Anche i regali per Natale, spesso, sono acquistati sugli store online con un click. Ma, mentre il mercato dell’e-commerce continua a correre verso nuovi record, con una stima di 217 miliardi di pacchi in circolazione a livello globale nel 2025, emerge il lato oscuro della comodità a portata di smartphone. Dietro ogni “consegna domani” si nasconde una complessa macchina logistica che sta ridisegnando l’assetto urbano e mettendo a dura prova gli obiettivi di sostenibilità del pianeta.
La “montagna di cartone”: il paradosso italiano
Ogni anno, circa 3,1 miliardi di alberi vengono abbattuti nel mondo per produrre gli imballaggi necessari alle spedizioni. In Italia, la situazione vive un paradosso virtuoso: siamo leader europei nel riciclo di carta e cartone con un tasso che supera il 92,5% (dati Comieco 2025), ben oltre i target UE.
Tuttavia, il problema non è solo il riciclo, ma il volume totale di rifiuti generati. Le città sono invase da quello che gli esperti chiamano “over-packaging”: scatole giganti per oggetti minuscoli, riempite di plastica a bolle o polistirolo che spesso non seguono la stessa filiera virtuosa della carta.
I Numeri dello Spreco
| Dato Ambientale | Valore Stimato (2025) | Impatto |
| Emissioni da Resi | 24 milioni di tonn. CO2 | Come 5 milioni di auto l’anno |
| Resi nella Moda | 25-40% degli ordini | Il settore più critico |
| Last Mile (Ultimo Miglio) | 50% delle emissioni totali | Inquinamento urbano e traffico |
| Prodotti distrutti | 4310 tonnellate | Merce resa e mai rimessa in vendita |
Il “fantasma” dei resi: perché il gratis ci costa caro
Il vero tallone d’Achille della sostenibilità online è il reso gratuito. Se per il consumatore non ha costi monetari, per l’ambiente è un disastro:
- Logistica Inversa: Il pacco percorre lo stesso tragitto a ritroso, raddoppiando le emissioni di CO2.
- Lo Smaltimento Occulto: In molti casi, rimettere in vendita un capo reso (controllarlo, stirarlo, ri-imbustarlo) costa alle aziende più che distruggerlo.
- Landfill (Discarica): Inchieste internazionali hanno confermato che colossi del retail arrivano a distruggere migliaia di prodotti intatti ogni mese per liberare spazio nei magazzini.
Il dato shock: Si stima che circa il 10% dei resi nel settore moda finisca direttamente in discarica o incenerito, senza mai essere stato indossato se non per una prova di pochi secondi.
L’inquinamento dell’ultimo miglio
La consegna a domicilio (Home Delivery) è responsabile di gran parte del traffico cittadino. I furgoni delle consegne, spesso a motore endotermico, contribuiscono in modo massiccio alla dispersione di particolato (PM10) e ossidi di azoto (NOx) proprio nelle aree più densamente popolate.
Senza un cambio di rotta verso flotte elettriche, si prevede che il numero di veicoli per le consegne aumenterà del 36% entro il 2030, portando a un ulteriore incremento di 6 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio.
Verso un nuovo modello: cosa sta cambiando?
Fortunatamente, il 2025 segna anche l’anno della consapevolezza. Le abitudini di spesa e le politiche aziendali stanno mutando:
- L’addio al Reso Gratuito: Molti grandi brand hanno iniziato ad addebitare una piccola quota (da 1,95€ a 5€) per i resi, scoraggiando l’acquisto compulsivo di taglie diverse dello stesso capo.
- Punti di Ritiro e Locker: Il ritiro presso un punto predefinito riduce le emissioni di CO2 di 10 volte rispetto alla consegna a casa, ottimizzando i percorsi dei corrieri.
- Packaging Riutilizzabile: Stanno nascendo startup che offrono borse e scatole rigide che il cliente restituisce al corriere o spedisce indietro, pronte per essere usate fino a 50 volte.
L’e-commerce non è intrinsecamente “più inquinante” dei negozi fisici (che hanno costi energetici legati a illuminazione e riscaldamento), ma il suo modello attuale basato sulla velocità estrema e sullo spreco degli imballaggi è insostenibile. La sfida per il futuro non è smettere di comprare online, ma farlo con la consapevolezza che ogni “click” ha un peso specifico sul pianeta.
Roberto Greco