La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 13 al 19 luglio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali. Abbiamo inoltre inaugiurato una nuova rubrica: L’isola oltre l’isola, in cui vi raccontiamo le isole minori della Sicilia.

Dal primo giugno a oggi, 13 luglio 2026, la cronaca dell’isola si è trasformata nell’ennesimo bollettino di guerra. Le agenzie di stampa e i quotidiani regionali hanno ricominciato a battere lo stesso tragico spartito. Abbiamo letto dell’allerta arancione di fine giugno, dei roghi che hanno lambito l’autostrada A19 mandando il traffico in tilt nei pressi di Catania, delle colline del palermitano e del messinese minacciate dalle fiamme e avvolte dal fumo, delle preallerte continue emesse dalla Protezione Civile con temperature fisse sopra i 35 gradi. Un film già visto, proiettato su uno schermo di cenere.

Cessate il fuoco

Parigi, 14 luglio. Palermo, 14 luglio. Due geografie distanti, due culture apparentemente inconciliabili, un’unica identica notte in cui la storia e il mito si fondono per celebrare il bene più prezioso dell’essere umano: la liberazione. Da un lato, il cuore pulsante dell’Illuminismo e della modernità politica occidentale, che ricorda il crollo di una fortezza-simbolo e la nascita di una nazione di cittadini uguali di fronte alla legge. Dall’altro, la capitale di un’isola-regno intrisa di barocco, misticismo e passioni popolari, che si stringe attorno a un carro trionfale per ringraziare la “Santuzza” che salvò la città dal nero abbraccio della peste.

14 luglio: il trionfo del popolo e l’esorcismo del male, la narrazione della libertà tra la Bastiglia e il Festino

L’alba è livida su Palermo, in quel 13 luglio 2026. Il silenzio dei quartieri della periferia nord, tra lo Zen, San Lorenzo e Tommaso Natale, viene spezzato dal rombo dei motori delle auto dei Carabinieri. Centinaia di militari del Reparto Operativo e della Compagnia San Lorenzo stringono le manette ai polsi di quindici persone. Per altre sette, già recluse, il provvedimento viene notificato direttamente dietro le sbarre. Ventidue fermi totali. Un colpo durissimo alla spina dorsale di quella che gli inquirenti hanno ribattezzato la “banda dei Kalashnikov”. Le accuse pesano come macigni: associazione mafiosa, estorsioni, incendi dolosi, traffico di stupefacenti e detenzione di armi da guerra. Dietro l’operazione c’è il lavoro della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, insieme all’aggiunto Vito Di Giorgio e ai sostituti Antoci e Fusco. Un’indagine nata per arginare un’escalation criminale senza precedenti. Una scia di fuoco e piombo che da mesi terrorizzava commercianti e imprenditori. Palermo si risveglia ferita. Ma lo Stato risponde.

Blitz della DDA a Palermo: tutto risolto?

Furti di materiali, atti vandalici, effrazioni e ritardi nei lavori. La criminalità nei cantieri non rappresenta più soltanto un problema di sicurezza, ma un fattore che incide sulla tenuta economica delle imprese e sulla realizzazione delle opere. A lanciare il campanello d’allarme è il Crime Report 2026” di BauWatch, secondo cui oltre un’impresa italiana su due (55%) ritiene che i reati nei siti di costruzione siano aumentati nell’ultimo anno, con una percezione del fenomeno particolarmente marcata nel Centro Italia, nel Mezzogiorno e nelle Isole. L’indagine, realizzata su un campione di 4.100 professionisti del settore delle costruzioni in undici Paesi europei, di cui 500 in Italia, restituisce la fotografia di un comparto alle prese con un rischio che va ben oltre il valore economico dei beni sottratti. Furti ed episodi di vandalismo finiscono infatti per rallentare i cantieri, far lievitare i costi e, nei casi più gravi, compromettere la continuità dei lavori.

Cantieri nel mirino della criminalità: al Centro e al Sud cresce l’allarme delle imprese

Un generazione sola. È questa la sintesi della settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia (2026), curata dalla Fondazione CESVI, che delinea un quadro sociale ed educativo di estrema complessità, ponendo al centro dell’indagine un fenomeno tanto invisibile quanto pervasivo: la povertà relazionale. Questo concetto si sviluppa ben oltre i confini della sola deprivazione economica, configurandosi come una vera e propria solitudine strutturale che espone bambini e adolescenti a un rischio accresciuto di trascuratezza, abuso e disagio psicologico. L’approfondimento che segue esplora le articolazioni metodologiche del rapporto, la polarizzazione tra le diverse aree del Paese e focalizza l’attenzione sulla situazione della Sicilia, evidenziando le criticità di un sistema territoriale in cui la carenza di opportunità educative e di cura incide pesantemente sul destino dei minori.

Sicilia ultima per istruzione e servizi all’infanzia: una “generazione sola”

Nell’affollata Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, le celebrazioni in memoria del magistrato ucciso nel 1992 hanno vissuto il loro momento più alto e drammatico. A rompere il silenzio istituzionale è stata Lucia Borsellino, che con parole cariche di dignità e fermezza ha voluto scuotere la coscienza delle istituzioni presenti. Il suo intervento ha rimesso al centro della memoria collettiva la ferita mai rimarginata della strage di via D’Amelio, trasformando il ricordo in una formidabile e attualissima pretesa di verità. Un momento in cui il silenzio si è fatto improvvisamente più denso. Davanti a una platea gremita di magistrati, autorità civili, militari e moltissimi studenti, la figlia del giudice ucciso trentaquattro anni fa in via D’Amelio ha pronunciato parole che scuotono le mura del Palazzo di Giustizia. Non un discorso di circostanza, ma un intervento che unisce la testimonianza personale, la denuncia e, soprattutto, un disperato ma fermo richiamo alla speranza e alla fiducia nelle istituzioni sane.

L’atto di speranza e di denuncia di Lucia Borsellino al Palazzo di Giustizia: «La sparizione dell’agenda rossa non fermi la verità»

Sono passati 34 anni da quella domenica pomeriggio del 19 luglio 1992, quando il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta morirono in un attentato, sotto casa della madre del magistrato. Non c’è più asfalto sotto ai corpi: una bomba ha divorato tutto. Ci troviamo in via D’Amelio, a Palermo, e sono le 16.58 del 19 luglio 1992. Facciamo un passo indietro. La città è deserta: tutti si trovano al mare per alleviare le sofferenze del caldo torrido, compreso Paolo Borsellino, che si trova a casa in villeggiatura a Villagrazia di Carini – poco distante dalla città – per pranzare insieme alla moglie Agnese e ai figli Manfredi, Lucia e Fiammetta.

Paolo Borsellino: «Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno»

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di luglio e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica I nostri amici pelosi.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.