A Palermo intitolata a Livatino la sala convegni dell’Agenzia delle Entrate

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A trentacinque anni dall’omicidio del “giudice ragazzino”, la sala convegni della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate viene intitolata a Rosario Livatino: una figura che continua a indicare la via della legalità e della coerenza etica alle istituzioni e alle nuove generazioni

Era il 21 settembre 1990 quando il giudice del tribunale di Agrigento, Rosario Livatino, fu ucciso da un commando di sicari della Stidda agrigentina, mentre percorreva in macchina la Caltanissetta-Agrigento. Livatino, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1975 all’Università di Palermo, venne assunto come vicedirettore presso l’Ufficio del registro di Agrigento. Successivamente, dal 1978, divenne magistrato, iniziando il suo cursus honorum. Il “giudice ragazzino” fu uno dei primi ad applicare il metodo “follow the money”, anticipando persino Giovanni Falcone. Si occupò fin dai primi anni ’80 di criminalità mafiosa, soprattutto quella operante nell’agrigentino, conducendo un’inchiesta che sfociò nel celebre maxiprocesso “Ferro Antonio + 43”, che si tenne presso l’aula bunker di Villaseta e che terminò con quaranta condanne. Livatino fu esempio di uomo giusto, probo, guidato sempre dalla sua fede cattolica e nella fede nella giustizia. Nel 2021, Rosario Livatino è stato beatificato da Papa Francesco.

Nino Di Matteo

Per i suoi meriti e per il contributo che Rosario Livatino ha apportato alla storia della magistratura e del Paese intero, nella mattina di ieri è stata inaugurata a suo nome la sala convegni della sede della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate. Gli interventi hanno ripercorso la vita del magistrato, grazie alle testimonianze di chi ha conosciuto Livatino come collega, amico e come esempio da seguire. Tra questi, l’avvocato Gaetano Allotta, intendente di Finanza emerito, che ha parlato della vita di Livatino e del rispetto che avevano per lui colleghi e addetti ai lavori, durante il suo periodo all’Ufficio del registro. Anche Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, ha ricordato il giudice: «Oggi e in futuro, abbiamo il dovere della memoria. Il dottor Livatino ha rappresentato per molti un faro, un capace magistrato e un autentico cristiano. Mi ricordo del suo omicidio quando non ero ancora magistrato, quando mi stavo preparando per gli orali dell’esame di magistratura. Fu un dolore immenso, per tutta la comunità. Il coraggio e l’impegno sono stati il distinguo della sua carriera e della sua vita».

Collegato da remoto, è intervenuto anche il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, affermando che «chi lavora nelle istituzioni, chi contrasta le mafie, conosce la fatica di tenere salda a mente la linea tra ciò che è giusto e ciò che fa comodo. La figura di Rosario Livatino è l’esempio che la forza dello Stato non sta soltanto nelle leggi ma nelle persone che lo rappresentano. Ricordare Livatino è ricordare che la legalità non si difende a parole, ma con il rispetto delle regole, con la trasparenza, con atti concreti.»

Capitolo importante nella storia della memoria del giudice Livatino, è quello della sua beatificazione. A parlarne è stato Don Giuseppe Livatino, parroco di Canicattì e primo relatore del processo di beatificazione del magistrato: «Quando si aprirono le porte del processo di beatificazione di Livatino, a Canicattì l’opinione pubblica si divise, perché c’era chi sottolineava che non è stato solo Livatino a essere diventato martire della mafia. Ma la vita di Livatino è stato un continuo affidarsi a Dio, e la sua fede in Dio e nella giustizia hanno sempre camminato di pari passo.»

Dott. Vincenzo Carbone

A margine dell’evento, abbiamo parlato con il dott. Vincenzo Carbone, direttore nazionale dell’Agenzia delle Entrate: «La figura di Livatino, come abbiamo ricordato durante l’incontro, è una presenza viva e attuale, capace di indicarci ancora oggi una direzione attraverso i suoi principi. Mi sento sinceramente emozionato e profondamente onorato. Spero davvero che i giovani possano raccogliere questo esempio e farne una guida, perché è fondamentale per tutti noi e per il nostro futuro di italiani».

Alla fine dell’incontro, hanno svelato la targa il direttore Carbone e la direttrice regionale dell’Agenzia, la dott.ssa Claudia Cimino che ha definito Livatino «un uomo che ha fatto il suo dovere fino in fondo».

Samuele Arnone

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