Il Palermo è come ognuno di noi, rifiuta le vie di mezzo e fa i conti con la “dipendenza dal dramma”. Ma quanto è dolce l’ambrosia di Ascoli

L'undici rosanero ha palesato, colpevolmente e ancora una volta, il solito limite di "inconsapevole inerzia apatica", ma nella ripresa ha mostrato l’incredibile personalità, inesorabilmente incontrastata, nel momento in cui manifesta tutta la propria qualità

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Pippo Inzaghi - Picenotime
Pippo Inzaghi - Picenotime
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Il pareggio rimediato contro l’ottimo Ascoli, è un punto da salutare con estremo favore. Partendo dall’assunto che è letteralmente impossibile vincere tutte le partite, considerazione alquanto banale ma necessaria, diventa virtuoso riuscire a non perdere quando non puoi vincere. Il Palermo uscito illeso dallo stadio Cino e Lillo Del Duca, ha applicato pedissequamente tale assunto riuscendo a rettificare una serata sorta sotto i peggiori auspici.

L’Ascoli ha dimostrato tutta la propria qualità, caratterizzata da un gioco verticale costantemente dinamico che ha fatto della formazione marchigiana la migliore rivelazione di questa prima parte di campionato. Personalmente, ho temuto di più la sfida del Del Duca che quella precedente contro il Pisa. Lo so, considerando il valore delle rose sembra una provocazione, invece è soltanto una constatazione di fatto. Ciò detto, riconosciuti i reali e doverosi meriti della virtuosa realtà marchigiana plasmata dalla sapiente conoscenza di Francesco Tomei, analizziamo le contraddizioni di casa nostra.

Ascoli - Palermo | Foto Picenotime
Ascoli – Palermo | Foto Picenotime

La dipendenza dal dramma

Il Palermo visto nella prima parte di serata ha palesato, colpevolmente e ancora una volta, il solito limite di “inconsapevole inerzia apatica“. Lo stato psichico attraverso cui la formazione rosanero si trasferisce nella dimensione onirica lasciando la realtà mondo all’avversario. L’ennesimo spontaneo atto di liberalità, che si è consumato anche allo stadio Del Duca, generato da ciò che in psicologia viene descritto come “dipendenza dal dramma“. Nello specifico, alcune persone associano la stabilità e la calma alla noia e alla mancanza di stimoli. Inconsciamente, provocare litigi, complicare situazioni lavorative o creare malintesi relazionali serve a produrre picchi di adrenalina, facendole sentire “vive“.

C’è chi ama lanciarsi con il paracadute a 200 km/h da 4000 metri, chi si diverte a cavalcare onde che superano i 15-20 metri o chi decide di scalare scogliere a picco sul mare, senza corda di sicurezza. E poi c’è il Palermo che, amante del brivido allo stato purissimo, regala ai propri tifosi le stesse sensazioni di uno sport estremo. Questa squadra è siciliana nell’anima, ama le forti emozioni e rifiuta le vie di mezzo. È come ognuno di noi, questa è la verità. Fuor di metafora, tornando alla nostra analisi, la postura della formazione di Pippo Inzaghi evidenzia la difficoltà di continuità nell’arco della stessa recita palesato da inizio stagione e scongiurato soltanto in qualche straordinaria circostanza. Preoccupazione che l’allenatore piacentino, conoscendo la sua perpetua ricerca della perfezione, tenterà di risolvere in quel di Torretta durante l’ultima sosta per le nazionali. Sarà l’occasione per valutare la condizione di alcuni calciatori infortunati come Gabriel Strefezza fermo ai box da circa due mesi; il suo recupero procede secondo le previsioni e proprio la pausa potrebbe dare riscontri concreti sul rientro.

La dolce ambrosia di Ascoli

Se da un lato il Palermo continua a mostrare il solito limite, dall’altro trova ulteriore conferma l’incredibile personalità, inesorabilmente incontrastata, nel momento in cui manifesta tutta la propria qualità. Nella ripresa, infatti, l’undici rosanero è riuscito a colmare un primo tempo insufficiente ottenendo la meritata parità e tentando il clamoroso blitz. Un atteggiamento che dimostra la costante tenuta fisica e soprattutto psicologica della squadra, merito di una mentalità, ad immagine e somiglianza del proprio allenatore, che rifiuta la sconfitta e va alla ricerca perpetua della vittoria. Per questa ragione, gradisco il prezioso punto e inizio a sorseggiare, insieme a voi, il “mezzo bicchiere di Ascoli pieno” di una dolce e gratificante ambrosia. Il percorso che conduce al cuore è lastricato di lacrime, ma all’11ª giornata di Serie B trovarsi in cima con 8 vittorie e solo 3 pareggi senza mai aver conosciuto la delusione della sconfitta credo sia tanta roba. E come dico sempre, ricordando l’irreprensibile ragionier Fantozzi, chiunque avrebbe firmato con il sangue.

Francesco Lupo