La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 20 al 26 luglio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti e le sue analisi che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia, del terrorismo e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali. Abbiamo inoltre inaugiurato una nuova rubrica: L’isola oltre l’isola, in cui vi raccontiamo le isole minori della Sicilia.

In una società che trasforma persino lo smartphone in un “terminale di estrazione di valore” e la sofferenza in una merce da anestetizzare, la droga smette di essere un vizio individuale per farsi dispositivo di adattamento sistemico. È questo lo sguardo lucido e amaro che il sociologo Pietro Piro lancia sulle fragilità della Sicilia, leggendo tra le righe della “Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026“, curata dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. Tra l’isolamento degli hikikomori, inteso come rifiuto radicale di un legame sociale colonizzato dalla produttività, e l’“onda bianca” del crack che satura gli istituti di pena dell’Isola, emerge il ritratto di una generazione sospesa in un “welfare criminale” sostitutivo. In un contesto dove il tasso di Neet è tra i più alti d’Europa, Piro scorge nei volti dei giovani siciliani una ferita profonda: la “negazione del futuro”, un dolore che la sociologia critica deve sottrarre alla medicalizzazione per restituirlo alla sua dimensione di domanda politica e collettiva di diritti.

Disagio giovanile in Sicilia: il 64% dei detenuti tossicodipendenti e la sfida del “futuro negato”

La parabola professionale e umana di Giorgio Boris Giuliano si staglia come uno dei momenti più alti e, al contempo, drammatici nella storia del contrasto alle strutture di Cosa Nostra in Italia. Nato a Piazza Armerina il 22 ottobre 1930, Giuliano visse una giovinezza orientata agli studi giuridici, culminata nella laurea in giurisprudenza conseguita a Messina nel 1956. Dopo una parentesi nel settore privato come dirigente d’azienda a Milano, la sua esistenza subì una svolta radicale nel 1962, anno in cui vinse il concorso per diventare commissario di Polizia. Fu un evento di sangue a determinare la sua destinazione e il suo destino: alla notizia della terribile strage di Ciaculli, avvenuta nel giugno del 1963, il giovane funzionario decise di voler fare la propria parte sul fronte più caldo della criminalità organizzata. Chiese e ottenne, tramite una lettera indirizzata al capo della Squadra Mobile dell’epoca, l’assegnazione a Palermo, venendo inserito nella Sezione Omicidi. Da quel momento, l’ufficio investigativo palermitano, di cui avrebbe assunto la direzione nell’ottobre del 1976, divenne la sua seconda casa e il suo laboratorio metodologico.

L’acciaio spezzato: l’epopea investigativa di Giorgio Boris Giuliano e la convergenza letale sull’asse Palermo-Milano

Mentre la transizione digitale trasforma i servizi pubblici italiani, quelli erogati da Comuni e sanità, una crisi parallela si consuma nell’ombra delle reti informatiche locali. Gli enti locali e le Aziende Sanitarie Locali (ASL) si trovano oggi al centro di una vera e propria offensiva cibernetica, posizionandosi tra i bersagli più colpiti a livello nazionale. Non si tratta più soltanto di episodici atti di vandalismo digitale o dell’opera di singoli hacker isolati, ma di un’attività sistematica condotta da organizzazioni criminali strutturate. Questa minaccia sfrutta la combinazione letale tra due fattori: il valore inestimabile dei dati gestiti e la strutturale vulnerabilità delle architetture IT periferiche.

Il fronte invisibile della Pubblica Amministrazione: Comuni e sanità nella morsa del cybercrime

L’estate del 2026 si dipinge con i colori accesi di un successo senza precedenti per il turismo italiano, che si conferma un autentico pilastro dell’economia nazionale. Eppure, a offuscare questo scintillante scenario, persiste un’ombra lunga e gravosa: il costo proibitivo dei biglietti aerei, un problema che flagella in particolare i fuorisede, trasformando il rientro a casa in un lusso inaccessibile. Un paradosso che vede l’Italia in cima alle preferenze dei viaggiatori di tutto il mondo, mentre i suoi stessi cittadini, soprattutto i più giovani e i residenti nelle isole, lottano con il caro-voli.

Turismo e caro-voli: il paradosso dell’estate 2026 tra record di presenze e biglietti alle stelle

Il turismo contemporaneo non si misura più soltanto sulla bellezza incontaminata dei paesaggi o sulla ricchezza del patrimonio storico-artistico, ma sulla capacità reale di rendere questi beni fruibili a chiunque. In questa prospettiva, la Bandiera Lilla rappresenta molto più di un semplice riconoscimento formale: è l’attestazione di una scelta di campo, amministrativa e culturale, intesa a ripensare gli spazi pubblici, i litorali e i servizi in chiave di piena accessibilità e inclusione. In Sicilia, il percorso verso l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali ha registrato negli ultimi anni un’accelerazione significativa. Dalle coste joniche e tirreniche dell’area messinese ai borghi delle Madonie, passando per le piazze storiche e i grandi distretti balneari di Trapani, Palermo, Agrigento e Siracusa, la geografia dell’accoglienza senza ostacoli traccia un modello virtuoso che unisce settore pubblico e iniziativa privata.

L’accessibilità che si fa identità: la mappa del turismo inclusivo in Sicilia nel 2026

Prendete una sedia perchè parliamo di carcere. Mettetevi comodi e provate a seguire il sillogismo. Lo Stato italiano spende milioni di euro ogni anno per cacciare i mafiosi, sguinzaglia fior di magistrati, impiega il meglio delle forze dell’ordine, mobilita intercettazioni, pedinamenti, elicotteri e droni. Poi, finalmente, prende il boss di turno, uno di quelli con la collezione di omicidi e la laurea ad honorem in stragi, e lo scorta in pompa magna, a favore di telecamera, nel carcere più blindato del Paese. Qui lo chiude a chiave, getta la chiave nel Tevere (o nell’Arno, a seconda della regione) e annuncia trionfante al popolo italiano: “Tranquilli, la mafia è sconfitta, il padrino non comunicherà mai più con l’esterno!”.

Lettera dal carcere, il grande colabrodo

26 luglio 1992. L’Italia sta ancora scavando tra i detriti d’asfalto e carne di via d’Amelio, dove solo sette giorni prima, il 19 luglio, la mafia ha massacrato il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Un appartamento al settimo piano di un palazzo anonimo in viale Amelia, quartiere Tuscolano, Roma. Fuori fa il caldo soffocante dell’estate romana, ma dentro quella stanza, al buio, si avverte solo un freddo glaciale. La fotografia finale della tragedia è Rita Atria, appena diciasettenne, stesa sul selciato in fin di vita. Al suo fianco una vicina di casa che non la conosceva. La donna alza gli occhi verso il palazzo. Come se cercasse di capire da dove fosse caduta. Ma tutte le tapparelle dell’edificio sono parzialmente abbassate.

La settima vittima di via d’Amelio: la storia, la solitudine e i misteri sulla morte di Rita Atria

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di luglio e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica I nostri amici pelosi.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.