla di serenità. Come se il palcoscenico e il set fossero il luogo in cui ritrovare sé stesso, trasformando una vocazione giovanile in una professione capace di dare equilibrio e significato al quotidiano.

La sua carriera è in continua evoluzione e il pubblico la segue con grande interesse. Guardando al futuro, quali sono i progetti che la attendono e quali storie sente il desiderio di raccontare o interpretare nei prossimi anni? Ci sono nuove produzioni in arrivo, in Sicilia o nel resto d’Italia, di cui può già anticiparci qualcosa?

«Adesso ricominciamo con Mare Fuori 7. Le riprese inizieranno a metà giugno e andranno avanti fino a ottobre. Subito dopo sarò al teatro San Ferdinando con “Uscita d’emergenza”, un classico napoletano che porterò in scena insieme a Nando Paone. Poi ci sarà probabilmente, anzi quasi sicuramente, Mare Fuori 8, che immagino sarà la conclusione di questa epopea».

Tra televisione e teatro, Ferrera continua a muoversi con naturalezza, senza rinunciare alle proprie radici artistiche. Un equilibrio che gli permette di parlare a pubblici diversi mantenendo intatta la propria identità.

Se dovesse immaginare il Vincenzo Ferrera di oggi che incontra il giovane attore degli inizi, cosa gli direbbe? E quali obiettivi, sogni o traguardi sente di voler ancora raggiungere in una professione che continua a regalarle riconoscimenti importanti come questo?

«Direi semplicemente a quel ragazzino che voleva fare l’attore: abbiamo fatto bene, avevamo ragione noi. Non avevamo una famiglia che ci supportava, anzi era il contrario. Quello che direi al mio amico Vincenzo è: bravo, te lo meriti. E a mio padre direi: vedi, avevo ragione. Per il resto non ho più grandi ambizioni. Credo di avere già vinto nel momento stesso in cui questa passione è diventata il mio mestiere. L’unica ambizione che ho oggi è vedere mio figlio felice e realizzato».

Parole che raccontano forse il premio più importante conquistato da Ferrera: la consapevolezza. In un mondo che spesso misura il valore attraverso i numeri e la notorietà, l’attore siciliano sceglie di parlare di felicità, famiglia e realizzazione personale.

Il Premio Troisi, consegnato a Salina, celebra così non soltanto una carriera di successo, ma soprattutto un percorso umano fatto di coerenza, studio e amore per l’arte. Un riconoscimento che assume il significato di un passaggio simbolico tra generazioni di attori capaci di raccontare il Paese con autenticità.

E proprio come Massimo Troisi, anche Vincenzo Ferrera continua a dimostrare che la forza più grande di un interprete non sta nell’apparire, ma nel restare fedele alla propria verità.

Federica Dolce 

Vincenzo Ferrera con il premio, il direttore artistico Massimiliano Kaleri e una hostess con la storica bicicletta del postino
(Foto di Marefestival Salina)