Oltre il ghiaccio: inchiesta sui costi occulti e il tramonto della sostenibilità di Milano Cortina 2026

Dietro il bagliore della fiaccola alimentata a bio-GPL e le divise impeccabili dei volontari del Team26, si nasconde un’operazione complessa che ha trasformato radicalmente il volto delle Alpi e il bilancio dello Stato

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La genesi finanziaria di Milano Cortina 2026 affonda le radici in una promessa di austerità e sostenibilità che, nel corso di sei anni, è stata sistematicamente disattesa

Il 6 febbraio 2026, mentre le luci dello Stadio San Siro si accendono per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali, la narrazione ufficiale celebra il trionfo della sostenibilità e dell’efficienza italiana. Eppure, dietro il bagliore della fiaccola alimentata a bio-GPL e le divise impeccabili dei volontari del Team26, si nasconde un’operazione complessa che ha trasformato radicalmente il volto delle Alpi e il bilancio dello Stato. Quella che doveva essere l’edizione dei “Giochi low cost” e della “rigenerazione verde” si presenta al nastro di partenza come un mosaico di deroghe normative, costi lievitati del 300% e una profonda ferita ecologica inferta a territori già fragili. L’analisi critica di questo evento non può prescindere da una disamina dei numeri reali, spesso celati dietro la retorica del “Sustainability Now26”, e dalle implicazioni di lungo periodo che peseranno sulle comunità locali ben oltre lo spegnimento dei riflettori.

La metamorfosi del budget: il prezzo del prestigio

La genesi finanziaria diMilano Cortina 2026affonda le radici in una promessa di austerità che, nel corso di sei anni, è stata sistematicamente disattesa. Nel 2019, il dossier di candidatura presentato al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) parlava di un budget operativo di circa 1,5 miliardi di euro, basato sulla convinzione che il 92% delle infrastrutture fosse già esistente o temporaneo. Tuttavia, a ridosso dell’evento, le proiezioni di spesa complessiva hanno raggiunto la cifra astronomica di 5,72 miliardi di euro, alimentando un dibattito acceso sulla reale natura di questi investimenti.

Questa esplosione dei costi non è imputabile esclusivamente all’inflazione o al rincaro delle materie prime, ma a una scelta politica deliberata: utilizzare le Olimpiadi come un “cavallo di Troia” per finanziare un massiccio piano di opere pubbliche stradali e ferroviarie che, in molti casi, hanno poco o nulla a che fare con la pratica sportiva. Oltre il 70% delle risorse finanziarie è stato infatti concentrato su mobilità, viabilità e rigenerazione urbana, mentre solo una quota marginale, oscillante tra il 15% e il 25%, è stata destinata agli impianti sportivi propriamente detti.

Analisi della ripartizione degli investimenti pubblici

L’architettura finanziaria dei Giochi poggia su una ripartizione complessa tra Stato, Regioni e Province Autonome. La Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. (SIMICO) ha operato come stazione appaltante centrale, gestendo un flusso di denaro pubblico che ha visto lo Stato italiano farsi carico della quota principale, riducendo l’esposizione diretta dei governi locali ma aumentando il debito pubblico nazionale.

Settore di InterventoQuota PercentualeValore Stimato (Miliardi €)Descrizione Opere
Infrastrutture Stradali45% – 57%~2.6 – 3.2Varianti statali, tangenziali (Sondrio), svincoli alpini
Mobilità Ferroviaria30%~1.7Potenziamento rete Lombardia e Veneto, collegamenti aeroportuali
Impianti Sportivi13% – 25%~0.8 – 1.4Pista da bob, trampolini Predazzo, stadi ghiaccio
Urbanizzazione e Villaggi10%~0.6Villaggio Porta Romana, Scalo ferroviario, rigenerazione urbana

Il dato più allarmante che emerge dall’analisi dei cantieri a pochi giorni dall’inizio è che il 57% degli interventi non sarà completato per l’inizio delle gare. Molte opere stradali, pur essendo state finanziate con la “procedura olimpica” semplificata, vedranno la fine dei lavori tra il 2027 e il 2033, dimostrando che la finalità dei Giochi è stata spesso un pretesto per accelerare cantieri preesistenti o per evitare i normali controlli di trasparenza.

Il monumento allo spreco: lo Sliding Centre di Cortina

Se esiste un simbolo dell’irrazionalità economica e ambientale di questa edizione, è certamente la pista da bob, skeleton e slittino di Cortina d’Ampezzo. La vicenda dello Sliding Centre rappresenta un caso di studio su come la politica nazionale possa ignorare le raccomandazioni internazionali e le evidenze scientifiche in nome di una presunta “identità territoriale”. Fin dall’inizio, il CIO aveva espresso forti dubbi sull’utilità dell’opera, suggerendo di spostare le gare in impianti già esistenti all’estero, come Innsbruck in Austria o Saint Moritz in Svizzera, per evitare un impatto ambientale devastante e costi di gestione insostenibili.

La testardaggine istituzionale ha invece portato alla costruzione di una struttura che è passata da una stima iniziale di 41,7 milioni di euro a un costo finale certificato superiore ai 120 milioni di euro. I lavori, iniziati in estremo ritardo nel febbraio 2024 dopo che diversi bandi erano andati deserti, hanno richiesto turni massacranti e l’impiego di oltre 180 operai per rispettare scadenze ritenute irrealistiche dai geologi e dalle associazioni civiche.

Il deficit strutturale della legacy

L’aspetto più critico non riguarda solo la costruzione, ma il futuro dell’impianto. In Italia, gli atleti praticanti le discipline di scivolamento sono meno di 50, un numero del tutto insufficiente a giustificare il mantenimento di una pista che richiede una refrigerazione costante e personale specializzato. Un rapporto redatto da KPMG Advisory su incarico della Regione Veneto ha gettato un’ombra gelida sulla sostenibilità post-olimpica: lo Sliding Centre genererà un deficit operativo cronico.

Voce di Costo/Ricavo (Post-2026)Valore Annuo Stimato (Euro)Impatto sul Bilancio Comunale
Costi Totali di Gestione€ 1.165.000Include energia, personale e manutenzione
– Di cui Refrigerazione€ 438.000 – 455.000Costo energetico per il ghiaccio
– Di cui Personale Tecnico€ 295.000 – 312.00015 unità tra ghiacciatori e manutentori
Ricavi Totali Previsti€ 526.000Include agonismo, bob-taxi e sponsor
Disavanzo Annuo Netto– € 639.000Perdita strutturale a carico del Comune

Il rischio concreto è che la pista di Cortina segua il destino di quella di Cesana Torinese, costruita per Torino 2006 al costo di 110 milioni di euro e oggi ridotta a un ammasso di tubi arrugginiti e cemento degradato. Per coprire queste perdite, il Comune di Cortina sarà costretto a tagliare servizi essenziali o a cercare forme di sponsorizzazione improbabili, trasformando quello che Zaia definiva un “asset iconico” in una zavorra finanziaria per le generazioni future.

L’emergenza come metodo: deroghe ambientali e trasparenza negata

La sostenibilità non è stata un obiettivo gestionale, ma una strategia di marketing. Per rispettare i tempi dei cantieri, il governo ha utilizzato lo strumento del commissariamento straordinario, che ha permesso di operare in regime di deroga alle normative ordinarie sugli appalti e, soprattutto, sui controlli ambientali. Circa il 60% delle opere olimpiche è stato esentato dai procedimenti standard di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sostituiti da procedure accelerate che hanno limitato drasticamente il coinvolgimento delle popolazioni locali e la valutazione degli effetti cumulativi sugli ecosistemi.

Le principali associazioni ambientaliste, quali Mountain Wilderness, Legambiente, WWF, Italia Nostra e LIPU, avevano inizialmente tentato un dialogo con la Fondazione Milano Cortina. Tuttavia, dopo due anni di incontri giudicati “inutili e di facciata”, hanno abbandonato il tavolo di confronto per protesta. La denuncia è chiara: la Fondazione ha utilizzato la partecipazione degli ambientalisti solo per poter riferire al CIO di aver consultato la società civile, senza mai integrare le osservazioni tecniche nei progetti esecutivi.

Lo sfregio ai boschi e alla biodiversità

Il prezzo ecologico della rapidità è stato altissimo. A Cortina, per far posto alla pista da bob e alla variante stradale, sono stati abbattuti circa quattro ettari di bosco lariceto secolare, un’azione definita dalle associazioni come un “omicidio ecosistemico” in un’area patrimonio UNESCO. Ma non è un caso isolato. In Valtellina, i lavori per la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes sono stati autorizzati su un versante interessato dalla frana di Mortisa, un corpo franoso attivo monitorato dal 1965 che si muove di circa 10 centimetri l’anno. Le garanzie ingegneristiche fornite in fretta e furia non hanno rassicurato la cittadinanza, che vede nel progetto un rischio idrogeologico calcolato solo per soddisfare le esigenze televisive delle gare di sci.

La sete delle Olimpiadi: neve artificiale e crisi idrica

In un arco alpino che si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, lo svolgimento dei Giochi Invernali è diventato una sfida contro le leggi della termodinamica. La variabilità del manto nevoso naturale ha costretto gli organizzatori a dipendere totalmente dall’innevamento programmato. Sebbene la neve artificiale sia presentata come una soluzione tecnologica neutra, la sua produzione su scala olimpica richiede quantità massicce di acqua ed energia, sottraendo risorse preziose ad altri usi civili e agricoli.

L’impronta idrica del ghiaccio

Per coprire le piste di gara di Cortina, Bormio e Anterselva, sono stati realizzati nuovi bacini idrici che hanno trasformato il paesaggio montano. Ad Anterselva, ad esempio, è stato completato un bacino da 31.500 metri cubi con una diga alta 10 metri, ufficialmente lasciato in “legacy” al Comune per usi futuri, ma criticato per il suo impatto visivo e per la pressione sui torrenti locali.

Consumo Idrico: Per produrre i 2,4 milioni di metri cubi di neve necessari per l’evento, sono stati prelevati circa 836.000 metri cubi d’acqua. In molti casi, sono state presentate domande di attingimento eccezionale dai torrenti, come il Boite, con portate fino a 40 litri al secondo.

Intensità Energetica: La produzione di neve per l’intera regione alpina richiede circa 600 GWh all’anno, una quantità di energia che potrebbe alimentare 130.000 famiglie. Senza una transizione reale verso l’energia verde, questo processo alimenta il circolo vizioso del riscaldamento globale che rende necessaria la neve stessa.

Ecologia dei Suoli: La neve artificiale, essendo più densa e ricca di minerali rispetto a quella naturale, ritarda la crescita della vegetazione primaverile e altera la composizione chimica del terreno sottostante, con effetti a lungo termine sulla biodiversità dei pascoli d’alta quota.

La Fondazione ha promesso un “piano di risparmio idrico” e il calcolo dell’impronta idrica totale, ma a febbraio 2026 questi documenti non sono ancora stati resi pubblici, alimentando le accuse di greenwashing sistematico.

La metropoli delle disuguaglianze: il “Modello Milano” e la gentrificazione

Mentre la montagna soffre lo sfregio delle infrastrutture, Milano affronta le conseguenze sociali dei Giochi. Il fulcro della trasformazione urbana è lo scalo ferroviario di Porta Romana, dove è sorto il Villaggio Olimpico. Il progetto, firmato dallo studio SOM, è stato celebrato come un esempio di rigenerazione urbana sostenibile, con l’obiettivo di trasformarsi post-evento nel più grande studentato d’Italia. Tuttavia, l’analisi delle condizioni economiche rivela una realtà ben diversa.

Il miraggio dello student housing

Degli oltre 1.700 posti letto che verranno messi a disposizione degli studenti universitari dopo marzo 2026, solo una minima parte (circa il 25%) sarà offerta a tariffe agevolate. Il resto sarà gestito a prezzi di mercato, in un quartiere dove i canoni di affitto sono esplosi a causa dell'”effetto Olimpiadi”.

Dinamica Immobiliare (Febbraio 2026)Valore / VariazioneConseguenze Sociali
Prezzo di vendita a Porta Romana> € 9.000 / mqEspulsione dei residenti storici
Canoni di affitto breve (Milano)+25% in 6 mesiAzzeramento offerta contratti 4+4
Prezzo medio weekend olimpico (Cortina)~ € 2.800Turismo d’élite, inaccessibile alle famiglie
Valore aggiunto immobiliare totale€ 19 MiliardiIncremento del 40% rispetto alle stime base

L’analisi dei dati evidenzia come l’evento abbia accelerato un processo di gentrificazione già in atto. Quartieri come Corvetto e Rogoredo, un tempo considerati periferici, hanno visto rincari del 16% poiché diventati le “nuove frontiere” per chi è stato spinto fuori dal centro olimpico. Questo fenomeno, definito “Olympic Premium”, arricchisce i grandi investitori immobiliari e le piattaforme di affitto breve, ma impoverisce il tessuto sociale della città, rendendola invivibile per studenti e lavoratori a basso reddito.

La partnership con Eni: innovazione o schermo di fumo?

In questo scenario critico, la Fondazione Milano Cortina ha puntato molto sulla collaborazione con Eni per dimostrare un impegno concreto nella decarbonizzazione. L’azienda energetica fornisce oltre il 90% dei combustibili necessari per i trasporti e la generazione elettrica attraverso biocarburanti derivati da materie prime rinnovabili, come l’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil).

L’utilizzo di “HVOlution”, un diesel prodotto da scarti e residui nelle biorefinerie di Venezia e Gela, permette effettivamente una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 70% e l’80% rispetto ai combustibili fossili tradizionali. Particolare rilievo ha l’HVO “Arctic”, progettato per operare fino a -28°C, utilizzato per alimentare i 250 generatori elettrici e la flotta di bus che trasportano gli atleti. Anche le torce olimpiche, realizzate in materiale riciclato certificato ReMade Class A e alimentate a bio-LPG, sono state progettate come manifesti tecnologici della transizione energetica.

Tuttavia, gli esperti di ecologia dello sport sollevano un’obiezione fondamentale: l’uso di biocarburanti per alimentare un evento che ha generato milioni di tonnellate di CO2 attraverso la costruzione di strade e cementificazioni massicce è un’azione tardiva e insufficiente. Il risparmio di emissioni nel trasporto dei bus della “Olympic Family” è trascurabile se confrontato con l’impatto climatico di un piano opere che destina il 57% dei fondi a varianti stradali che incentiveranno il trasporto su gomma per i prossimi trent’anni.

Febbraio 2026: una città blindata e una popolazione esclusa

A poche ore dall’accensione del braciere, Milano e Cortina si presentano come territori sotto assedio. Il piano di sicurezza per i Giochi ha trasformato la quotidianità dei cittadini in un incubo logistico. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha ammesso apertamente che la mobilità rappresenterà il “grattacapo principale” per l’amministrazione.

La controversia dell’agenzia ICE e le proteste civili

Un caso diplomatico e sociale è esploso con la notizia della presenza di agenti dell’agenzia federale statunitense ICE (Immigration and Customs Enforcement) a Milano durante i Giochi. Nonostante le smentite parziali del Ministero dell’Interno, la conferma della loro partecipazione alle operazioni di sicurezza ha scatenato ondate di proteste in città. I manifestanti denunciano una “cessione di sovranità” e l’importazione di modelli di controllo repressivi, legando la presenza dell’ICE alle politiche migratorie dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti.

Questa tensione si inserisce in un clima di malcontento diffuso:

Chiusure Scolastiche: Per facilitare la cerimonia di apertura e ridurre il traffico nella “zona rossa” di San Siro, le scuole della circonvallazione interna di Milano sono state chiuse, sospendendo tutte le attività educative e pomeridiane.

Scioperi Nazionali: Il sindacato USB e altre sigle hanno proclamato uno sciopero dei trasporti per il 6 febbraio, interessando porti, bus e tratte autostradali verso Milano, un atto simbolico di protesta contro il modello dei “grandi eventi predatori”.

Zone Rosse e Blindatura: A Cortina, l’accesso al centro è consentito solo tramite pass di sicurezza, e persino i residenti devono sottostare a restrizioni di movimento che ricordano i periodi emergenziali.

Trasparenza e rischio infiltrazioni: l’allarme di Libera

L’associazione Libera ha acceso un faro sulle zone d’ombra della gestione SIMICO. Dove c’è una pioggia di miliardi, deroghe alle leggi ordinarie e cantieri d’urgenza, il rischio di infiltrazioni mafiose e corruzione è altissimo. La rete “Open Olympics 2026”, nata dalla collaborazione tra oltre venti associazioni nazionali, ha faticato per anni a ottenere dati certi sui subappalti e sui beneficiari reali dei fondi olimpici.

Il portale della trasparenza, pur essendo finalmente attivo, è giudicato incompleto: mancano i calcoli dell’impronta di carbonio per singola opera e non è possibile incrociare i dati con la piattaforma ANAC in modo fluido. Questo deficit informativo impedisce un controllo civico reale, lasciando spazio a zone grigie dove l’interesse privato può prevalere sul bene pubblico. La magistratura è già intervenuta con indagini sulla legittimità del decreto “Salva-Olimpiadi”, sollevando dubbi di incostituzionalità riguardo alle procedure semplificate che hanno permesso di aggirare le tutele paesaggistiche.

Una legacy di carta: cosa resterà dopo il 22 febbraio?

La parola “Legacy” compare oltre dieci volte nel dossier originale di candidatura, ma a oggi sembra un concetto svuotato di significato. La vera eredità diMilano Cortina 2026rischia di essere un insieme disomogeneo di opere infrastrutturali che il territorio dovrà mantenere con fatica.

Mentre il CIO parla di “cambio di paradigma” e di adattamento dei Giochi al territorio, l’Italia ha risposto con un modello di “adattamento del territorio ai Giochi”. La decentralizzazione, che doveva essere il punto di forza dell’edizione, si è rivelata una fonte di costi logistici enormi e di frammentazione delle responsabilità.

Il destino degli impianti: Mentre lo stadio del Biathlon di Anterselva e lo Stelvio Alpine Centre di Bormio rappresentano interventi di ammodernamento utili al turismo sportivo, la pista da bob di Cortina e i nuovi trampolini di Predazzo sono incognite finanziarie pesantissime.

L’impatto ambientale permanente: Le ferite boschive, i bacini idrici artificiali e le colate di asfalto delle varianti statali rimarranno come segni indelebili nel paesaggio alpino, in contrasto con la retorica della protezione degli ecosistemi.

La città esclusiva: Milano uscirà dai Giochi ancora più polarizzata, con un mercato immobiliare drogato dall’evento e una carenza cronica di alloggi accessibili per le fasce sociali più deboli, nonostante l’aggiunta di posti letto per studenti che saranno, per la maggior parte, a prezzo di mercato.

L’ennesimo, forse inutile, insegnamento di un’occasione perduta

Milano Cortina 2026arriva al traguardo dell’inaugurazione come un evento di successo dal punto di vista dell’immagine internazionale e della capacità tecnica di completare opere complesse in tempi record. Tuttavia, dal punto di vista di un’inchiesta critica sulla sostenibilità, il bilancio è profondamente in rosso. I Giochi hanno dimostrato che la sostenibilità ambientale è ancora considerata un lusso o un accessorio estetico, sacrificabile non appena entra in conflitto con le esigenze della “governance emergenziale” o con gli interessi della lobby delle costruzioni.

Quella che doveva essere l’Olimpiade 100% sostenibileha invece confermato che il modello attuale dei grandi eventi internazionali è intrinsecamente incompatibile con i limiti biofisici del pianeta e con la giustizia sociale urbana. Il “Modello Milano Cortina” rimarrà come un monito per le future città ospitanti: senza una trasparenza radicale, senza il rispetto rigoroso delle leggi ambientali e senza una pianificazione sociale che metta al centro i residenti anziché gli investitori, le Olimpiadi continueranno a essere una festa splendida per pochi, pagata amaramente da molti e dal territorio che le ospita.

I riflettori di San Siro si spegneranno il 22 febbraio, ma il dibattito su quanto sia costata davvero questa “illusione bianca” durerà ancora per molti decenni, ogni volta che un cittadino di Cortina vedrà il ghiaccio sciogliersi su una pista vuota o un inquilino milanese riceverà un avviso di sfratto in un quartiere diventato “troppo olimpico” per essere abitato.

Roberto Greco

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