World Cleanup Day: meno slogan, più azioni

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World Cleanup Day
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Ogni anno il 20 settembre milioni di persone in tutto il mondo partecipano al World Cleanup Day, una giornata dedicata alla pulizia di spiagge, parchi, strade, quartieri e altri spazi pubblici. Il World Cleanup Day nasce infatti da un’idea molto concreta: mobilitare le persone e trasformare la sensibilizzazione ambientale in azione.

La storia del World Cleanup Day comincia in Estonia nel 2008, quando oltre 50.000 persone, parteciparono a una grande operazione collettiva di pulizia riuscendo, in appena cinque ore, a raccogliere oltre 10.000 tonnellate di rifiuti. Da quell’esperienza nacque il movimento internazionale Let’s Do It World, che negli anni successivi ha portato il modello in numerosi Paesi. Nel 2018 si è tenuto il primo World Cleanup Day coordinato contemporaneamente su scala globale. Da allora l’iniziativa è cresciuta fino a diventare una delle più grandi mobilitazioni civiche internazionali dedicate alla gestione dei rifiuti e alla tutela dell’ambiente. Un passaggio particolarmente importante è arrivato nel dicembre 2023, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 78/122, proclamando ufficialmente il 20 settembre World Cleanup Day, da celebrare ogni anno. La risoluzione invita governi, organizzazioni internazionali, società civile, imprese e mondo accademico a promuovere attività capaci di mostrare il contributo delle azioni di pulizia alla tutela dell’ambiente e al benessere delle comunità.

Le giornate internazionali dedicate all’ambiente hanno certamente un valore. Richiamano l’attenzione, coinvolgono le persone e contribuiscono a portare al centro del dibattito temi che spesso rimangono sullo sfondo. Esiste però un rischio, quello che la sostenibilità si riduca a una successione di date sul calendario, campagne social, immagini e slogan destinati a perdere forza già il giorno successivo. Parlare di sostenibilità non basta. È necessario tradurre i principi in azioni concrete, misurabili e continuative nel tempo. Un clean-up ha senso se non rappresenta soltanto una fotografia con alcuni sacchi di rifiuti raccolti, ma diventa il punto di partenza per conoscere meglio il territorio.

Quali rifiuti troviamo maggiormente? In quali zone? Perché vengono abbandonati? Esistono abbastanza contenitori? La raccolta funziona? Possiamo prevenire la produzione di determinati rifiuti? Possiamo coinvolgere scuole, attività commerciali, imprese e cittadini?

Palermo: dalla sensibilizzazione alla partecipazione

Per Palermo questo discorso assume un’importanza particolare. La città possiede un patrimonio urbano, costiero e naturalistico che richiede attenzione e cura costanti e nel quale la partecipazione dei cittadini può avere un ruolo significativo. L’11 aprile 2026, Legambiente Palermo ha organizzato sulla spiaggia di “Romagnolo” una giornata di “Spiagge e Fondali Puliti”. L’attività non si è limitata alla raccolta, ma è stato effettuato anche un monitoraggio del beach litter (l’insieme dei rifiuti solidi di origine antropica, cioè prodotti, usati o scartati dall’attività umana, che si accumulano lungo le coste, sugli arenili e sulle spiagge seguendo un protocollo scientifico standardizzato a livello europeo).

Palermo parteciperà inoltre alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2026, in programma dal 16 al 22 settembre. Proprio domenica 20 settembre, nello stesso giorno del World Cleanup Day, è previsto il momento centrale della settimana: il “Car Free Day – Liberiamo la Città”, con chiusure al traffico, attività dedicate alla mobilità pedonale e ciclabile e iniziative diffuse sul territorio cittadino.  È un esempio concreto di come la sostenibilità possa uscire dai documenti programmatici e diventare esperienza diretta nello spazio urbano.

La sfida, però, dovrebbe essere quella di moltiplicare e rendere continuative queste esperienze. Perché aspettare una sola giornata all’anno? Palermo potrebbe favorire un calendario più strutturato di clean-up nei quartieri, nelle spiagge e nelle aree verdi, coinvolgendo periodicamente associazioni, cittadini, scuole, università e imprese. Ma soprattutto, ogni iniziativa potrebbe diventare un’occasione per raccogliere dati. Contare e classificare i materiali recuperati permetterebbe, ad esempio, di individuare le tipologie di rifiuti maggiormente disperse e le aree più problematiche. Ripetere il monitoraggio nel tempo consentirebbe inoltre di capire se le campagne di sensibilizzazione e gli interventi messi in campo producono realmente risultati. La sostenibilità ha bisogno anche di meno dichiarazioni generiche e più obiettivi misurabili. Una strategia cittadina potrebbe quindi combinare diverse azioni: giornate periodiche di clean-up, monitoraggio dei rifiuti raccolti, programmi educativi nelle scuole, coinvolgimento delle attività economiche e delle imprese, campagne contro l’abbandono dei rifiuti e iniziative dedicate alla prevenzione, al riuso e alla corretta raccolta differenziata.

Quello che troviamo per strada o su una spiaggia è spesso il risultato finale di comportamenti, modelli di consumo e sistemi di gestione che devono essere ripensati. Ed è proprio per questo che raccogliere i rifiuti deve essere accompagnato dalla sensibilizzazione. Parlare di clean-up non significa parlare soltanto di ambiente, la sostenibilità riguarda anche la qualità della vita delle persone. Uno spazio pubblico curato può essere vissuto, condiviso e restituito alla comunità. Prendersi cura di una spiaggia, di una strada, di una piazza o di un parco significa rafforzare il rapporto tra cittadini e territorio e promuovere un maggiore senso di responsabilità verso i beni comuni. Sensibilizzare significa certamente informare, ma significa soprattutto aiutare le persone a comprendere che la qualità dell’ambiente in cui viviamo dipende anche dalle nostre scelte quotidiane e dalla capacità di prenderci cura collettivamente del territorio. È qui che il World Cleanup Day incontra pienamente il concetto di sviluppo sostenibile: nella costruzione di città più vivibili e resilienti, nel consumo responsabile delle risorse e nella tutela degli ecosistemi, in linea anche con gli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare con gli SDG 11 – Città e comunità sostenibili, 12 – Consumo e produzione responsabili e 14 – Vita sott’acqua.

Parlare di sostenibilità è importante, ma renderla visibile nelle strade, nei quartieri e negli spazi che viviamo ogni giorno lo è ancora di più.

Maria Antonella Cigno

Circular Srl